Gabriele Antonucci

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Che cos’è il pop? Una domanda solo apparentemente oziosa.

Da un punto di vista musicale, pop è una definizione così ampia da racchiudere piatti prelibati come i dischi dei Beatles e dei Beach Boys fino al junk food incarnato dagli artisti pseudo-indie oggi di gran moda in Italia.

Chi può rispondere con cognizione di causa alla domanda è il fresco quarantacinquenne Robbie Williams, nato il 13 febbraio del 1974, undici album e 70 milioni di dischi venduti, che, partendo all’inizio degli anni Novanta da una boy band come i Take That, ha costruito passo dopo passo una carriera solista con i fiocchi.

L'epopea dei Take That

Chissà in quanti avrebbero scommesso, nel 1990, su quel sedicenne dinoccolato, con il ciuffo da bravo ragazzo, una voce ancora immatura e dalla simpatia contagiosa.

Trent'anni fa è iniziata sottotraccia l'epopea dei Take That, di cui Robbie è stato uno dei membri cardine, una delle boy band di maggior successo degli anni Novanta che ancora oggi richiamata migliaia di fan nei loro concerti in giro per il mondo.

Mentre alcune band sono evaporate nel giro di un paio d’ anni, i Take That, composti oggi da Gary Barlow, Mark Owen e Howard Donald, continuano a macinare successi e concerti sold out, come probabilmente saranno le due date italiane del 28 giugno al Lucca Summer Festival e del 29 alla Cavea dell'Auditorium Parco della Musica di Roma.

Uscire da una macchina da soldi perfettamente oleata per intraprendere una rischiosa carriera solista è stato un atto certamente coraggioso da parte del cantante, ma gli ottimi risultati hanno confermato la bontà della scelta di correre da solo, allargando negli anni i confini del pop.

Gli album swing

Nel 2001 il cantante inglese ha stupito tutti con un album di cover jazz, Swing when you’re winning, che ha convinto anche i più scettici sulle qualità di entertainer di Williams. 

Nel 2013 l'ex Take That è tornato alle amate atmosfere da Rat Pack in Swing both ways. "Ho sempre saputo che, dopo Swing When You’re Winning, ne avrei fatto un altro e penso che questo sia il momento giusto", ha dichiarato nel 2013 Williams a Panorama.

"L’album questa volta è un tributo ben preciso e uno sguardo pieno d’amore verso un periodo di questo pianeta a cui non sono stato invitato, in cui non ero nato e avrei voluto esserci, con cui sento un legame davvero forte. Entrando in studio pensavo che le cose sarebbero andate come l’ultima volta che ho fatto un album swing, ma poi ho capito, non era quello che volevo. Questo album è diverso, non sono tutte cover. Avevo alcune canzoni che volevo far sentire al mondo, che volevo far entrare a far parte della vita delle persone, se ne avrò la fortuna. Quindi Swing Both Ways è molto simile a Swing When You’re Winning, ma anche molto diverso e spero di portare un po’ di romanticismo nel mondo!”.

Un nuovo equilbrio grazie alla famiglia

Oggi Robbie Williams, a 45 anni, è un artista e un uomo in pace con se stesso, grazie alla moglie Ayda Field e ai due figli Theodora Rose e Charton Valentine, che vive tra Londra e Los Angeles, dopo che i ben noti problemi di droga e di depressione hanno minato alcune fasi della carriera, caratterizzata da brusche cadute e da clamorosi successi.

Ha fatto il giro del mondo il video della nascita del figlio Charlton Valentine nel 2014, il secondo dopo la primogenita Theodora Rose, in cui Robbie si è messo a cantare e ballare, in favore di telecamera, davanti alla moglie Ayda che, in preda ai travagli del parto, non sembra aver gradito particolarmente quella performance.

Williams è un entertainer con i fiocchi, con un repertorio che consta di almeno 15-20 brani memorabili (tra cui Angels, Millenium, She’s the one, No regrets, Come undone, Let me entertain you e Feel) in grado di coinvolgere ed emozionare come pochi frontman sono in grado di fare un pubblico assai trasversale per età e per gusti (come potete apprezzare nel video live di Come Undone in fondo all'articolo).

Robbie sul palco è sempre prodigo di battute e di trovate sceniche, ma al tempo stesso assolutamente convincente come cantante, con una voce che negli anni si è arricchita di maggiori sfumature e colori.

L'ultimo album "The Heavy Entertainment Show"

Il suo ultimo album The Heavy Entertainment Show, che ha segnato il ritorno dello storico collaboratore Guy Chambers, a cui dobbiamo Angels, Feel e Let Me Entertain You, è un lavoro originale, divertente e brillante, con 11 brani completamente diversi l'uno dall'altro(un miracolo, nell'epoca degli album pop con canzoni-fotocopia), accomunati da una buona dose di teatralità e da una produzione impeccabile senza risultare fredda.

Il singolo di lancio Party Like a Russian, che campiona addirittura Sergei Prokofiev, è un brano che cantato da chiunque altro risulterebbe sopra le righe e di cattivo gusto, eppure Robbie ha il raro dono di dare lustro, con la sua comunicativa, anche a brani discutibili, trasformando il ferro in oro da consumato alchimista delle sette note.

Il video, in cui Williams interpreta un ricco magnate russo che vive circondato da donne belle e servizievoli che lo riveriscono in abiti succinti e non gli fanno mancare nulla tra oro, drappeggi, caviale e champagne, ha fatto infuriare i media russi, che hanno accusato l'ex Take That di aver messo insieme tutti i più triti cliches sui loro costumi e di aver svilito la storia e la cultura della madre patria.

In una un'intervista per promuovere il nuovo lavoro discografico, l’artista ha dichiarato: “Stavo riflettendo sul concetto di ‘light entertainment’, ovvero tutti i più importanti show televisivi di quando ero un bambino, con 30 milioni di telespettatori davanti alla tv che condividevano insieme una grande esperienza. Ho pensato che a volte questo spettacolo può arrivare alle persone anche in modo forte e questo è per me “heavy entertainment”.

Nessuno può prevedere che cosa ci riserverà il suo prossimo album, ma, parafrasando un celebre aforisma di David Bowie,"non so dove andrò da qui, ma prometto che non vi annoierò".

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