Sanremo 2013: le pagelle della quarta serata

I brani classici del Festival rivisitati dai big di questa edizione

Elio e le Storie Tese nella quarta serata del Festival (Getty Images)

Gianni Poglio

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Il venerdì del Festival? Una lunga maratona all'insegna del repertorio, quello della tradizione sanremese. Grandi classici dell'Ariston rivisitati dai big di questa edizione. Di seguito, i voti e i giudizi della quarta serata,

Malika Ayane

Che cosa hai messo nel caffè (1969): il brano di Riccardo Del Turco è delicato e l’esecuzione di Malika lo rende ancora più leggero ed elegante. Bellissima interpretazione. Voto: 6,5

Daniele Silvestri

Piazza Grande (1972): una moderna poesia musicale che non ha bisogno di presentazioni. Viene interpretata dalla voce di Silvestri che però traballa un po’, ma le emozioni in versi di Lucio Dalla riescono ad arrivare ugualmente in fondo al cuore. Voto: 6

Annalisa con Emma Marrone

Per Elisa (1981): hanno grinta e ugole potenti, non c'è dubbio, ma questa versione del brano di Alice è all'insegna del "troppo". Troppo di tutto. Dall'arrangiamento all'incrocio tra le voci. Voto: 5,5

Marta sui Tubi

Nessuno (1959): probabilmente è una delle canzoni più conosciute della tradizione sanremese. Una partenza delicata impreziosita dalla stupenda voce di Antonella Ruggiero che decolla con vocalizzi strepitosi per poi esplodere dopo la seconda strofa in un tiratissimo swing. Tanta classe. Voto: 8

Almamegretta

Il ragazzo della Via Gluck (1966): inizio gospel per il successo del Molleggiato ma solo per la prima strofa. Poi parte la rivisitazione in chiave dub reggae. Il sax di James Senese lascia il segno con il suo timbro graffiante. Voto: 6.5

Elio e Le Storie Tese

Per un bacio piccolissimo (1964): Rocco Siffredi apre recitando ma dura pochi secondi. È il preambolo alla nuova follia degli Elii che si presentano in versione nanetti suonando strumenti piccolissimi. Non mancano gli assoli e un finale alla Weather Report. Stupendi Voto: 9

Maria Nazionale

Perdere l'amore (1988): ottima l’idea di vestire il brano con un arrangiamento che profuma di fado portoghese. Buona l’interpretazione. Voto 6

Marco Mengoni

Ciao Amore ciao (1967): la canzone più amara nella storia del Festival, inscindibilmente legata alla morte del suo autore, Luigi Tenco. Mengoni emoziona e si emoziona interpretando uno dei più grandi cantautori italiani. Voto 8

Modà

Io che non vivo (1965): accompagnati dal maestro Pennino al piano si cimentano nell’interpretazione di uno dei brani più classici di Sanremo. L’arrangiamento in puro stile Modà stravolge senza strafare l’atmosfera pura del pezzo. Voto: 6,5

Simone Cristicchi

Canzone per te (1968): la poesia di Sergio Endrigo e Roberto Carlos, rivive ancora attraverso l’interpretazione di Cristicchi, sprigionando quelle emozioni che, oggi come allora, rendono questa canzone magica. Voto 7

Max Gazzè

Ma che freddo fa (1969): agghindato con un particolare e coloratissimo frac, Gazzè ci riporta indietro nel tempo grazie a questo grande successo di Nada qui riproposto come una dolcissima bossanova. Voto: 7

Simona Molinari & Peter Cincotti

Tua (1959): un trio d’eccezione porta il jazz puro sul palco di Sanremo. La voce della Molinari è calda e sicura arricchita dalla chitarra di Franco Cerri, uno dei grandi del jazz italiano. Il piano, leggero di Cincotti chiude il cerchio trasformando l’Ariston in un Jazz Club. Voto: 8

Raphael Gualazzi

Luce (2001): un po’ di sano jazz e virtuosismi al pianoforte. Il brano di Elisa viene stravolto e rivisitato con un arrangiamento che gli regala un’atmosfera noir e polverosa. Ottima performance del cantautore marchigiano. Voto 8

Chiara

Almeno tu nell'universo (1989): dura prova per la vincitrice di X Factor che dalla sua ha una voce poliedrica e ricca di colori e sfumature. La versione di Mia Martini è inarrivabile, ma Chiara non sfigura. Voto 7

Ha collaborato Tony Romano

   
   

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