Roberto Vecchioni: "Non vincerò il Nobel, ma sono orgoglioso della nomination. L'Italia, nel frattempo, mi insulta"

Il Professore presenta "Io non appartengo più", il nuovo album di inediti, in uscita l'8 ottobre

Alessandro Alicandri

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Dal prossimo 8 ottobre 2013 il professore e cantautore Roberto Vecchioni pubblica il suo nuovo album "Io non appartengo più". Arriva dopo il lancio del singolo "Sei nel mio cuore", un disco che giunge a noi a sei anni dal precedente disco di inediti "Di rabbia e di stelle". 12 tracce, divise in round come in un incontro di boxe, è musicato da Lucio Fabbri (nome diventato molto noto anche grazie a X Factor, è lui la mente delle basi dei talenti), Massimo Germini e Roberto Gualdi.

Il disco ha una fortissima componente orchestrale. Due violini, una viola, un violoncello, una tromba e un clarinetto accompagnano il percorso di queste canzoni. Nei cori, troviamo la voce di Roberta Granà, ormai piuttosto nota (e molto amata) per aver seguito per molto tempo tra gli altri i tour di Laura Pausini e Giorgia. Tra i ringraziamenti, il più sentito, il primo della lista, è a Giuliano Sangiorgi, voce dei Negramaro. 

Abbiamo voluto dei dati più chiari sulla paventata candidatura al Nobel di Roberto Vecchioni, notizia lanciata pochi giorni fa, poi mezza smentita.

Ecco la sua dichiarazione: «Non sopporto più che tutti parlano, siamo in demomania e in demotrofia, c'è un eccesso di democrazia. Si parla tutti e si parla a vanvera, e non si raccontano le cose a vanvera. Lo devono fare i giornalisti, gli scrittori, i cantautori, le persone. Mi hanno detto anche che posso nominare Pupo per il Nobel, con tutto l'affetto che nutro per lui, mi sono arrivati anche degli insulti personali per questa cosa, è una notizia che mi è arrivata, non l'ho deciso io. Forse per molti non era chiaro.

Ha poi aggiunto: «Mi sono chiesto, quante persone parlano in italiano? Lo 0,2%, più o meno. Qualsiasi italiano dovrebbe essere orgoglioso di questa cosa, perché la canzone italiana finalmente viene riconosciuta, che fossi io o Guccini o De André, sarebbe stata la stessa identica cosa. In un altro Paese sarebbero stati tutti in festa, invece noi no. Chi ne ha gioito per questa cosa, l'ha dato per scontato. Il premio Nobel è troppo per me, non lo vincerò mai, ma la sola idea che ci sia stata questa nomination mi riempie di orgoglio».

Dice ancora: «Ci sono tanti esempi importanti di cantautori, anche all'estero. Considerare la forma canzone inferiore alla letteratura è di chi non pensa alla sua arrivabilità, per come prendi la persona, nel modo in cui lo fai. Mi verrebbe da dire a uno scrittore, romanziere a scrivere una canzone come "Sapore di sale", dove tutto è sintentico, il sentimento è popolare. La canzone, laddove non spacca o dove non dice ovvietà e non è sgrammaticata, ma invece racconta il sentimento popolare, è altissimo. Non sono il cielo e le stelle la poesia, la poesia è creazione, rapportare una persona al sentimento che gli dai, rendendola felice».

Aggiunge: «Le disperazioni di Gino Paoli sono di una lucidità incredibile, saranno ovvie, da bambini? No, sono eccezionali. De Gregori ha ridefinito il discorso, il modo di offrire concetti e alzarli. Proviamo a tradurre le canzoni dall'estero, c'è davvero poco, dall'Inghilterra alla Germania. I peggiori imitatori italiani cantano queste cose. La canzone italiana è dignitosissima e sono contento che a Stoccolma se ne siano accorti. Non ho mai avuto l'idea di vincere un Nobel, l'ho già vinto nella nomination. Forse ne sanno più a Stoccolma che in italia».

Chiarisce i punti: «Io l'ho saputo dal Corriere come voi. Non so se è vero o no perché non ne parlano mai personalmente con i candidati, ma il premio viene conferito il 10 dicembre, ancora c'è tempo. Io credo che sia vero e non una bufala, chi seleziona sicuramente si è ascoltato tutte le mie 300 canzoni e tutti i miei libri, sono persone molto precise, credo che questa potenziale nomination non sia solo una voce».

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