Giovanni Ferrari

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I più giovani lo vedono come un paladino. Non è un super palestrato, non sfoggia collane d’oro e, diciamolo, si allontana da tutti i canoni di un cantante di successo. Ma forse è proprio per questo motivo che Rovazzi è diventato quello che è ora: un personaggio che, con la sua ironia, sta facendo ballare il nostro Paese. La sua hit Andiamo a comandare è entrata nella storia della discografia italiana: è la prima volta che un brano arriva al disco d’oro solo con lo streaming. Il video, infatti, è arrivato a 21 milioni di views.

Siamo sinceri: un numero alto (altissimo) di visualizzazioni su YouTube non è per forza sinonimo di qualità. Fabio Rovazzi stesso non si definisce un cantante: il suo è un tentativo. Una prova di viralità. Ma sicuramente è un fenomeno da capire, in cui immedesimarsi.

Per questo motivo abbiamo incontrato l’artista, amico (e compagno di avventure) di Fedez e J-Ax. E abbiamo capito qualcosa di più su questo strano personaggio.

Rovazzi, galeotto fu il videomaking…

Sì, a me piaceva disegnare e ho iniziato a prendere sul serio il videomaking quando ho lasciato la scuola. Quando ti impongono di studiare una cosa che ti piace, automaticamente non ti piace più. Così ho lasciato il disegno, anche se ogni tanto ora lo sfrutto per fare degli storyboard. Mi sono chiuso in camera mia, sono andato a vivere da solo e ho iniziato a fare il videomaker.

E come sei arrivato ad essere un personaggio da disco d’oro?

È stato un processo molto lungo. Ho sempre fatto video, fin dall’età di cinque anni. Mi ricordo che avevo addirittura costruito una navicella di Star Wars con la carta e l’ho attaccata alla videocamera per far finta di girare quella scena. Poi ci sono stati diversi passi prima di arrivare alla canzone. Ho iniziato a lavorare nei locali, lavoravo fino alle quattro di notte e facevo after per vendere un lavoro fatto bene. Poi pian piano la cosa si è evoluta e ho conosciuto vari produttori di musica elettronica. Così ho iniziato a fare video musicali.

Come è stato?

Bellissimo. Ho fatto due video per Merk & Kremont e tanti altri. In tutto ciò ho iniziato a pensare: “Perché devo dare le mie cose in giro se posso farle per me?” e ho iniziato a fare video su Facebook, fino a quando tutte queste strade mi hanno portato alla canzone. Non perché io avessi una passione per il cantato (non ho mai cantato in vita mia), ma perché mi piaceva mettermi in gioco in una cosa nuova e sperimentare un po’ l’unione di tutte queste strade che ho preso. Il testo del brano è una mia idea e mi ha aiutato Danti dei Two Fingerz, perché la metrica chiaramente non sapevo cosa fosse. Andiamo a comandare è nata così.

La tua canzone la conoscono praticamente tutti, ma il tuo pubblico è abbastanza giovane. Immaginiamo un tuo incontro con un cinquantenne poco attento alle dinamiche social. Spiegagli chi sei e perché ora tutti parlano di te...

Non c’è un perché vero e proprio. L’unica spiegazione che ti posso dare è il fatto della viralità: quando un prodotto è virale, lo conoscono tutti. Si fa fatica a capire bene il perché. Ci sono tanti elementi all’interno del prodotto che l’hanno reso virale, come il testo/tormentone, la linea melodica che ti entra in testa, il balletto divertente, l’inserimento di vari personaggi, ecc.

Immagino che non ti saresti mai aspettato un successo del genere. Ma davvero non c'è mai stato un progetto di costruzione del tuo personaggio? Ho in mente quando comparivi nei video di Fedez…

In realtà no. Il rapporto con Fedez e Ax è nato prima della canzone: non li ho mai interpellati per il mio brano, non mi hanno mai aiutato sulla cosa. Ma non perché non volessero o cose del genere: semplicemente perché non li ho voluti disturbare per questa cosa. Non era premeditato niente. Ho cercato di farla al meglio.


Ieri Fedez ha detto che sei “il paradigma di una discografia bipolare”. A cosa si riferiva secondo te?

Io mi ritengo un grande troll della discografia italiana. Sono una persona che non sa cantare ma che ha fatto il Disco d’oro. Questa cosa fa troppo ridere, no?

Certamente. È anche un segnale forte alla discografia italiana. Non pensi?

Sì, è un segnale forte. Posso dire di essere figlio di un cambiamento. Poi non uso i classici cliché per fare il figo, anzi, faccio l’esatto contrario. Però chiaramente non riesco a definirmi. Le valutazioni le faranno gli esperti.

Il testo di Andiamo a comandare ironizza su alcuni temi vicini al mondo giovanile. Come vedi i ragazzi di oggi?

Secondo me a volte hanno riferimenti sbagliati. Soprattutto quando si è piccoli. Quando poi si cresce, puoi fare tutto quello che vuoi. Ma in generale non c’è niente che dia riferimenti giusti. Sono felice che sia arrivato anche un messaggio positivo tramite la canzone. Non era il mio scopo principale, ma ne sono felice. Poi, a dir la verità, io non sono completamente contrario alle droghe o all’alcool: sono semplicemente contrario all'eccesso di queste cose. Se tu bevi e vai a guidare, per quanto mi riguarda sei un pirla.

Siamo d’accordo. Tu hai studiato in un liceo con un carattere religioso abbastanza forte. Come l’hai vissuta? Qual è il tuo rapporto con la religione?

Non sono contrario alla religione: semplicemente ognuno è libero di pensare quello che vuole. Io sono stato credente. Non sono neanche ateo. Sono abbastanza credente e non praticante, diciamo. A scuola mi dicevano che se ti definisci ateo, automaticamente affermi che Dio esiste: mi sembra assurdo. Io ho avuto tante cose che mi hanno portato a non essere più praticante, come essere in una scuola in cui la religione è vista quasi come legge. All’interno della mia scuola c’era una chiesa e la mattina tutti andavano a pregare prima dell’inizio delle lezioni. Io ho sempre evitato volentieri. Poi, vabbè, al di là delle battute, ho perso mio padre e avvenimenti del genere ti lasciano per forza di cose delle perplessità. È anche per questo motivo che non mi definisco né ateo né praticante.

Farai alcune date live? E, soprattutto, stai preparando un nuovo pezzo?

Sì, domenica sarò al Coca Cola Summer Festival, e poi avrò tantissime date nei club o in alcuni Festival (come il Battiti Live). Ho in progetto una nuova canzone ma non ti posso dire nient’altro.

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