Gabriele Antonucci

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Lo scorso 3 agosto Tony Bennett, il più grande crooner vivente e unico vero erede di Frank Sinatra, ha tagliato l’invidiabile traguardo dei 90 anni, ma non ha alcuna intenzione di smettere di esibirsi, visto che continua a far registrare sold out in tutti i suoi concerti. “Come posso ritirarmi? Sono sold out!”, dichiara divertito. La sua frase più ricorrente, quando gli si fa notare che i suoi lunghi tour consumerebbero anche chi ha la metà dei suoi anni, risponde serafico: “Ho appena iniziato”.

Just getting started è proprio il titolo di un memoir che il cantante ha scritto a quattro mani con Scott Simon, uno dei presentatori e scrittori più ammirati in America. Simon lo ha intervistato qualche giorno fa a New York, durante la presentazione del volume nella libreria Barnes and Noble di Union Square, nel cuore di New York.

Figlio di un commerciante calabrese emigrato a New York da Podargoni, in provincia di Reggio Calabria, e di una sarta americana di origini calabresi, Bennett, che in carriera ha venduto 50 milioni di dischi e vinto 19 Grammy Awards, è molto orgoglioso delle sue origini italiane, sottolineate quando l’intervistatore gli chiede del suo rapporto con Lady Gaga, che introdurrà con un video nella sua attesissima performance del 5 febbraio all'NGR Stadium di Houston per il Superbowl: “Gaga è ricca di talento,  e ora sta girando il suo primo film. Sono convinto che sarà un grande successo. Lei è una bellissima persona, e andiamo d’accordo perché siamo tutti e due italoamericani. Mi trovo molto bene anche con la sua famiglia”. LEGGI ANCHE Lady Gaga e Tony Bennett incantano Umbria Jazz - La recensione

La famiglia ha sempre avuto un ruolo fondamentale per la sua carriera, soprattutto il padre, mancato quando Tony aveva appena 10 anni: “Amava cantare. Saliva sulla cima della montagna e tutto il villaggio adorava ascoltarlo. Era già malato, ma era bellissimo lo stesso. Mi ha sempre mostrato di amarmi ed è stato di grande ispirazione per tutta la mia vita”.

Scott gli ha ricordato la sua prima, vera esibizione in pubblico, quando ha inaugurato il Triborough Bridge insieme a Fiorello La Guardia. “Mio zio era repubblicano e pensava che sarebbe stata una grandiosa esperienza per me. E’ incredibile che sia accaduto a un’età così precoce, non dimenticherò mai quell’esperienza. Era l’inizio del tragitto tra Astoria e Manhattan, ogni singolo passo sul ponte era un’emozione. Avevo 9 anni e cantai Marching Along Together. Nessuno conosceva quella canzone”.

Non solo cantante, ma anche eccellente pittore, poiché i dipinti del crooner sono venduti in tutto il mondo e alcuni importanti musei espongono i suoi lavori. “Amo dipingere. E’ l’unico modo in cui riesco a descriverlo. Devo dipingere, così dipingo ogni giorno. Mi piace così tanto. I miei quadri gravitano intorno al tema della natura. Più guardi la natura, e più impari nuove cose sulla vita e sulla Terra”.

Il grande crooner ha ricordato l’importanza di Bob Hope per la sua carriera: “Bob Hope ebbe una grande influenza nella mia vita, cambiandola per sempre. Mi vide al Village il giorno dopo la fine della guerra e rimase così colpito dalla mia voce che mi fece esibire al Paramount Theatre.  Mi chiese quale era il mio nome. ‘Anthony Benedetto’, risposi. ‘Bene, è troppo lungo per il cartellone. Meglio americanizzarlo. D’ora in poi ti chiamerai Tony Bennett’. Un nome che è rimasto ancora oggi”.

Di grande interesse anche la storia di I left my heart in San Francisco, forse la sua canzone più famosa: “Avevo un bravissimo pianista, Ralph Sharon. Stavamo provando a Hot Springs, in Arkansas, e lui tirò fuori dalla sua borsa uno spartito e mi disse: ‘Proviamo questa canzone’. C’era un barista ad ascoltarci, che stava sistemando il locale per la serata. Si avvicinò, dicendomi: ‘Non voglio disturbarla mentre prova, ma se registrerà quella canzone, io sarò il primo a comprare il disco’. Fu un grande suggerimento, poiché noi stavamo andando davvero a San Francisco. Arrivati là, l’ho cantata e alcune persone che hanno assistito alle prove mi hanno detto: ‘L’avete registrata quella canzone?’. ‘Non ancora’, risposi. ‘Beh, dovete farlo’. Così, ho seguito il loro suggerimento e l’ho registrata, e ancora oggi è la canzone più attesa nei miei concerti”.

E’ curioso come negli anni alcuni discografici abbiano tentato, per fortuna senza successo, di cambiare il suo stile musicale: “E’ vero, ma io ho deciso che non avrei mai inciso una brutta canzone e, in qualche modo, ha funzionato”. LEGGI ANCHE Tony Bennett compie 90 anni: le 10 interpretazioni indimenticabili

Impossibile non parlare della sua lunga amicizia con Frank Sinatra, suo maestro e mentore: “E’ stata incredibile, perché lui, che aveva 10 anni più di me, era il mio eroe. Frank e Ella Fitzgerald sono sempre stati i miei idoli. L’ho conosciuto all’inizio della mia carriera nei camerini del Paramount Theater, dove gli ho chiesto alcuni consigli. E’ stato subito gentile e amichevole, un’esperienza indimenticabile. Siamo diventati amici e lui mi ha sempre supportato per tutta la sua vita, dichiarando più volte che ero il suo cantante preferito. Questo ha fatto una grande differenza nella mia carriera, perché lui era a sua volta il mio cantante preferito”.

Il ricordo di Amy Winehouse ha provocato un momento di grande commozione: “Mi piaceva moltissimo Amy. Le avrei voluto dire di prendere le cose con più calma. Aveva un dono speciale, soprattutto nella capacità di improvvisare. Era una performer straordinaria, ma non se ne rendeva conto, e si è portata troppo avanti con cose che non erano buone per lei”.

Resta negli annali la loro performance di Body and Soul, incisa nel 2011 per l’album Duets II. “Per la prima metà dell’incisione non era a suo agio, si sentiva frustrata perché non riuscire a tirare fuori il meglio di lei. Abbiamo fatto una pausa e le ho raccontato alcune storie su Dinah Washington, che sapevo essere una delle sue cantanti preferite. Cambiò subito umore e fece una splendida incisione di Body and Soul. Ero davvero contento di aver registrato quel brano con lei. Tre mesi dopo è morta. Non mi sono mai sentito così triste per non averle detto di prendere le cose con più leggerezza, perché il pubblico la adorava così com’era”.

Bennett, a tal proposito, ha dato un accorato suggerimento ai più giovani: “La vita è una benedizione. Non sprecatela con pensieri negativi, e non rimanete bloccati a lamentarvi di cose che non hanno realmente importanza”.

Non è mancato un consiglio, questa volta più tecnico, a una giovane cantante jazz: “Se continui ad esercitarti ogni giorno, canterai sempre meglio. Devi curare i fondamentali e lasciare fuori tutto il resto.Togli, piuttosto che aggiungere altro”.

Scott ha chiesto al cantante qual è la chiave per essere riuscito a  vivere una vita così felice e piena di successi, e la risposta è stata straordinaria quanto la sua voce: “Amo esibirmi e intrattenere le persone. Amo cantare, e fin da piccolo ho deciso che avrei passato la mia vita facendo questo. Voglio imparare qualcosa di nuovo e crescere personalmente e professionalmente ogni anno che avrò la fortuna di vivere. Ho avuto una vita splendida. Ho 90 anni e, onestamente, ho l’impressione che sto iniziando proprio ora”.

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