Gabriele Antonucci

-

Dopo la calorosa accoglienza al recente album “Love and peace” (Sony Music) ricevuta dalla critica e dal pubblico, la "strana coppia" formata da Shel Shapiro e Maurizio Vandelli è pronta per l’atteso tour nei teatri, prodotto e realizzato da Trident Music, con la regia di Roberto Manfredi, che partirà lunedì 10 dicembre dal Teatro Verdi di Firenze.

A seguire i due artisti saranno nelle principali città italiane: Roma (11 dicembre, Auditorium Parco della Musica, Sala Sinopoli), Torino (13 dicembre, Teatro Colosseo), Bologna (15 dicembre, Teatro Manzoni), La Spezia (19 gennaio, Teatro Civico), Brescia (25 gennaio, Dis_play), Milano (29 gennaio, Teatro Ciak), Trento (31 gennaio, Auditorium Santa Chiara), Schio-Vicenza (1 febbraio, Teatro Astra).

Uno spettacolo di oltre due ore, improntato sulla storia delle loro carriere: non solo Equipe 84 e The Rokes, ma anche sui loro percorsi individuali che tanto hanno dato alla scena musicale italiana, dove non mancheranno cover di celebri hit italiane ed internazionali legate, naturalmente, alla loro storia.

La loro proverbiale rivalità verrà affrontata con la consueta ironia di due artisti che, delle loro differenza, hanno fatto un punto di forza, unendosi per un progetto comune.

Un suggestivo viaggio nella musica, nel linguaggio, nelle immagini e nelle emozioni di intere generazioni, che si ritroveranno magicamente insieme per una sera, senza divisioni o contrasti, uniti dalla comune passione per le sette note.

Sul palco, Shapiro e Vandelli saranno accompgnati da una band di eccellenti musicisti: Alessio Saglia alle tastiere, David Casaril alla batteria, Gian Marco De Feo e Daniele Ivaldi alle chitarre acustiche ed elettriche, e Massimiliano Gentilini al basso.

I due artisti hanno raccontato a Panorama.it, a pochi giorni dal debutto, le loro sensazioni sul "Love and Peace Tour".

SHEL SHAPIRO

"Adoro le avventure artistiche e questo progetto nasce con l’idea di rivedere delle cose e delle posizioni. Abbiamo pensato di riprendere il nostro passato per stabilire chi siamo oggi, per la nostra storia e la nostra età. Questo progetto non ha niente a che vedere con la nostalgia, ma con la riscoperta di quelle qualità e di quegli stessi ideali che forse cantavamo senza nemmeno renderci troppo conto.

Noi abbiamo ancora un’energia molto positiva, cosa che la nostra generazione ha un po’ perso, e Maurizio non si è addormentato per niente e nemmeno io, siamo ancora un po’ incazzati!

La difficoltà maggiore è stata quella di dar un nuovo vestito sonoro alle parole di 50 anni fa, così incredibilmente attuali nonostante il mondo sia radicalmente cambiato. Volevamo lasciare intatta l’emozione di allora e dare un valore ‘emozionale’ alle nostre parole senza tradirne le origini.

Il titolo di questo lavoro è programmatico. È un titolo che richiama la nostra storia, così come quella dei nostri tempi, dagli ideali del pacifismo al flower power, ma è anche un messaggio importante di attualità, perché adesso c’è davvero bisogno di offrire segni di solidarietà, non di rifiuto, senza fare alcuna retorica. Il messaggio di Love and peace è di accomunamento sociale “uniamoci contro i tentativi di divisione che sono in atto tutti i giorni”. Bisogna abbracciare il mondo

Il mestiere dei musicisti è ancora quello di saper emozionare ed è necessario recuperare l’emozionalità di una volta".


MAURIZIO VANDELLI

“Love and peace: sono due parole che dobbiamo ricordarci soprattutto noi, che ci sforziamo per collaborare insieme. Il nostro rapporto è sempre stato molto contrastato. Non siamo mai d'accordo su nulla, ma ci sforzeremo di diventare amici. Anzi, quasi amici. La vita e' densa, piena di casini, ma sono fiducioso.

Shel è uno bravo. Ha energia, come me. Noi non rinunciamo ad essere quelli che eravamo quando avevamo 20 anni e quando saliamo sul palco siamo ancora convincenti.

Ci unisce la musica, l'energia, la voglia di non rinunciare. L'idea di recuperare la forza sociale di quegli anni, che è andata persa, e noi abbiamo la possibilità, con i concerti, di dare un'iniezione di speranza e grande musica. Ho sempre pensato che la musica dovesse trasmettere positività.

In questo disco abbiamo preferito non inserire nessuno inedito per fare posto a canzoni che ancora oggi sono valide. L’idea di inserire dei brani nuovi avrebbe finito per distogliere l’attenzione e saremmo stati giudicati solo per una nuova canzone. Con questo progetto abbiamo capito che le canzoni che cantavamo 50 anni fa, del cui peso nessuno si rendeva conto allora, oggi sono ancora valide. E questa è stata una scoperta importante per noi".

© Riproduzione Riservata

Commenti