Musica

Torino Jazz: Ron Carter incanta, Shibusa Shirazu sorprende

La pioggia non ha fermato la scatenata orchestra giapponese

Shibusa Shirazu

Gabriele Antonucci

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Il jazz, come e più del rock, è un grande contenitore che racchiude al suo interno stili e atmosfere a volte quasi agli antipodi. Emblematica, in tal senso, è stata la terza serata del Torino Jazz Festival, che ha visto esibirsi a poche ore di distanza il raffinato trio di Ron Carter al Teatro Colosseo e la scatenata orchestra di Shibusa Shirazu a Piazza San Carlo.

Carter, 78 anni, è l'incarnazione del jazz classico, a partire dall'impeccabile look uguale per tutti e tre i componenti del trio, con abito scuro e cravatta rossa. Il grande contrabbassista americano, a fianco di Miles Davis nel quintetto delle meraviglie negli anni Sessanta, ha regalato quasi due ore di ottima musica, alternando composizioni originali e standard, ben supportato dal nuovo pianista Donald Vega, che ha sostituito da poco Mulgrew Miller, e dal chitarrista Russel Malone, il cui stile è fortemente influenzato da quello di Wes Montgomery.

"Sono alcuni anni che porto avanti la mia carriera -ha sottolineato Carter- ma ancora mi diverto a suonare".

Si sono divertiti anche i 1.000 spettatori che hanno affollato il Teatro Colosseo, deliziati dall'interplay tra i tre musicisti, dall'irresisitibile swing della ritmica e da alcune gustose escursioni nel latin jazz.

Uno dei momenti più emozionanti è stata l'intensa rielaborazione di My funny Valentine, che ha reso immortale la tromba di Chet Baker. Grandi applausi e numerose standing ovation hanno salutato la maiuscola prova del trio.

Atmosfere completamente diverse hanno caratterizzato il concerto serale a Piazza San Carlo della pittoresca orchestra di Shibusa Shirazu, il Bregovic del Sol Levante, dove la sorprendente sinergia tra musica, ballo, performance e installazioni hanno condotto gli spettatori in un mondo folle, coloratissimo e coinvolgente.

Un'esclusiva europea del Torino Jazz Festival che i 20.000 spettatori accorsi non dimenticheranno facilmente, anche per la pioggia scrosciante che ha colpito Torino poco dopo le 22, senza fermare la festa, ma, anzi, rendendola ancora più scatenata e liberatoria.

L'orchestra, formata da 30 artisti, ha suonato new-jazz, mixando pop giapponese, funky, dance e folk, mentre ballerine, mimi, attori, acrobati e un grande drago gonfiabile hanno attirato gli sguardi stupiti del pubblico.

Shirazu, aria stropicciata e sigaretta sempre in bocca, ha condotto con brio l'ensemble, dettando bene i tempi, tra furiose accelerazioni e momenti più melodici e riflessivi.

Oggi gli appuntamenti da segnare in agenda sono i concerti della Lydian Sound Orchestra al Teatro Carignano (ore 18) con una guest d'eccezione come il sassofonista e compositore David Murray, mentre la serata a Piazza San Carlo (ore 21) sarà all'insegna del latin-jazz, di cui il pianista Omar Sosa è uno dei massimi esponenti a livello mondiale.

Il 2 giugno, Festa della Repubblica, grande chiusura del Torino Jazz Festival nell'evento di piazza con le magie vocali di John De Leo, il sorpendente Monk’nRoll di Francesco Bearazatti, l'eleganza di Nicky Nicolai e Stefano Di Battista, l’energia funk/rock del Trio Bobo con Faso e Meyer degli EELST fino al gran finale, tutto da ballare, con i successi senza tempo dell'Original Blues Brothers Band.

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