Musica

Supertramp: 40 anni di Breakfast in America, il capolavoro

La colonna sonora di una generazione con The Logical Song, Goodbye Stranger e Take the Long Way Home

Supertramp-breakfast-in-America1-1024x1024

Gianni Poglio

-

Un album perfetto, 46 minuti di pop rock suonati magistralmente che hanno lasciato il segno nelle classifiche e nella memoria collettiva. Erano un gruppo progressive rock nel senso stretto del termine gli inglesi Supertramp durante i primi anni Settanta. Poi, intorno al 1977, il trasferimento negli Stati Uniti sulla West Coast e la scoperta di nuovi orizzonti sonori. Più solari e mainstream al tempo stesso. 

Breakfast in America, quasi venti miloni di copie vendute in quattri decenni e due Grammy nel 1980, è figlio di una session di registrazione a Los Angeles (ai Village Recorder Studios) durata da marzo a dicembre del 1978.

In origine il disco avrebbe dovuto intitolarsi Hello Stranger e dipanarsi come un concept album costruito intorno all'eterno conflitto e ai differenti ideali dei due leader del gruppo: Rick Davies e Roger Hodgson. 

In corso d'opera i due cambiarono idea e si misero invece a collaborare per la stesura delle canzoni che adesso un'intera generazione riconosce dalle prime note. Il risultato finale è frutto di un lavoro estenuante in studio di registrazione, prima per definire il suono perfetto e poi per il mixaggio curato maniacalmente per oltre due mesi dai tecnici al servizio della band. 

Suona infatti eccezionalmente bene Breakfast in America, caratterizzato da sontuose armonie vocali, da una sezione ritmica impeccabile e dal leggendario sound del piano Wurlitzer, l'impronta sonora di The logical song e Child of Vision. Senza dimenticare gli interventi di sax, una delle highlight del disco. 

In apertura di tracklist, Gone Hollywood, bellissima e incentrata sulla storia di un uomo che si trasferisce a Los Angeles per sfondare nel cinema, ma scopre col passare del tempo quanto sia frustrante non riuscire a coronare quel sogno. Un pezzo epico, così come lo sono Take the long way home, la title track e Goodbye Stranger.  

Iconico il disco, ed altrettanto iconica la copertina che mostra New York vista dal finestrino di un aereo (al posto di case e grattacieli ci sono un box di cornflakes e contenitori bianchi di mostarda e ketchup) L'attrice americana Kate Murtagh è la cameriera immortalata come la Statua della Libertà con un bicchiere di orange juice e un menu di ristorante sottobraccio. A coronare il momento magico, anche la cover vinse un Grammy nella categoria Best Recording Package...

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Supertramp, ritorno in Italia: le 10 canzoni più belle

La band guidata da Rick Davies si esibirà il 9 novembre al Mediolanum Forum di Assago nell'unica data italiana del tour

Kiss, il tour d'addio arriva a Milano: tutti i concerti in Italia dal 1980 al 2017

The end of the road: la band in maschera saluta i fan dopo 45 anni carriera e cento milioni di album venduti: il 2 luglio l'unica data italiana

La disco music non è una questione di moda: le 30 canzoni che hanno fatto ballare il mondo

Il 22 aprile 1977, apriva a New York lo Studio 54. E sempre quarantuno anni fa usciva I feel love, l'hit di Donna Summer prodotto da Giorgio Moroder

Nile Rodgers (Chic): i 65 anni del padrino della disco music

C’è l'inconfondibile tocco del chitarrista/produttore dietro ai successi di Madonna, David Bowie, Diana Ross, Duran Duran e Daft Punk

Commenti