Robbie Williams a Milano: cronaca di un trionfo

La recensione del concerto a San Siro: quante emozioni!

Alessandro Alicandri

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Ore 18.30, metropolitana di Milano. Siamo schiacciati tra un fan e l'altro di Robbie Williams. Niente paura, facciamo un lungo respiro e ci stringiamo. Nessuno ci fermerà. Arriviamo a Lotto, il pubblico che esce dalle vetture è molto carico, anche se ci sono 30 gradi, l'umidità è intorno a noi è del 50% e ed è il 31 luglio 2013.

Anche se ci troviamo dopo pochi minuti a qualche centinaio di metri dalla struttura, sentiamo il richiamo di "Take the Crown", il tour partito a giugno estate negli stadi europei e che durerà fino alla fine di agosto. L'ultimo suo tour risale al 2006. Per questo, senza saperlo, ci aspettavamo fuochi pirotecnici. Ecco, non pensavamo di trovarli veri. Ma partiamo dall'inizio.

La prima cosa che colpisce l'occhio è il palco: tutto dorato, con due diramazioni diagonali sui lati e con sagoma del suo volto troneggiante al centro della scenografia, gigante come un'incisione in una montagna. Una struttura semplice e imponente, protagonista ed egocentrica. Le sorprese di questo show, che non è cominciato, devono ancora arrivare.

Vi è mai capitato di rimanere a bocca aperta durante un live? Ecco. Robbie Williams è quello che dopo l'entrata di una band di 11 elementi spunta dalla cima di quella testa di cui vi parlavamo prima, ad almeno sei metri di altezza, e si lancia legato a una corda verso il palcoscenico. No, non stiamo scherzando, è successo davvero.

Il concerto comincia con "Hey Wow Yeah Yeah" e finisce prima dei bis con "Rock Dj" e in mezzo ci sono due ore live (dalle nove fino alle 11 circa), 22 canzoni e la totale follia. Altro che grasso, altro che morto artisticamente, Robbie Williams già a "Let Entertainment You" ha in pugno uno stadio intero e siamo tutti attoniti. O trovi chi urla di gioia oppure chi non riesce a dire nulla come noi. Per tutto il concerto (tranne rari momenti) non ci saranno alternative.

L'aria inizia a odorare di fiammifero e abbiamo la sensazione che prenderemo fuoco molto presto. Così è stato. È tutto così sexy, lui è così sexy, il suo linguaggio è sempre diretto, quell'uomo ha un impatto devastante. È irresistibile, ha una forza spaventosa. Lo sapete che non sappiamo da dove partire per raccontare questo live? 

Bhé potremmo iniziare da quando Robbie ha detto: "Per le prossime due ore il vostro sedere è mio". Oppure quando una canzone ogni tre entra un busto artistico che rappresenta Robbie Williams nelle pose dell'iconica copertina, da semplici strutture dove si è dondolato o inerpicato fino a delle grandi palle specchiate che riproducevano il suo volto per dare allo stadio l'effetto discoteca Anni 80.

Oppure potremmo raccontare del duetto con il sensazionale Olly Murs (che ha aperto il live un'ora prima), con il quale canta la bellissima "Kids". Il concerto è appena cominciato e noi siamo già stesi di emozioni.

"Sin Sin Sin", "Bodies", "Come Undone". I suoi pezzi sono tutti (e nessuno escluso) incollati alle nostre ossa. E laddove i brani erano meno noti o troppo nuovi, ha sempre trovato un espediente per mixarli ai ritmi di un grande classico del rock o del pop (addirittura "Candy", l'ha mescolato con elementi di "Bille Jean").

Ad un certo punto fatto salire una ragazza sul palco, l'eroina Chiara, che ha dato il meglio di se stessa mostrando il volto più vero di una vera fan di Robbie Williams: una donna pazza di lui con tanta voglia di divertirsi.

Quello che sulla carta sembrava dover essere secondo i più critici il concerto per nostalgici degli anni 2000 con un ex icona della musica fiacco per colpa degli -anta che si avvicinano, si è rivelato un trionfo, in uno dei concerti più belli che il 2013 molto probabilmente potrà regalarci. Chi non è venuto si è perso qualcosa di gigantesco.

Ci siamo chiesti per quali diamine di motivo fosse importante comprare la registrazione live del concerto fatta sul momento e venduta alla fine della performance. Adesso sappiamo perché: dopo aver visto tanti concerti internazionali, solo pochi si rivelano poi così personalizzati come questo. 

A un certo punto ha lasciato che il concerto perdesse il suo tono epico per rilassarsi e farci sfogare tra le note di un redivivo "Po-popopo-popo" che ha dato un inno ai nostri mondiali da vincitori, ha fatto vanità delle proprie doti intime, ha cantato con il pubblico il ritornello di "Baby one more time" di Britney Spears (siamo certi che la notizia farà felici molti fan italiani della cantante) e alla fine ha salutato il pubblico italiano e quello internazionale che si è riunito per l'occasione (coincisa con le ferie) con un affetto particolare.

Nei bis chiude con un trittico di brani sconvolgente: "Feel", "She's the one" e "Angel". Tre capolavori del pop che Robbie Williams ha cantato come se fosse la prima volta, come se le emozioni a 10 anni da "What We Did Last Summer: Live at Knebworth" si potessero davvero ripetere all'infinito. E quei fuochi d'artificio finali hanno messo la lode in un concerto che era già un 30.

Se la parola performer di solito ha un significato un po' generico, il nome di Robbie Williams dovrebbe essere il primo buon esempio per farsi capire da chi non ne ha mai visto uno. Quando hai una storia di successo ti possono togliere tutto: i soldi, la fama, la carriera discografica, la credibilità nei media e la benevolenza dei social network. Ma le emozioni delle tua musica nessuno te le può portare via. Superbo.

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