Gabriele Antonucci

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Il fulcro centrale della sua monumentale opera è la cosiddetta "duty free music", una musica libera da schemi e dagli angusti confini di genere.

Fin dai tempi della gloriosa Yellow Magic Orchestra, della quale era il prodigioso tastierista, Ryuichi Sakamoto ha cercato di conciliare la musica occidentale con la sensibilità orientale, dando vita a un sound che spazia dal pop alla classica, dalla dance fino all’ambient.

Il compositore e pianista giapponese è anche uno dei più apprezzati autori di colonne sonore, per le quali sostiene di ispirarsi ai suoi “mentori” Ennio Morricone, Bernard Hammer e Antoine Duhamel.

Sono quasi trenta i film che vantano il suo commento sonoro, tra cui il trittico di Bernardo Bertolucci Il tè nel deserto, Il piccolo Buddha e L’ultimo imperatore, quest’ultimo premiato anche con l’Oscar per la migliore colonna sonora, e Merry Christmas Mr. Lawrence di Nagisa Oshima, in cui Sakamoto recita accanto a David Bowie.

Da questo film è stato estratto la straordinaria Forbidden colours, senza dubbio la composizione più celebre e suggestiva dell’ampia discografia del pianista giapponese.

In oltre quarant'anni di carriera Sakamoto ha collaborato con alcuni dei più importanti nomi della musica internazionle, basti pensare a David Sylvian, Iggy Pop, David Bowie, Youssou N'Dour, Thomas Dolby, David Byrne ed Hector Zazou.

Magnifici i due omaggi alla bossa nova negli album Casa e A day in New York, accompagnato da Paula (voce) e Jaques Morelembaum (violoncello).

Oltre alle grandi star, il pianista ama dialogare in musica anche con artisti più moderni come il tedesco Carsten Nicolai, in arte Alva Noto, col quale ha presentato ieri sera alla Sala Santa Cecilia dell'Auditorium Parco della Musica di Roma, nell'ambito della grande serata finale del RomaEuropa Festival, il nuovo progetto Two.

Una maratona musicale, che ha visto alternarsi dal pomeriggio alla sera Chassol, Christian Fennesz, Fatoumata Diawara e il progetto Two in prima nazionale, ha chiuso un’edizione da record: oltre 73000 le presenze registrate durante i due mesi e mezzo di programmazione di questa trentaquattresima edizione, con 138 eventi e 636 repliche su 25 palcoscenici della capitale.

La collaborazione tra Sakamoto e Noto è inziata nel 2003 con Vrioon, a cui seguono Insen, Revep, With Ensemble Modern e Summvs.

Insieme, per il cinema, hanno composto nel 2015 la colonna sonora per Revenant di Alejandro G. Iñárritu, con Leonardo Di Caprio.

Il minimalismo pianistico di Ryuichi Sakamoto si sposa perfettamente con l’algida elettronica di Alva Noto, l’ultimo tra i romantici della sperimentazione musicale, una formula che funziona soprattutto nei teatri, dove la musica è resa ancora più suggestiva dai visuals di Lillevan e in cui l'acustica è perfetta per questo tipo di spettacolo, che richiede la massima attenzione agli spettatori.

Il secondo concerto italiano di Sakamoto e Noto per il tour Two sarà ospitato il 26 novembre al Teatro Valli di Reggio Emilia, nell'ambito del Festival Aperto.

Sakamoto e Noto si siedono uno di fronte all’altro: l'artista giapponese nella sua naturale collocazione al pianoforte, il produttore tedesco si divide tra laptop e strumentazioni elettroniche degne di un film di fantascienza.

Li divide una zona buia e una formazione artistica agli antipodi (classica per il giapponese, mixer e sintetizzatori per il tedesco), eppure tra i due c’è una sintonia invidiabile, che dura da quasi vent'anni.

Il risultato della loro interazione è un sound spaziale, che sembra provenire da galassie lontanissime, con atmosfere sospese e glaciali, nelle quali malinconici intermezzi melodici di pianoforte sembrano essere l’unica prova di vita umana.

Un interplay costante, senza il bisogno di sguardi, che dà vita a scenari ambientali di grande eleganza meditativa: risonanze aeree unite a scuri drones si levano in atmosfere acustiche dalle proporzioni variabili e dalle forme sospese.

I paesaggi descritti da Ryuichi Sakamoto e Alva Noto riescono a interpretare la dualità del nostro tempo: dall’essenzialità giapponese alla ricerca visionaria tedesca, la fragilità del passato viene contrapposta alla durezza del nuovo mondo.

I due artisti si interrogano sulla materialità della terra, sui suoi movimenti, sui tempi che influenzano il processo di trasformazione, i suoi limiti e l’utilizzo delle risorse creative.

Il suono è studiato, misurato e poi visualizzato, i suoni concreti sono campionati e inseriti editando il lavoro matematicamente, dando alle composizioni strutture ritmiche precise e componibili, che naturalmente contrastano con il suono essenziale e sottile di Ryuichi Sakamoto.

L'applauso fragoroso della Sala Santa Cecilia, sold out da mesi, ha salutato la  maiuscola performance dei due musicisti, che hanno dimostrato ancora una volta come sperimentazione sonora e lirismo possano coesistere, trasportandoci in una dimensione altra, in cui le vibrazioni sonore si connettono naturalmente con il nostro respiro e con i battiti del cuore.

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