Roger Waters incanta i 42 mila di Padova

La recensione del concerto allo Stadio Euganeo: un trionfo

Roger Waters – Credits: Getty Images

Gianni Poglio

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Ore 16: Padova ribolle. All'esterno dello stadio Euganeo a sfidare l'afa ci sono già migliaia di spettatori in attesa. Riparate dall'ombra di un albero due ragazze ripassano diligentemente i testi delle canzoni di The Wall. Ci sono nonni, figli e nipoti per lo spettacolo degli spettacoli di Roger Waters. The Wall ha smesso da tempo di essere solo un album, The Wall è un concetto, un'idea del mondo, l'ultima grande opera rock 

E Waters ne è il suo custode oltre che il principale compositore. La mente dei Pink Floyd, in quel disco e in questo spettacolo ci ha messo la parte più dolente della sua vita: la perdita del padre, pilota inglese nella Seconda Guerra Mondiale. Ma The Wall è anche altro, è il senso di alienazione, di estraneità, il luogo oscuro della mente dove si è perso Syd Barrett, amico di Waters, chitarrista-compositore dei Pink Floyd nei primi due dischi. 

Poco prima delle 21,30 arrivano potenti e accompagnate da giochi pirotecnici le note di In the Flesh: boato. A fine brano un mini aereo si abbatte sul lato destro del palco tra fuochi, esplosioni e scintille, Uno dei tanti effetti speciali di uno show maestoso. Un intero lato dello stadio è un muro di mattoni bianchi che funge anche da schermo per le spettacolari immagini ed animazioni che accompagnano i brani. C'è tutto dell'iconografia di The Wall: il muro che cresce canzone dopo canzone, il gigantesco maiale che vola sulla folla, un audio spettacolare con il suono che avvolge tutto e tutti in ogni angolo dell'Euganeo. E poi c'è lui, Roger, incrollabile profeta dell'abbattimento dei muri. Waters, più che cantare interpreta, sottolinea con la voce ed il volto il messaggio delle canzoni. Si cimenta anche in italiano e dedica il concerto alle vittime di tutti i terrorismi di Stato.

La scaletta è sempre quella (si replica il 28 luglio a Roma, Stadio Olimpico), immutabile come l'ordine dei brani sul disco. Accendono la folla di Padova Mother, Another Brick in The Wall, Hey you, Run like hell e naturalmente Comfortably Numb, un inno per tutte le generazioni. Fino al gran finale con lil crollo dei mattoni del muro e i 42 mila che si spellano le mani. Waters lascia il palco per ultimo dopo un uragano di applausi. La gente lo acclama, lui sorride, un po' si commuove. Sa bene qual è la domanda che tutti vorrebbero porgli: 'Vero che questo non è il tuo ultimo tour?'.

 
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