Gabriele Antonucci

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La world music è un grande contenitore che coniuga elementi della musica pop e folk e li abbina con elementi sonori locali e tradizioni territoriali, dando vita a sintesi mutanti e imprevedibili di ritmi, colori e armonie vocali.

Una musica permeata di cultura e di sperimentazione che ha due dei suoi migliori interpreti contemporanei in Seun Kuti e Carmen Souza, che in questi giorni si trovano entrambi in Italia per i loro rispettivi tour.

Seun Kuti, la nuova icona dell'afrobeat

“Voglio fare l’afrobeat per la mia generazione -ha dichiarato Sean Kuti, figlio del leggendario Fela- invece che ‘alzati e combatti’, il messaggio deve diventare: alzati e pensa”.

Dal padre Fela, conosciuto anche come “The Black President”, Seun ha ereditato non solo la passione e il talento musicale, ma, anche l’impegno politico e sociale, inaugurando la sua carriera subito dopo la morte prematura del genitore nel 1997, assumendo la guida della band paterna, gli Egypt 80, a soli quindici anni.

Oluwa Seun Anikulapo Kuti è ora un’icona dell’Africa militante che vuole emergere con le proprie forze e la propria cultura, contro l’ingiustizia, la corruzione e l’arroganza del potere,

L’afrobeat di Seun Kuti, infatti, è permeato dalla storia della black music, con inflessioni rap e new soul in un succedersi di suoni e messaggi che hanno attualizzato e amplificato il retaggio culturale paterno.

La sua musica fatta di polifonie sincopate, bassi profondi e suggestioni ritmiche, trasporta e coinvolge l’ascoltatore tra voci, fiati, chitarre e percussioni.

Sassofonista e cantante, il giovane Kuti cita fra i propri ispiratori Miles Davis, il musicista e poeta afro-americano Gill Scott Heron, i rapper Timbaland e Dr. Dre, pur restando osservatore dei canoni classici del filone black.

In un'epoca in cui l’afrobeat è riscoperto e citato in molteplici ambiti musicali contemporanei, dall’Hip-Hop alla techno e a tutta la tropical music, Seun Kuti & Egypt 80 rappresentano l’autentica radice originale, seppur rafforzata dalla giovane energia e da una notevole apertura a contaminazioni artistiche.

Con lui, la storica formazione Egypt 80, -"La più infernale macchina ritmica dell'Africa tropicale" -, nome inventato da Fela nel 1977, rifacendosi all'antica civiltà egizia.

Il tour di Sean Kuti (realizzato in collaborazione con Django Concerti), dopo il successo della prima data del 23 novembre alla Base di Milano, farà tappa giovedì 28 novembre al Locomotiv di Bologna, venerdì 29 novembre al Monk di Roma, sabato 30 novembre a Il Volo del Jazz Festival al Teatro Zancanaro di Sacile (PN) e domenica 1 dicembre al Teatro Miela diTrieste.

Durante i concerti è prevista una selezione dalla discografia dell'artista, dal primo album "Many Things" del 2008 fino all'ultimo EP "Night Dreamer Direct-To-Disc Sessions" registrato in presa diretta con i brani dall'ultimo disco 'Black Times', candidato ai Grammy Awards come miglior album world e contenente anche un featuring con Carlos Santana.

Carmen Souza, la voce jazzy di Capo Verde

David Sylvian ha definito la sua “una musica senza eguali, di rara limpidezza. Il soul del mondo del ventunesimo secolo”.

E in effetti nelle vene di Carmen Souza – vincitrice di 2 Grammy di Capo Verde (miglior voce femminile e migliore Morna) – scorre sangue misto, portoghese e capoverdiano, origini che le regalano una voce particolarissima, una delle più interessanti della nuova generazione della cosiddetta world music.

Strizzando l’occhio ora a Billie Holiday, ora a Nina Simone e Casara Evoria, quando non a Keith Jarret o Herbie Hancock, la musica di Carmen Souza nasce da un mix di nazionalità e ambienti cosmopoliti, che la rende un incrocio tra latin, Capo Verde e jazz con suggestioni orientali.

Sono proprio le origini a legare Carmen Souza, sintesi creola di tutto il soul del mondo, e Horace Silver, pianista hard bop e compositore statunitense.

È Capo Verde, con i suoi colori e i suoi profumi, ma soprattutto con la sua musica.

In virtù di questo legame e per omaggiare Silver a 5 anni dalla sua scomparsa, Carmen Souza pubblica il suo nono lavoro discografico, “The Silver Messengers”, in uscita il 25 ottobre per Galileo Music, e si prepara a tornare in Italia: il 27 novembre al Bravo Caffè di Bologna, il 28 novembre al Blue Note di Milano e il 29 novembre al Roma Jazz Festival (Auditorium Parco della Musica - Teatro Studio Borgna).

Il titolo dell’album nasce dalla volontà di Carmen di tramandare la musica di Horace Silver, facendosi sua messaggera, e diffonderla, portarla ovunque non la si conosca. Solo lei, Carmen, con il supporto dell’immancabile Theo Pascal, poteva portare a termine questa missione con tale dedizione e autenticità.

"Da bambina ascoltavo i dischi di mio padre, soprattutto musica strumentale di Capo Verde - racconta Carmen – Lui era un chitarrista e amava molto questo repertorio. La prima volta che ho ascoltato Horace Silver ho ritrovato la stessa atmosfera, lo stesso swing. Intenzioni e movimenti a me familiari, sia melodicamente sia armonicamente, cadenze, modulazioni che mi appartenevano. In qualche modo ho ritrovato il suono della mia infanzia, ma con un aroma differente, quello del jazz”.

Registrato tra Londra e Lisbona, l’album contiene 6 brani di Silver, arrangiati da Carmen Souza e Theo Pascal aggiungendo nuove parole creole e 3 brani inseriti in precedenti album (“Song for My Father”, “Cape Verdean Blues” e “Pretty Eyes”).

La tracklist di 11 tracce è completata da due inediti composti da Carmen e Theo dedicati a Horace Silver.

I messaggeri di Silver, anche nell’assetto live, sono: Carmen Souza (voce e chitarra), Theo Pascal (basso elettrico e contrabbasso), Elias Kakomanolis (percussioni e batteria) e Benjamin Burrell (pianoforte).

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