Simone Cristicchi: a Sanremo 2013 volevo Laura Antonelli

Dimagrito, elegante, voce profonda. Gli scattano una foto e dice: "Mi imbarazzo facilmente". "Album di famiglia" è il suo quarto album di inediti. Gareggerà con "Mi manchi" e "La prima volta (che sono morto)"

Alessandro Alicandri

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Meno male che c'è Simone Cristicchi a Sanremo 2013. Viene da chiedersi se oggi più che un cantante non sia piuttosto un attore, o un poeta, o un'artista senza definizioni. Qualcosa è cambiato.

"Album di famiglia", il nuovo lavoro che verrà pubblicato il 14 febbraio 2013 (sarà il suo quarto album di inediti) richiede una predisposizione diversa dal solito: dimenticate le parole mercato, classifiche, visualizzazioni, numeri. E pensate alle emozioni che potrebbe darvi.

Cristicchi, già vincitore di Sanremo 2007 e con all'attivo tre partecipazioni al Festival, ci ha fatto ascoltare "Mi manchi" (uno stornello con un canto folkloristico) e "La prima volta (che sono morto)" (la vita, da un altro punto di vista), i due inediti in gara. Semplici, con un testo essenziale, comunicativi. Due canzoni che hanno tratti universali, che potrebbero essere ricordate per la loro impalpabile leggerezza, brilleranno senza dubbio sul palco dell'Ariston.

Sul primo brano, "Mi manchi", ci tiene a approfondire:

"È stato mio figlio a farmi capire che c'erano davvero tante parole semplici, che potessero capire anche i bambini. Avere dei figli ti riporta a una dolcezza del racconto, all'amore universale. La canzone ha un'atmosfera vintage, molto vicina a Modugno, Endrigo, agli anni 60".

Come è già stato detto, da una parte nel primo brano c'è l'amore e dall'altra il divertimento in una cornice di amarezza:

"Il brano 'La prima volta (che sono morto)' è l'altra faccia della medaglia, è uno dei miei cortometraggi in musica, è stata scritta con Leo Pari, lo stesso autore di 'Biagio Antonacci', è uno stimolo a rimanere lucidi sulle cose della vita importanti, con quel filo di provocazione su quanto siamo in grado, in una vita, di cambiare il mondo"

Due mondi, che in realtà non sono così slegati, arrivano al Festival con poca strumentazione, contenuti semplici, amore per la musica e desiderio di proporre temi, argomenti, storie. Con una voce ancora più morbida e familiare.

Non è un caso che Simone ci abbia rivelato che avrebbe voluto tra i singoli in gara non questi due brani ("Queste due sono le canzoni più brutte dell'album", ride scherzando ma la sua ironia nasconde un segreto) ma sicuramente, almeno all'inizio, "Laura", un brano contenuto nel disco e dedicato all'attrice Laura Antonelli, era la sua canzone preferita (e si sente dal brano e dalle sue parole):

"Volevo portare 'Laura' a Sanremo ma poteva essere troppo forte come storia, avrebbe fatto scalpore e le avrebbe fatto del male. Lei vive isolata dal mondo e questa è una violenza che non merita".

Ha registrato tutto in uno studio costruito in casa, in mezzo alla sua famiglia, con il figlio Tommaso che da "art director" gli disegna pure la copertina. Uno stop secco all'elettronica, più archi, più brani parlati. L'album è del tutto ispirato a città e luoghi, quelli che ha incontrato nei suoi viaggi, in giro per l'Italia, nei teatri. Come in "Magazzino 18", con il ricordo delle foibe nello scenario del Porto Vecchio di Trieste.

Sulla sua partecipazione a Sanremo, ha ricevuto un invito dalla Sony Music, la sua etichetta discografica, di fronte a un album quasi finito dove c'è anche la collaborazione di Nino Frassica (con cui fa un programma radiofonico su RadioDue "Meno male che c'è..." e Mannarino, uno di quegli altri artisti invisibili e stimatissimi dello scenario italiano.

"La prima canzone che ho imparato a memoria a 10 anni era 'Perdere l'amore" di Massimo Ranieri. Sono rimasto segnato anche dal brano di Giorgio Faletti 'Minchia signor tenente'. È lì che ho capito che a Sanremo si possono trattare certi temi, sono debitore con loro".

Rispetto alla scelta di Fazio per la sua partecipazione:

"Ho la percezione che abbiano scelto le canzoni e non i nomi. Ci sono molti personaggi anche grossi della scena italiana, che sono stati rifiutati perché forse non avevano delle belle canzoni. Le canzoni sono il migliore ufficio stampa, sempre".

Insomma, Simone Cristicchi ci crede e non è a Sanremo per vincere, stupire, né per ridare lustro alla sua carriera più quanto non sia ora e nemmeno per vendere un "botto" di dischi. Ha le sue cose fatte con il cuore, le sue opere d'arte.

Come un pittore le mostra, ammettendo con orgoglio di essere "vintage": "Spero che anche a livello scenografico e di luci, venga esaltata questa caratteristica dei brani. Vorrei sembrare un po' fuori dal tempo, come se quei brani spuntassero dall'armadio dei nonni".

Sembra coraggioso non voler essere alla moda, presentare le canzoni non come un prodotto, cercare di raccontare se stesso senza rincorrere il pubblico, conquistarlo con la più assoluta e rigorosa serenità.

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