Gabriele Antonucci

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La giornata di ieri, per un curioso gioco del destino, è stata segnata da due uscite traumatiche: quella di Renzi dal PD per fondare Italia Viva e quella di Tommaso Paradiso dai Thegiornalisti per fondare il suo eponimo brand.

Si tratta, in realtà, di due non-notizie, perchè erano entrambe nell'aria da mesi, ma attendavano solo un'ufficialità, che è arrivata ieri con sorprendente sincronia.

Il concerto al Circo Massimo del 7 settembre è stata la Leopolda di Tommaso Paradiso, quella in cui ha lanciato la sua sfida al futuro, lasciando con il cerino in mano i suoi due soci Marco "Rissa" Musella e Marco Primavera, pur assicurando che non farà cadere il governo dell'itpop, così faticosamente conquistato negli ultimi mesi e diviso in coabitazione con Calcutta e Coez.

In realtà, i critici più attenti avevano già intravisto in nuce, nel tormentone estivo Maradona Y Pelè, il manifesto programmatico del Paradiso-pensiero: "Noi crediamo in Robert De Niro/Nella tigre di Mompracem/ Nella storia che sanno tutti/Maradona è megl' 'e Pelé/ È megl' 'e Pelé". Olè.

Un po' come per i Simply Red e per i Jamiroquai, anche nei Thegiornalisti è davvero arduo scindere la figura piaciona e ingombrante del frontman dalle sorti del gruppo, che oggi, un po' come era accaduto ai Lunapop con la fuoriuscita di Cesare Cremonini e dei Dear Jack con la dolorosa defezione di Alessio Bernabei, rischia di non avere più una sua identità.

Non sappiamo se ai suoi due ex soci di minoranza del Partito Nondemocratico di  TommasoParadiso sia stato mandato "un vocale di 10 minuti" per sancire la scissione, ma di certo non è stato uno scioglimento pacifico, viste le dichiarazioni via social di Marco Rissa, nomen omen, che ha accusato neanche troppo velatamente il suo ex leader di averlo fatto solo per guadagnare più soldi.

Il catfight virtuale è inziato ieri sera con la dichiarazione urbi et orbi di Paradiso, che su Instagram tracciava le coordinate programmatiche del suo nuovo movimento unipersonale, costruito con l'ambizione di conquistare il 40% dell'elettorato femminile: "Tra qualche giorno uscirà una nuova canzone. Uscirà come Tommaso Paradiso. D'ora in poi tutto ciò che scriverò e canterò non sarà più dei Thegiornalisti ma sarà Tommaso Paradiso", afferma con sollenità il frontman che, in quanto a egocentrismo, mostra di non avere nulla da invidiare al suo quasi coetaneo Matteo Renzi.

"E' giusto che sia così. E' stata una fantastica avventura che ci ha portato fino al Circo Massimo. Ma sapete meglio di me o come me che le storie nella maggior parte dei casi non sono eterne. Ho scritto e cantato ogni singola nota e ogni singola parola di tutto ciò che avete finora ascoltato (n.d.r: e qui è evidente la stoccata a Zingaret...ehm, ai due suoi ex compagni di ventura). Continuerò a farlo come Tommaso Paradiso. Sono stati, questi ultimi, mesi molto difficili; sono stato in silenzio; volevo che il Circo Massimo fosse una grande festa e non un funerale". Amen.

La chiosa, quasi a giustificarsi per essersi smarcato dagli altri due Thegiornalisti, è la seguente: "Per ora vi basti sapere che sono stato male. E per vivere bisogna stare bene, trovarsi in armonia, altrimenti un sogno può diventare un incubo". Un finale che ai più ha ricordato la penna sapida di Fabio Volo.

A stretto giro di posta, sempre via social, sono arrivate le dichiarazioni pepate di Marco "Rissa" Musella: "Avrei voluto passare una serata tranquilla ma mi trovo costretto a rispondere che la decisione di un componente non può vincolare gli altri due. I Thegiornalisti continueranno!". E qui arriva l'affondo al suo ex leader: "Chi decide autonomamente di andare via può andare a cercare di guadagnare più soldi da solo. Poi se ognuno può scrivere quello che vuole suoli social, io dichiaro di aver scritto tutte le canzoni dei Rolling Stones". Touché.

Dopo l'euforia per essersi tolto un macigno dalla scarpa, è arrivato l'improvviso dramma di non poter utilizzare più il profilo Instagram dei Thegiornalisti: "In molti segnalate che non riuscite a commentare la pagina Instagram dei Thegiornalisti. Non è nostra intenzione togliervi il diritto di parola e di opinione. Purtroppo, come nella story precedente, sono costretto a scrivere dal mio profilo privato che ci hanno tolto le password e né io né Marco (Primavera, ndr.) possiamo entrare e sbloccare i commenti. Mi dispiace ragazzi".

Il trio romano, attivo dal 2009, è entrato a pieno diritto nel mondo dei big tre anni fa con l' album Completamente sold out, vincitore di un disco di platino.

Nei brani dei Thegiornalisti convivono perfettamente l'anima elettronica e quella nostalgica, un po' come nell'estetica dei New Order e dei Depeche Mode, ma con un feeling tipicamente italiano, in uno stile a metà tra Antonello Venditti e Luca Carboni, anche se non mancano i riferimenti al britpop anni Novanta dominati del duopolio Oasis-Blur.

La band capitanata una volta da Tommaso Paradiso ha confermato anche nell'ultimo album Love di saper comporre canzoni solide, ricche di pathos e accattivanti, mettendo d’accordo sia il pubblico dei ventenni nativi digitali che quello dei quarantenni, cresciuti con l’electro pop degli anni Ottanta.

"Gli anni Ottanta sono stati il decennio più bello della musica - ci ha detto il frontman Tommaso Paradiso qualche mese fa durante un'intervista a Panorama.it- Hanno spazzato via la pesantezza dei suoni anni Settanta, con gli accordoni di chitarra e con gli Hammond. La leggerezza della musica anni Ottanta mi fa volare, è meno articolata e più diritta".

Il cantante ha descritto Love come "un disco innamorato con momenti che mi fanno male al punto da farmi bene".

Peccato che la sintesi e la schiettezza dei testi dell'album, con frasi che sembrano pensate apposta per diventare tweet o citazioni da scrivere sul diario di scuola, soffrano a volte di un eccesso di giovanilismo fuori tempo massimo, visto che Paradiso ha 36 anni, un'età in cui è lecito aspettarsi qualcosa di più profondo e articolato da una canzone.

Chissà che cosa ci riserverà, ora, la sua carriera solista, sancita dall'accordo con una major, garanzia di passaggi radiofonici e di grandi numeri in streaming.

Come recita il titolo del documentario sull'indimenticabile Joe Strummer: "Il futuro non è scritto". Almeno completamente.

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