Gianni Poglio

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"Sono pronta per intervista" dice con quell’italiano zoppicante farcito di accenti anglosassoni che ha ammaliato milioni di X Factor-dipendenti. Te l’aspetti aggressiva, spigolosa, nervosa come le urla che scuotono i palasport quando domina il palco con gli Skunk Anansie (in concerto a Milano il 17 febbraio, l’ultimo album è Anarchytecture). Ma non è così, Deborah Anne Dyer (il suo vero nome), 48 anni, icona fashion, ora testimonial di Sisley, ha una rassicurante soft side e, soprattutto, sa ridere di se stessa. "Allora, italian grammatica is... tropo dificile" dice.

"Maurizio Crozza che mi imita è puro divertimento. Fare la mia caricatura è semplice perché sono un personaggio esagerato con una mimica incontenibile. Imitare Fedez, ad esempio, è quasi impossibile e, infatti, Crozza ha rinunciato. Rifare X Factor? Non ho ancora deciso, devo conciliare la tv con gli impegni del gruppo"

Com’era il suo rapporto con David Bowie? Circola in rete il racconto di un incontro speciale in volo.        

Ci siamo incrociati perché stavamo andando a suonare allo stesso festival. «Domani guardate con attenzione il mio show. Vi voglio vicino a me, a lato del palco» disse misterioso. Il giorno dopo, mentre canta la sua The Jean Genie, parte con la nostra Milk is my sugar. Uno choc. Poi, come se non bastasse, aggiunse: «Mi dispiace, credo che Skin sarebbe stata più brava
di me». Che dire? Un uomo di classe, un punto di riferimento per tutti. Senza di lui la musica degli ultimi decenni sarebbe stata molto più modesta.

Per settimane, prima di X Factor, è stata avvistata a Imperia, in spiaggia con un cagnolino.

Ero lì per imparare l’italiano con un’insegnante che vive da quelle parti. Mi esercitavo portando a spasso il cane e parlando con alcune signore che al mattino presto passeggiavano sulla spiaggia. Mi correggevano in continuazione scuotendo la testa ogni volta che aprivo bocca, ma erano simpaticissime. Camminavo e ripetevo: io mangiai, tu mangiasti. Devo dire che gli italiani sono stati molto pazienti e comprensivi. Sono convinta che in altri paesi d’Europa mi avrebbero massacrato senza troppi riguardi.

Di recente ha raccontato che nel video di Death to the lovers, uno dei brani di Anarchytecture, fa letteralmente a pezzi il suo abito da sposa (fino  a un anno fa Skin era sposata con la produttrice americana Christiana Wyly).     

Un gesto liberatorio con una forte e simbolica valenza psicologica. Lo so, lei potrebbe anche rimanerci male, ma ho voluto andare fino in fondo perchè quel brano parla di me. Un artista che
si trattiene per paura di ferire qualcuno rinuncia al suo mestiere, alla sua missione. E, alla fine, rinuncia ad essere un’artista. Dopo mesi di X Factor che cosa ha capito della musica italiana?
Non mancano il talento e nemmeno la creatività. In Italia, più che nel resto del mondo, i testi hanno un peso decisivo. Il che rende la musica molto seriosa, a volte troppo. Quando cercate qualcosa di leggero e disimpegnato, guardate a Rihanna, Gaga e Beyoncé. Ho avuto la sensazione che una Rihanna made in Italy non riuscirebbe ad affermarsi. Davvero un peccato...

Nelle sue canzoni e nei suoi testi ci sono ancora rabbia e indignazione per quel che succede nel mondo. Ma, scrutando la scena musicale contemporanea, sembra che i performer «impegnati» siano una specie in via di estinzione.

C’è la tendenza a cantare canzoni innocue che non danno fastidio a nessuno. Ogni tanto compare qualche nuovo ribelle griffato da salotto, ma niente di serio. Il problema è che, almeno per quanto riguarda l’Inghilterra, le scuole, di musica hanno prezzi inaccessibili. Per questo non si vedono in giro artisti nuovi che vengono dalla working class. Questo è il motivo principale per cui non si scrivono più canzoni di protesta. Con chi dovrebbe avercela chi ha avuto tutto senza nessuno sforzo?

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