Michela Vecchia

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Tarja Turunen, la soprano più nota dell’heavy metal, sarà in Italia per due concerti, il 28 novembre all’OBIHall di Firenze e il 29 al Teatro della Luna di Assago (clicca qui per info sui biglietti).

Ad agosto è uscito l'album The Shadow Self, preceduto di pochi mesi da un disco prequel, The Brightest Void. L’abbiamo raggiunta telefonicamente in Argentina dove la vocalist finnica vive con il marito.

"Artisticamente sono molto soddisfatta, mi sento molto in armonia. L’album è stato accolto dal pubblico calorosamente, le recensioni sono tutte positive. Sono felice, sento di essere nel posto giusto e di potermi esprimere al meglio in questo momento. E poi, in tour, mi diverto sempre molto" ci dice via Skype.

Ti senti più a tuo agio nei grandi festival o nei teatri dove l’atmosfera è sicuramente più intima?

Preferisco i miei spettacoli, perché so che c’è il mio pubblico e l’atmosfera è diversa. Nei festival ci sono migliaia di persone, e non necessariamente sono lì proprio per te. Nei festival, a volte, accade che ci siano ritardi e di dover correre sul palco. Sali in scena e non senti niente, ma devi sorridere e cantare! A Milano, il 29 novembre, registreremo un dvd live: ci sarà quindi una grande produzione, un suono accurato. Sarà sicuramente un bel concerto!

Veniamo a The Shadow Self, un disco dalle influenze musicali diverse. Suppongo ti piaccia mischiare i generi per vederne il risultato…

Mio marito è un grande esperto di musica, a casa abbiamo centinaia di cd e ascoltiamo di tutto. Mi ha anche introdotto a generi che non conoscevo. A volte compro dei dischi solo per sentire come lavora un determinato produttore. Non solo il rock e la musica classica sono le mie fonti ispiratrici, ma anche le colonne sonore, ne ascolto davvero molte. Se penso al metal in generale in questo momento ascolto molto metal americano, di europeo adoro gli In Flames e i Rammstein. Il groove dei miei dischi è più ispirato alla musica americana. Mi sono avvicinata al metal quando ero una cantante puramente classica, mi piace saltare dal rock alla musica d’orchestra e non ho paura a sperimentare. Per me è importante ascoltare musica di qualsiasi provenienza.

In effetti ci sono anche molti ospiti nel tuo album che hanno provenienze musicali differenti. Se prendiamo ad esempio Demons in you, è interessante vedere come il tuo canto lirico si intersechi con il growl di Alissa White-Gluz. Come ti è venuta l’idea di coinvolgerla?

Avevo praticamente finito tutte le linee vocali, ma sentivo che mancava qualcosa, come se servisse più energia. Come cantante io non sono in grado di cantare in growl, la mia voce è molto pulita, forse tra le più pulite nel panorama metal. Alissa è il mio opposto, l’ho incontrata una volta sola durante un festival un paio d’anni fa, abbiamo parlato poco ma ci siamo trovate subito in accordo, è davvero una ragazza meravigliosa e ho pensato fosse un’ottima opportunità per entrambe collaborare. E così la canzone ha avuto quello di cui aveva bisogno. Le canzoni spesso nascono durante la produzione, bisogna lasciarle vivere. A volte escono diverse da come le si era pensate.

Hai collaborato anche con Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers, com’è stato?

Grandioso! Il mio bassista suona in una band fusion con lui e mi ha chiesto un milione di volte se avessi una canzone da far suonare a Chad. Io non ci credevo. Ma figurati se il batterista dei Red Hot vuole suonare un mio pezzo… mi stai prendendo in giro! In realtà, quando ho scritto Demons in you avevo in mente proprio Chad per il suo groove funky, così ho chiesto al mio bassista di contattarlo, e alla fine non è stata l’unica canzone che ha registrato. È stato incredibile: un super batterista così sul mio disco!!

The Shadow Self è stato preceduto da The Brightest Void. Come mai hai deciso di far uscire due album a così poca distanza l’uno dall’altro?

Capisco che non sia una cosa così comune, ma non sono una persona comune! Negli ultimi due anni sono stata molto produttiva, ho scritto tante canzoni di cui mi sentivo soddisfatta. Non volevo che se ne andassero in singoli. Volevo tenerle, ma allo stesso tempo non volevo pubblicare un doppio album perché ci sarebbe stato troppo da sentire. È così le ho fatte uscire in questo prequel come una sorta di celebrazione estiva. Dopo la luce, l’ombra. Dopo l’estate, l’autunno. Sono due album strettamente connessi con delle cover che hanno un grande significato per me.

Sappiamo che sei stata giudice a The Voice of Finland, com’è stata la tua esperienza?

Il programma ha messo in evidenza quali siano le mie competenze musicali, ho dovuto affrontare tanti diversi tipi di cantanti e insegnargli non solo a tirare fuori la voce, ma anche a stare sul palco e a fare le coreografie. In Finlandia questo programma è molto seguito e mi ha dato un’ottima visibilità. Sono stata giudice per due anni.

Sai che qualche anno fa l’edizione italiana è stata vinta da una suora, suor Cristina?

Sì! L’ho sentito, pazzesco.

Hai mai pensato di fermarti per un anno e dedicarti all’opera lirica?

Ad essere onesta la mia voce non è propriamente adatta all’opera lirica, ci vuole una voce più teatrale. Io sono più adatta alla musica da camera, tipo Schubert, Schumann, Brahms, Sibelius. Con un’orchestra sinfonica non avrei problemi, ma per l’opera lirica mi ci vorrebbe più di un anno... Per me sarebbe troppo, gli anni passano e abbandonare il rock per così tanto tempo... Sento che ora ho dei limiti che prima non avevo. Comunque, stare così tanto in tour è pesante a volte, e a casa ho anche una bimba di quattro anni. Devo stare attenta alle decisioni che prendo.

Un’ultima domanda, trovi che oggi sia diverso essere donna rispetto a prima nell’ambiente musicale? Cambiando contesto, è difficile non notare che per la seconda volta negli Stati Uniti si è preferito un uomo alla presidenza.

Noi donne dobbiamo continuare a combattere per i nostri diritti. Vengo da un paese, la Finlandia, che è stato tra i primi per l’uguaglianza dei diritti tra uomini e donne. Nella musica personalmente sono fortunata perché non ho mai avuto problemi di questa natura, anche se lavoro in un contesto che è particolarmente orientato al maschile, ma forse proprio grazie al mio background classico, alla mia voce, che ho acquisito un’autorevolezza, una credibilità e vengo considerata una donna forte. Ho dimostrato a sufficienza di essere una “con le palle” (ride, ndr). Eppure, dobbiamo continuare a combattere. In questo senso ritengo che siamo più forti degli uomini perché non cediamo mai. E lo siamo in molti campi. Siamo noi che facciamo i figli…

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