Rufus Wainwright a Sanremo è blasfemo? La verità

Abbiamo analizzato il testo incriminato, "Gay Messiah", cercando di scoprire dove stia la verità nel suo rapporto con la religione e con Dio. Soprattutto quando questi temi si scontrano con l'omosessualità - Tutto Sanremo2014

– Credits: Ufficio Stampa

Alessandro Alicandri

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Rufus Wainwright sarà ospite del Festival di Sanremo 2014 nella terza serata di mercoledì 19 febbraio. In sede di conferenza stampa è stato letto un comunicato del consigliere Rai Antonio Verro contro la partecipazione dell'artista canadese.

"Non si comprende perché il palco del Festival di Sanremo debba offrire visibilità ad un artista, come Rufus Wainwright, esclusivamente noto per i toni blasfemi delle sue canzoni. Una televisione di servizio pubblico non dovrebbe puntare su questo tipo di personaggi e polemiche per inseguire maggiori ascolti: altrimenti dove è la differenza con le tv commerciali? Spero che i vertici aziendali e di Rai1 vigilino con grande attenzione perché Sanremo è il Festival di tutti gli italiani e nessuno deve sentirsi offeso nei propri sentimenti civili e religiosi"

Il riferimento è soprattutto a un brano, "Gay Messiah", contenuto nell'album "Want Two" del 2004 il cui testo suona nei suoi 3 minuti e 15 secondi di brano, così, una traduzione ci sarà utile per capire meglio di cosa stiamo parlando:

"Lui vivrà e poi nascerà da un film porno degli Anni 70, vestendo calzettoni di spugna con stile e con un sorriso innocente. Fareste meglio a pregare per i vostri peccati, perché il Messia gay sta arrivando [...] No, non sarò io, Rufus il battista. No, non sarò l'unico, battezzato nello sperma. Se invece dovesse succedere che qualcuno chiederà la mia testa, allora io mi piegherò sulle ginocchia e gliela offrirò a testa bassa"

È difficile trovare una notizia estera di un grosso organo di informazione che dal 2004 a oggi accusi l'artista (o riporti l'accusa) in questi termini, tranne in rarissime eccezioni. Quello che è un po' più certo è che questa canzone racconta l'attesa di qualcuno che possa lottare in prima linea per i diritti omosessuali con lo stesso potere di un Dio sceso in terra.

Rufus Wainwright ha cominciato a battersi per le leggittimazioni LGBT da alcuni anni, ma ben dopo la pubblicazione di questa canzone. La sua, probabilmente, è una confessione di colpevolezza usando i codici comunicativi della religione.

L'artista è noto per aver realizzato una delle cover più conosciute (sicuramente nel nostro Paese) di "Hallelujah", originariamente di Leonard Cohen, un brano dai chiarissimi riferimenti biblici, una canzone che venne ripresa nel 1997 da Rufus come tributo dopo la morte di Jeff Buckley.

Negli anni, in molti si sono interrogati sulla sua spiritualità.

È un uomo che pur non essendo religioso, come molti, ha una visione personale della spiritualità e di Dio, figura che cita e porta in alcune delle sue canzoni come "Agnus Dei" e "Dinner at eight". Ha fatto capire in più occasioni, di non sopportare l'odio verso gli omosessuali basato sulla religione, come fa anche nel brano "Going to a Town" del 2007, dove esprime con estrema malinconia la possibilità di una discesa agli inferi determinata dal peccato di aver amato un uomo.

Durante la kermesse di Raiuno, in ogni caso, ecco cosa canterà: la sua cover di "Across the Universe" dei The Beatles (colonna sonora del film "Mi chiamo Sam") e la sua "Cigarettes and Chocolate Milk". Dal 20 febbraio è disponibile "Vibrate: The Best of Rufus Wainwright" in doppio con i suoi più grandi successi con due inediti, "Me and Liza" e "Chic and Pointless".

UPDATE - Rufus Wainwright, in merito a questo caso, ha dichiarato: "Sono sorpreso dalle reazioni di alcuni gruppi cattolici conservatori all'annuncio della mia presenza a Sanremo. Penso che alcune cose dette su di me dai media vadano rettificate. Gay Messiah non è blasfema, in quanto non è un ritratto di Gesù, ma la metafora di un mondo in cui le persone omosessuali godono degli stessi diritti degli eterosessuali".

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