Gabriele Antonucci

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Che cos’è il pop? Una domanda solo apparentemente banale. Dal punto di vista musicale, pop è una definizione così ampia da racchiudere piatti prelibati come i dischi dei Beatles e degli Eagles fino al junk food incarnato da One Direction e Miley Cyrus.

Chi può rispondere con cognizione di causa alla domanda è Robbie Williams che, partendo all’inizio degli anni Novanta da una boy band come i Take That, ha costruito passo dopo passo una carriera solista con i fiocchi. Stasera Williams salirà sul palco del Teatro Ariston per la quinta volta, considerando le ospitate da solista e insieme ai Take That, la prima delle quali risale addirittura a ventitré anni fa. La popstar inglese proporrà un medley di brani tratti dal suo ultimo lavoro The Heavy Entertainment Show, pubblicato lo scorso novembre. Il cantante si esibirà anche quest’estate in Italia in due concerti, il 14 luglio allo Stadio Bentegodi di Verona e il 17 luglio al Collisioni Festival di Barolo. LEGGI ANCHE Sanremo 2017: tutto sulle canzoni dei Big della seconda serata

Chissà in quanti avrebbero scommesso, nel 1990, su quel sedicenne dinoccolato, con il ciuffo da bravo ragazzo, una voce ancora immatura e dalla simpatia contagiosa. Ventisette anni fa è iniziata sottotraccia l'epopea dei Take That, di cui Robbie è stato uno dei membri cardine, una delle boy band di maggior successo degli anni Novanta che ancora oggi richiamata migliaia di fan nei loro concerti in giro per il mondo. Uscire da una macchina da soldi perfettamente oleata per intraprendere una rischiosa carriera solista è stato un atto certamente coraggioso da parte del cantante, ma gli ottimi risultati confermano la bontà della scelta di correre da solo.

Nel 2001 il cantante inglese ha stupito tutti con un album di cover jazz, Swing when you’re winning, che ha convinto anche i più scettici sulle qualità di entertainer di Williams. Qualità che sono emerse anche durante la nascita del figlio Charlton Valentine nel 2014 quando Robbie si è messo a cantare e ballare, in favore di telecamera, davanti alla moglie Ayda che, in preda ai travagli del parto, non sembra aver gradito particolarmente quella performance.

Oggi Robbie Williams, a 42 anni, è un artista e un uomo in pace con se stesso, dopo che i ben noti problemi di droga e di depressione hanno minato alcune fasi della carriera, caratterizzata da brusche cadute e da clamorosi successi.

Williams è un entertainer con i fiocchi, con un repertorio che consta di almeno 15-20 brani memorabili, in grado di coinvolgere ed  emozionare come pochi frontman sono in grado di fare un pubblico assai trasversale per età e per gusti, sempre prodigo di battute e di trovate scenica, ma al tempo stesso assolutamente convincente come cantante, con una voce che negli anni si è arricchita di maggiori sfumature e colori.

Il suo ultimo album The Heavy Entertainment Show, che segna il ritorno dello storico collaboratore Guy Chambers, a cui dobbiamo Angels, Feel e Let Me Entertain You, è un lavoro originale, divertente e brillante, con 11 brani completamente diversi l'uno dall'altro, accomunati da una buona dose di teatralità e da una produzione impeccabile senza risultare fredda.

Anticipato dall'originale Party like a russian, che campiona addirittura Sergei Prokofiev, The Heavy Entertainment Show è un album che non annoia mai, che richiede alcuni ascolti per essere apprezzato appieno e che potrebbe far accostare alla musica di Williams anche un nuovo pubblico.

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