Musica

The Beatles, "Abbey Road": l'8 agosto 1969 nasce la cover del mistero

Dopo 43 anni il mito è sempre più grande. La presunta morte di Paul McCartney, tra prove scientifiche e "invenzioni" dei fan su questa copertina, è uno degli album più belli della storia pop-rock

L'8 agosto del 1969 i The Beatles hanno scattato una foto che è diventata storia.

Oggi, 8 agosto 2012, sono passati 43 anni. E quella foto, la copertina del mitico album "Abbey Road", ha cambiato il mondo, diventando la copertina più imitata (e parodiata) della storia della musica mondiale.

All'epoca anche la band inglese, nel culmine di una crisi interna ma all'apice del successo, ha dato vita a un capolavoro registrato in soli due mesi. Per i beatlesologi è l'album più ricco, armonico nelle voci, gioioso nel sound e "dettagliato" della loro storia. D'altronde è il disco di "Come together", "Oh! Darling", "Polythene Pam" e "The End". Fondamentale.

Fu Iain Macmillian il freelance (amico di Lennon e Yoko Ono) che realizzò in dieci minuti quello scatto, da un'idea di Paul McCartney . Quell'album arrivò a essere uno dei pilastri assoluti del pop rock con una delle foto storiche più controverse di sempre. E che ha dato adito a diverse leggende metropolitane.

La più nota vorrebbe Paul McCartney morto prima dello scatto tanto che la stampa di allora ribattezzò la foto "Paul is dead" (Paul è morto) proprio per sottolinerare il mistero della sua "rinascita" nello scatto. Il bassista dei Fab Four, sempre secondo la leggenda, sarebbe morto infatti, in un incidente stradale nel 1966 per essere sostituito da un certo William Sheppard o da William Stuart Campbell. Il tutto, basato sul fatto che tra il 1966 e il 1969 dei Beatles si erano praticamente perse le tracce, almeno in concerto.

Nonostante per i fan sia ormai un gioco, in realtà ci sono prove morfologiche che dimostrano l'estraneità all'80% dei due volti di Paul McCartney (nel 1966 e nel 1969) con una somiglianza della voce di poco superiore al 50%. Verità? Follie? Sicuramente storie suggestive.

La copertina di "Abbey Road" è magica. Oltre a essere particolare anche nella grafica praticamente assente (manca anche un titolo).

In un questa fila indiana considerata una sorta di processione funebre, Paul McCartney è l'unico a piedi nudi (nella cultura orientale gli scalzi, a livello simbolico, sono considerati morti), John Lennon apre la fila con un vestito bianco, come un prete o un santone, Ringo Starr è vestito di nero come un dipendente delle pompe funebri e George Harrison in abiti da lavoro, ricorda un becchino.

Di più: con un pizzico (abbondante) di creatività la targa del Maggiolino sulla sinistra, LMW 281F, venne letta come gli anni che avrebbe avuto McCartney se fosse stato ancora vivo in quel momento (in realtà, ne aveva 27), mentre LMW fu letto come "Linda McCartney Widow", Linda McCartney Vedova.

Indizi che lasciano il tempo che trovano, visto che quell'auto bianca era di un uomo che abitava vicino allo studio di registrazione dell'etichetta Emi irrintracciabile. Ma che, senza volerlo, si è ritrovato con un veicolo di immenso valore così come la sua targa, più volte rubata.

E ancora: perché Paul teneva con la mano destra la sigaretta pur essendo mancino? Perché ha gli occhi chiusi e perché il piede proteso in avanti è diverso rispetto a quello degli altri?

Potremmo continuare per ore.

Quello che è certo è che quelle strisce pedonali sono diventate un monumento. Lo sapevate che esiste una telecamera fissa , 24 ore su 24, che le inquadra perché tutti possano vederle e celebrarle da ogni parte del mondo?

A ben guardare le copertine degli album di oggi, sembra che dai Beatles e dal loro fascino estetico (oltre che musicale) i musicisti non abbiamo imparato quasi niente.

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