Musica

Stromae e il peso del passato: la musica, il Ruanda e la morte del padre

La storia del cantante nasconde un dramma che lo ha segnato profondamente. La famiglia accusa Charlie Hebdo: "Non lo sapevate?"

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Matteo Politanò

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"Charlie Hebdo sapeva della morte di suo padre?". Così la famiglia di Stromae, cantante belga di origine ruandese, ha commentato la copertina che la rivista francese (vittima di un attacco terroristico lo scorso anno nella sua redazione parigina) ha dedicato all'artista nel numero dello scorso 30 marzo.

Parafrasando e citando il titolo di uno dei suoi brani più noti, "Papa oà t'es" (Papà, dove sei), il vignettista Laurent Sourisseau ha disegnato una caricatura dell'artista mentre la bandiera belga fa da sfondo a pezzi di corpi dilaniati, riferimento becero a quel che successo in Belgio lo scorso 22 marzo.

L'ennesima uscita dissacrante del settimanale francese si è però rivelata un pesante autogol, ironia ingiustificabile per chi conosce la storia dell'artista.

Il padre Rutare ucciso nel genocidio del Ruanda

Stromae è infatti nato dal matrimonio tra Rutare Bendo e la madre belga Marie Van Haver. Il padre del cantante era un architetto nato e cresciuto in Ruanda, la stessa terra dove è morto assassinato durante il genocidio Tutsi che ha distrutto il paese africano. Una delle pagine più insanguinate del XX secolo in Africa, quando dal 6 aprile alla metà di luglio del 1994, per circa 100 giorni, furono massacrate sistematicamente almeno 500.000 persone

L'immagine paterna è diventata così indelebile nella memoria dell'artista che proprio da questo dramma ha ricavato il testo del singolo Papaoutai, che significa appunto "papà dove sei", un omaggio disperato che, secondo la famiglia Van Haver, Charlie Hebdo ha pesantemente oltraggiato.

"Mio padre? L'ho visto solo una dozzina di volte, mi ha cresciuto mia madre insieme ai miei quattro fratelli e a mia sorella ma il suo ricordo vive in me" ha dichiarato più volte Stromae nelle interviste.

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