Un nome che unisce: Gino Paoli presidente

Il cantautore è stato nominato presidente della Siae, scatenando la rivolta degli autori "più poveri". Si può rimediare facendo un favore anche al Parlamento

Il cantautore Gino Paoli, (Credits: ANSA/DANILO SCHIAVELLA)

Marco Pedersini

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Ieri, mentre tutti si rompevano la testa sull'elezione del presidente della Repubblica, il Consiglio dei ministri ha fatto un'altra nomina di prestigio: il maestro Gino Paoli sarà presidente della Siae. Di fatto è la ratifica della decisione del Consiglio di Sorveglianza della Siae di inizio marzo, che aveva incoronato l'autore di Sapore di sale.

Un'elezione per acclamazione? Tutt'altro, il voto sarà ricordato tra i più contestati: c'è chi ha parlato di "esproprio della Siae", chi di "golpe dei ricchi". Perché è vero quello che cantavano Elio e le storie tese: «Gino Paoli, sulla tristezza, ci ha costruito un impero». Non avrà diritto a 1 milione e 100 mila euro di diritti d'autore all'anno come Zucchero, ma si fissa comunque all'onorevole quota di 450 mila euro annui.

Nell'era delle etichette indipendenti fa male vedere Gino Paoli e Franco Micalizzi (quello della colonna sonora di Lo chiamavano Trinità) prendersi i posti che contano, lasciando i più piccoli a bocca asciutta. Per amore della musica e della coesione del paese, perciò, lanciamo una proposta che rimedierà al danno. Non c'è accordo per il Quirinale? Ecco un nome che unisce: Gino Paoli, cantautore ed ex parlamentare. E vedrete come cambierà la musica.

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