Gabriele Antonucci

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Dopo che la prima serata di Sanremo 2019 ha fatto registrare il 49.50% di share e 10 milioni di telespettatori di media (contro 11 milioni 600mila e 52.1% del 2018), numeri non esaltanti, probabilmente colpa dei precedenti direttori artistici, è già tempo di tuffarsi nella seconda puntata della kermesse canora.

Stasera si sono sfidati a colpi di ugola dodici artisti, la metà del cast, valutati dal televoto del pubblico a casa (40%), da una giuria demoscopica (30%) e dal voto della sala stampa (30%).

Baglioni l'ha definito il "festival dell'armonia", ma potremmo definirlo il festival dell'autarchia, visto che nessun ospite canoro verrà da oltreconfine (Salvini non c'entra nulla, però).

L'unico pizzico di internazionalità è stato dato dall'irsuto Tom Walker, che ha duettato con il superospite Marco Mengoni sulle note di Hola (I Say), il fortunato singolo estratto da Atlantico.

Fiorella Mannoia, la pasionaria della canzone nostrana, ha presentato per la prima volta dal vivo Il peso del coraggio, mentre Riccardo Cocciante, vincitore di Sanremo ’91 con l'indimenticabile Se stiamo insieme, incanta con Margherita, cantata dall'intero Ariston, strappando una lunga standing ovation.

All'una di notte è stato dato il Premio alla carriera postumo al compianto Pino Daniele , scomparso 4 anni fa, ritirato dalle figlie Sara e Cristina. Non si poteva darlo a un orario più accettabile? 

Le pagelle della seconda serata


Achille Lauro – Rolls Royce

Né rap, né pop, Rolls Royce, che mescola sapientemente il Vasco Rossi di Vita spericolata, il Jovanotti de La mia moto e (soprattutto) gli Smashing Pumpkins di 1979, è una scanzonata ibridazione di rock e trap in autotune, con un testo che è quasi un elenco dadaista di personaggi famosi, reso ancora più surreale dagli ululati del Nostro. Rolls Royce, ne siamo certi, diventerà un tormentone radiofonico. Ad Achille Lauro bisogna riconoscere l'originalità e il coraggio di portare una canzone così irriverente e fuori dagli schemi sul palco dell'Ariston, una vera  botta di adrenalina di questo singolare Pasolini 4.0 della trap. Voto 7.

Einar – Parole nuove

Einar, il cui nome ricorda un ente parastatale, è uno dei giovani più vecchi che abbiamo mai sentito, una sorta di Benjamin Button del pop italiano. Parole nuove, titolo involontariamente ossimorico, è la classica ballad sanremese ascoltata centinaia di volte, piatta e senza sussulti fino alla fine. Non ci siamo. Voto 4

Il Volo – Musica che resta

Musica che resta, altro titolo ossimorico, è una canzone trascurabile e inutilmente pomposa, dove i tre piccoli bocellini de il Volo rispolverano per l'occasione la medesima formula dell'enfatica Grande Amore, vincitrice di Sanremo 2015, con un profluvio di archi e di fiati che cercano invano di nascondere la mancanza di idee musicali. Gianna Nannini ha aggiunto un pizzico di rock nel ritornello, ma non riesce comunque a salvare la canzone. Piacerà agli italoamericani di Little Italy. Voto 4,5.

Arisa – Mi Sento Bene

Arisa conferma di avere una voce limpida e versatile nella sbarazzina Mi sento bene, singolare canzone a metà strada tra la colonna sonora di un cartoon Disney e un brano pop-disco a la Abba, un irresistibile invito a vivere con leggerezza, senza perdere di vista le cose importanti. “Se non ci penso più, mi sento bene, mi sveglio presto il lunedì e mi sento bene” diventerà un tormentone in radio. Non vediamo l'ora di ascoltarla venerdì, serata dei duetti, insieme a Tony Hadley, ex voce degli Spandau Ballet. Voto 7,5

Nek – Mi farò trovare pronto

Nek, lo Sting di Sassuolo, abbraccia ancora una volta l'amato electropop in Mi farò trovare pronto, canzone energica e ben costruita, scritta insieme a Paolo Antonacci (figlio di Biagio) e ispirata a un verso di Borges. «Sono pronto a non esser pronto mai, per essere all’altezza dell’amore». Il brano non è originalissimo, ma scommettiamo che in radio farà faville? Voto 6,5

Daniele Silvestri - Argento vivo

Sorretto da archi, fiati e batteria che suonano al tempo stesso epici e minacciosi, il messaggio di Argento vivo è uno schiaffo in faccia a certi genitori e a un sistema scolastico pieno di falle, oltre che una profonda riflessione sull'autoreclusione da web. Il cantautorap diretto e arrabbiato di Daniele Silvestri si sposa perfettamente con il rap conscious e torrenziale del talentuoso Rancore. Argento vivo è gran pezzo, un serio candidato alla vittoria finale. Voto 8

Ex-Otago – Solo una canzone

Solo una canzone, brano dolceamaro e radio-friendly dei genovesi Ex-Otago, a cavallo tra Jovanotti (di cui il cantante ha mutuato la zeppola) e Thegiornalisti, è migliorata decisamente nella seconda serata, anche se forse non è ancora riuscita a fare breccia nel cuore degli spettatori. Un'occasione parzialmente mancata, viste le qualità del gruppo. “Non è semplice restare complici/un amante credibile quando l’amore non è giovane. E’ solo una canzone abbracciami per favore”. Voto 6

Ghemon – Rose viola

Il suo ultimo lavoro Mezzanotte, incentrato sulla depressione e sulla rinascita, è stato uno dei migliori album del 2017. Ghemon è un artista completo: sa cantare, sa rappare e scrive testi intelligenti. Il pop-soul cadenzato e sensuale di Rose Viola, impreziosito da un'ottima interpretazione vocale del cantante campano, potrebbe essere una delle sorprese di Sanremo 2019. Voto 7

Loredana Bertè – Cosa ti aspetti da me

Loredana Bertè, grintosa e diretta come nei suoi anni migliori, chiede con veemenza: "Che cosa vuoi da me, cosa ti aspetti dentro te?". Loredana berteneggia, ma la sua interpretazione è carismatica e ricca di pathos. La canzone, ben costruita nelle pause e nel crescendo finale, ha un ottimo potenziale radiofonico. Voto 7.

Paola Turci – L’ultimo ostacolo

Paola Turci torna al Festival di Sanremo per l'undicesima volta, ma ogni anno riesce a valorizzare la sua presenza con canzoni poetiche, policrome e ben costruite come L'ultimo ostacolo, in cui la sua interpretazione è molto buona, tranne che un passaggio in cui la voce risulta un po' affaticata nel ritornello. “Fragili ma sempre in verticale…Ma è bellissimo pensare di cadere insieme”. Voto 6,5

Negrita – I ragazzi stanno bene

I Negrita fanno i Negrita, ed è un bene, con un energico brano rock-blues, che si apre con atmosfere da film western, dove non mancano alcuni riferimenti all'attualità politica. Il refrain “Non mi va di raccogliere i miei anni dalla cenere, voglio un sogno da sognare, voglio ridere”, che suona già come un classico del loro repertorio, verrà cantato a squarciagola nei loro concerti. Voto 7

Federica Carta e Shade – Senza farlo apposta

Lo schema è lo stesso di tanti duetti tra una cantante r&b e un rapper. Federica Carta canta con buona tecnica e con la giusta disinvoltura, mentre Shade risulta poco incisivo. Canzone leggerina, che non lascia traccia, ma che piacerà molto agli under 16. Voto 5

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