Sanremo 2013: vince Marco Mengoni. Le pagelle della finale

L'essenziale conquista la vittoria superando La canzone mononota di Elio e le Storie Tese, e Se si potesse non morire dei Modà

Marco Mengoni (Getty Images)

Gianni Poglio

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Ha vinto Marco Mengoni con L'essenziale, superando nel rush finale Elio e le Storie Tese (Premio della critica) e i Modà. Di seguito, i giudizi sulla serata finale. Questa volta, più che sulle canzoni, ci siano concentrati sulle performance. Dal punto di vista tecnico, ma anche del feeling e della capacità di comunicare.  

Raphael Gualazzi

Sai (Ci basta un sogno): ha il compito arduo di aprire la finalissima, ma si presenta sul palco sicuro e deciso. La sua esibizione fa centro anche se vocalmente non è perfetta. Sentiremo spesso questo brano nelle prossime settimane.

Almamegretta

Mamma non lo sa: Raiz torna sul palco dopo l'assenza per motivi religiosi di ieri e appare meno incerto rispetto alle precedenti performance. Di sicuro, riempie la scena.

Daniele Silvestri

A bocca chiusa: dolce, malinconica e intensa, l’esibizione di Silvestri convince e colpisce. Le imperfezioni delle scorse serate sembrano essere sparite. E finalmente il brano viene fuori in tutta la sua forza.

Modà

Se si potesse non morire: Il vocalist della band sa cantare e sul palco si dona completamente. Dosa bene la potenza vocale e ha un buon controllo espressivo. Ottima prova su un brano che è già un successo.

Simone Cristicchi

La prima volta (che sono morto): il brano scorre fluido, ma più che la musica contano l'interpretazione e il testo, talmente surreale da risultare intrigante. Qualcosa di nuovo, evviva.

Maria Nazionale

E’ colpa mia: i fraseggi tipicamente neomelodici sono un genere: lei lo interpreta bene con gusto teatrale. E d'altri tempi.

Annalisa

Scintille: Brava, avvenente, sicura interprete del bel canto. Ma, per chi scrive, quel che non decolla è la canzone che si muove su una linea orizzontale e senza sussulti.

Max Gazzé

Sotto casa: Gazzè si presenta con un occhio vitreo e un inquietante trench nero. La voce non è al top, ma non se ne accorge nessuno. Il colpo di teatro arriva con il siparietto finale quando sale su una poltroncina e finge di dirigere il pubblico.

Chiara                      

Il futuro che sarà:
la voce della Galiazzo sembra finalmente essere tornata in linea con gli standard ai quali ci ha abituato da X Factor a oggi. Buona l’esibizione e la padronanza sul palco.

Marta sui Tubi

Vorrei: la performance dei Marta è energica e potente, Gulino è un animale da palco e per questo gli perdoniamo qualche piccola imperfezione vocale.

Malika Ayane

E se poi: Malika questa sera non è precisa come di solito, ma la sua prova riesce ugualmente ad emozionare e a trasmettere la passione del brano.

Elio e le Storie Tese

La canzone mononota: se si parla di performance, gli Elii non hanno rivali. Loro sanno fare spettacolo (questa sera in versione extralarge) e suonano come nessun altro al Festival. E poi c'è il testo che si intreccia meravigliosamente con la musica. Geniali.

Marco Mengoni

L'essenziale: Mengoni è un mattatore e incanta il pubblico ancora una volta, e il pubblico, almeno quella del Teatro, ha già deciso che questo pezzo diventerà un classico.

Simona Molinari e Peter Cincotti

La felicità: la premiata ditta Molinari-Cincotti si conferma ancora una volta una macchina da guerra. Esibizione pulita, precisa e grande presenza scenica di entrambi.

Ha collaborato Tony Romano

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