Gianni Poglio

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Il Festival minuto per minuto con le pagelle alle esibizioni dei Big che non hanno calcato il palco dell'Ariston nella seconda serata. Gara a parte, il pubblico del teatro tributa una standing ovation al duetto Baglioni-Venditti in Notte prima degli esami. C'è anche il classico di Pino Donaggio, Io che non vivo a cura della coppia Baglioni Amoroso. Effetto nostalgia con Umberto Tozzi e Raf sulle note di Tu, Gloria e Ti pretendo e, naturalmente, Gente di mare (con Baglioni, Bisio e Raffaele). Grande emozione, poi quando Claudio Baglioni e Serena Rossi la protagonista di Io sono mia (il 12 febbraio in onda su Raiuno), intonano Almeno tu nell'universo di Mia Martini. 

Mahmood – Soldi

Meglio il testo della musica. Un pezzo che piacerà agli under 25, ma non esattamente epocale, tra trap e pop. Passa e va. Voto 6-

- Il Momento Venditti (Sotto il segno dei pesci), oltre all'aspetto celebrativo puro e semplice, fornisce lo spunto per una riflessione passatista: ma quanti dei brani in gara verranno intonati da un pubblico tra 42 anni? 

Anna Tatangelo – Le nostre anime di notte

Con lei c'è il rischio di ripetersi. ma perchè, avendo una vocalità così dirompente, non cimentarsi con qualche brano un po' più intrigante e raffinato? Voto 5

Enrico Nigiotti – Nonno Hollywood

Canta bene, sa interpretare. Quel che lo frena è proprio la canzone che tuttavia qualche emozione riesce pure a regalarla. Ma è proprio di un'altra era. Voto 5

Ultimo - I tuoi particolari

Tra i favoriti per la vittoria finale. Una ballad senza troppi slanci avulsa dal sound di oggi. Il che non sarebbe un male a priori, ma poi il pezzo non decolla come dovrebbe. Voto 6-

Francesco Renga – Aspetto che torni

Sul palco dell'Ariston ne ha interpretate di migliori. Detto questo, la sua è una delle pochi voci vere ed intense. Certo, nell'era della trap e dei post-cantanti con l'aiutino per intonarsi, un pezzo così diventa immediatamente old school. Voto 6

Irama - La ragazza con il cuore di latta

Una storia di violenza domestica tra parlati e gospel. Non manca il pathos, ma da solo non basta. Voto 5

Patty Pravo & Briga – Un po’ come la vita

Strana coppia e strano pezzo. Ti aspetti che da un momento all'altro succeda qualcosa, ma invece il brano fila liscio dall'inizio alla fine. Anche troppo. Voto 5,5

Simone Cristicchi – Abbi cura di me

Una luce. Intensa. Quella di un cantautore che restituisce un senso alla parola canzone. Dove musica e parole stanno naturalmente insieme con reciproca soddisfazione. Meritata la standing ovation. Voto 8

Boomdabash – Per un milione

"Ti aspetterò come il caffè a letto a colazione" cantano in questo reggaeton che fa muovere le braccia al pubblico in sala e tiene svegli tutti gli altri a casa. Voto 6

Motta – Dov’è l’Italia

"Dov'è l'Italia amore mio, mi sono perso" canta Motta in un pezzo cantautorale in chiave indie pop. Che alla fine non si capisce bene dove vada a parare. Qui, qualcuno s'è perso... Voto 5

Zen Circus – L’amore è una dittatura

Alieni al Festival come gli Afterhours dieci anni fa, gli Zen Circus sono una band con il suono di una band. Hanno uno stile e un'identità. Ovvio che in questo ambito un pezzo così suoni fuori contesto. Ma è bene che ci siano. Voto 7

Nino D’Angelo e Livio Cori – Un’altra luce

Tra rap e canto neomelodico: un esperimento in parte riuscito. Non meritano la zona rossa che gli viene assegnata dalla classifica della sala stampa. Voto 6-

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