Sanremo 2013: le canzoni più belle

Abbiamo assistito alle prove delle 14 esibizioni che vedremo (in parte) da questa sera su Raiuno. Il Festival della Canzone italiana ha già i suoi favoriti - Tutto su Sanremo

Raphael Gualazzi

Raphael Gualazzi live a Firenze – Credits: Sean Gallup/Getty Images

Alessandro Alicandri

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Anche quest'anno Panorama.it è a Sanremo e come ogni anno (anche in questo 2013) abbiamo avuto la possibilità di assistere alle prove della kermesse. La scaletta della prima serata del 12 febbraio, annunciata come ufficiale, è questa: Mengoni, Gualazzi, Silvestri, Molinari & Cincotti, Marta sui Tubi, Maria Nazionale, Chiar Galiazzo.

Con un occhio musicale, dopo le prime recensioni degli ascolti incisi, oggi siamo in grado di stilare una classifica (provvisoria) delle 14 performance dal vivo ordinate secondo un criterio che mette in primo piano la capacità di resa live dei brani. Chi avrà realizzato quindi la miglior performance?

Partiamo dal presupposto che si tratta solo di prove e che il gap tra quello che abbiamo visto e quello che sarà, potrebbe essere molto ampio. Vediamo, dopo il nostro primo contatto in anteprima, quali sono le migliori performance.

Primo posto per gli Elio e le storie tese - "Dannati forever" è un ottimo brano, affronta un tema delicato, religioso per certi aspetti, viene portavo avanti in modo ironico e inaspettato nel linguaggio, come sempre nel loro caso. Ma "La canzona monotona" è un capolavoro di intelligenza suprema. La maturità della band sul palco non ha paragoni, è una canzone talmente complessa da diventare quasi irriproducibile. Una vera perla di questo Festival, non la dimenticheremo.

Secondo posto per Raphael Gualazzi - Tra l'energia di "Senza ritegno" e la più romantica "Sai (ci basta un sogno)", Raphael sul palco dà tutto se stesso. La sua voce viene messa a dura prova, sembra incerta e invece poi scopri che è di gran lunga superiore a quando l'abbiamo lasciata qualche anno fa. La sua passione per la musica è da brividi sulla schiena, arriva come una folata caldissima di vento. E lui sorride, si contorce al piano, è un bambino in un parco giochi.

Terzo posto per Malika Ayane - "Niente" è una canzone di una delicatezza, di una profondità e immediatezza commovente. Il fatto che l'abbia scritta Giuliano Sangiorgi raddoppia la loro forza e quel senso di smarrimento che solo la voce di Malika sa creare quando sale sul palco e prende in mano un microfono. Ottima anche la canzone "E se poi", una ballad più allegra, una nenia di amore poetica, con un accenno di musica barocca.

Quarto posto per Marta sui tubi - Cosa ti devi aspettare da una band amata da tanti ma meno invisibili e mediatici? Qualcosa di fortemente fuori contesto, stridente. E invece la voce di Giovanni Gulino è un incantesimo, con una potenza di fuoco incredibile, una padronanza del palco pazzesca. "Dispari" è un brano con sfumature metal, molto energica, mentre "Vorrei" è un pezzo più sanremese, nei canoni ma senza snaturarsi. Una grande sorpresa.

Quinto posto per Simona Molinari feat. Peter Cincotti - Niente, loro sono belli. E sono affascinanti, e ci sanno fare. Onestamente "Dr. Jekyll and Mr. Hyde" e "La felicità", per ragioni diverse, non sembrano destinate a lasciare il segno nella storia della musica italiana. Ma qui è il modo a fare la differenza. E fanno esplodere il palco di luce e di sensualità.

Sesto posto per i Modà - "Come l'acqua dentro il mare" e "Se si potesse non morire" sono due ballate di grande impatto emotivo, ne abbiamo già parlato. Sono anche due pezzi che dosano molto le energie di Kekko, che non lo "spremono" e ne fanno uscire una natura cantautorale più a fior di pelle. Il risultato sa di fresco, di poetico. Sono pezzi che non si vede l'ora di gustare anche fuori dal Festival.

Settimo posto per gli Almamegretta - La tradizione, l'innovazione, quelle sfumature di world music che li rendono unici nel loro genere (e anche in generale). La band napoletana, inaspettatamente, si ritrova con l'abito perfetto per Sanremo. La loro capacità di esprimere in musica è trasversale, raccoglie un pubblico più ampio di quanto si creda. Cattura la mente ma sa anche far ballare. Sono, quasi e a sorpresa, i più sanremesi della kermesse.

Ottavo posto per Marco Mengoni - La dolcezza dei suoi nuovi brani è un salto senza atterraggio in un mondo nuovo dove tutto è pieno di colore. Dove la voce ha forte controllo ma non dimentica quella sua capacità di emozionare con una maturità e una leggerezza fresca, più intima, ma non per questo meno fendente. Sembra di ascoltarlo per la prima volta. "Bellissimo" è un antidoto definitivo alla malinconia.

Nono posto per Annalisa - La voce, la capacità di gestirla e di appoggiare le note. Quell'anima così fresca di "Scintille" che la porta un po' a Broadway e la fa diventare una star elegante, appropriata. Dall'altra il romanticismo di "Non so ballare", un brano che entra nel cuore con le sue parole semplici (e sincere), sa raccontare l'amore in modo credibile.

Decimo posto per Chiara Galiazzo - Onestamente ce la aspettavamo più agitata, più incerta. Chissà perché! Ha le caratteristiche del nuovo talento più "big" che ci sia, sicura come una roccia. I brani stanno per decollare ma vanno riascoltati, hanno un sapore lievemente vintage accompagnato da una vocalità che già conosciamo: è senza tempo. Nobilita tutto quello che tocca.

Undicesimo posto per Simone Cristicchi - C'è poco da fare, Simone ha acquisito, perfezionato e per così dire, elevato, la sua capacità interpretativa. Due canzoni di una semplicità disarmante, che diventano si memorizzano fin dal primo ascolto. La bravura di Simone rende "Mi manchi" e "La prima volta che sono morto", speciali.

Dodicesimo posto per Max Gazzé - E chi se l'aspettava l'elettronica? Non che Max Gazzé non ci abbia abituato a questo sound, anzi, ma quel sapore anni '80 che ritorna iper contemporaneo mescola tra l'ironia delicatissima de "I tuoi maledettissimi impegni" e il romanticismo di "Sotto casa", ci ha colpiti molto. Ma non ci ha lasciati senza fiato. Nutrivamo aspettative più forti? Forse.

Tredicesimo posto per Daniele Silvestri - La capacità di giocare con le parole è il suo marchio distintivo e anche qui non mancherà di stupirci. Da una parte con l'impegno sociale di "A bocca chiusa", dall'altra con "Il bisogno di te", un regalo a tutti gli appassionati di "Salirò", dove la dance ha messo al centro della scena un cantautorato contemporaneo e spendibile anche in chiave iper pop. C'è il sapore della ripetizione, o forse è solo la firma della riconoscibilità.

Quattordicesimo posto per Maria Nazionale - Fuori dal mondo, è in un pianeta fatto di ritmi neomelodici, sonorità partenopee, siamo sicuri che questi brani piaceranno ai più tradizionalisti, al pubblico più maturo che ama questo stile. La Nazionale "Quando non parlo" e "È colpa mia" come bisogna fare: con una voce impeccabile, un atteggiamento fiero, asciutto, senza strafare. Rimane un po' lì sospesa, non riesci a afferrarla, è impalpabile.

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