Rise presenta 'L'ultimo dei sensi', il primo disco fatto con il beatbox

Beat, rullanti, distorsioni, tutto a fiato, senza strumenti. Il Demetrio Stratos dell'hip hop italiano presenta il suo primo album, un lavoro unico nel suo genere

Rise

Matteo Politanò

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La tecnica del beatbox, letteralmente "scatola delle battute", consiste nel produrre basi musicali e suoni unicamente utilizzando la bocca, la gola e il naso. Nell'hip hop serve per stendere un tappeto sul quale i rapper improvvisano le rime, un mix di talenti che spesso lascia il pubblico incredulo. Rise è uno dei portavoce del beatboxing italiano, un movimento in crescita che oggi sfocia nella presentazione di "L'ultimo dei sensi", primo disco le cui produzioni nascono tutte da suoni creati dopo ore di allenamento. Al suo interno il meglio della scena rap italiana, dai Two Fingerz a Ensi passando per Raige, Mistaman, Johnny Marsiglia ed Entics. Panorama.it lo ha intervistato per svelare come è nata la sua passione per il beatbox, un amore a prima vista che lo ha convinto anche a mettere da parte una carriera calcistica pronta a decollare.

Come nasce il progetto del tuo disco e la scelta del titolo?

L’idea del disco è nata due anni e mezzo fa, il pensiero di realizzare un album con queste particolarità l' ho avuto fin dall'inizio del mio percorso. Ho iniziato a lavorarci seriamente l’anno scorso, all’inizio insieme a Danti dei Two Fingerz con cui ho fatto la metà del lavoro. Il restante 50% invece è proseguito con la Trumen Records, l’etichetta torinese con cui ho firmato un contratto discografico. Ho scelto come titolo “L’ultimo dei sensi” perché quando faccio beatbox la gente mi guarda sbalordita come se fossi un alieno. Per questo motivo volevo dare l’idea che il fare beatbox, vada oltre i cinque sensi canonici, come se il produrre musica con la bocca fosse un senso in più al quale un' essere umano possa arrivare.E' disponibile da oggi in tutti i digital stores e nei migliori negozi di dischial prezzo promozionale di 6,99 euro.

Come è stata sviluppata la lavorazione del disco?

Tutti i suoni delle produzioni sono totalmente miei tranne quelle poche tracce in cui collaboro con altri producer. Dal vivo faccio uno show di freestyle, sbalordendo la gente con intrecci di vari suoni e batterie, mentre per l’album ho registrato suono per suono,strumento per strumento creando multi tracce che compongono una vera e propria base musicale,concentrandomi a riprodurre diversi tipi di strumenti musicali, come si sente in un' orchestra.

Come ti sei avvicinato al beatbox e come hai imparato a farlo?

Quando ero in compagnia con i miei amici si faceva freestyle e io ho iniziato a fare un sottofondo musicale con versi a tempo. Poi ho imparato a fare la prima cassa e il primo rullante. In men che non si dica mi ero appassionato di beatbox. Sono andato su internet a cercare informazioni e da lì ho iniziato ad allenarmi senza sosta migliorando costantemente giorno dopo giorno e scoprendo un vastissimo movimento mondiale di questa disciplina. Non ho più potuto farne a meno!

Quali sono le caratteristiche principali di un buon beatboxer?

Per fare beatbox non bisogna per forza saper suonare uno strumento ma basta avere un gran senso del ritmo e la caparbietà di insistere. La partecipazione è un fattore fondamentale, i primi tempi sembra tutto impossibile invece bisogna allenarsi con costanza, sperimentare sempre e non mollare mai. Il beatbox è il modo più povero e umile che esista di fare musica, non serve niente per farlo se non il proprio corpo, quindi dedizione e senso del ritmo sono le fondamenta necessarie per essere un bravo beatboxer.

Personaggi come Demetrio Stratos hanno dimostrato come sia possibile produrre suoni impensabili, quale è il più assurdo che hai prodotto e quello che ti ha dato più soddisfazione?

Non è una domanda facile e non è semplice spiegare come vengono prodotti i suoni, soprattutto in un' intervista scritta. A parte quelli della batteria, che sono i suoni classici di tutti i beatboxer, il resto viene in modo totalmente naturale provando senza sosta e sperimentando tecniche che non nascono secondo una logica precisa. Alcuni suoni vengono fuori quasi casualmente la vera sfida è riuscire a riprodurli e a metterli a tempo. Una volta imparato questo, esibendoli su un palco con un microfono, ti accorgi di quanto la gente rimanga spiazzata.

Come hai scelto questa disciplina rispetto alle altre dell'hip hop?

Prima facevo il calciatore a livello professionistico nel Legnano: ho fatto una preparazione all'Empoli per poi finire al Monza. A 17 anni ho esordito in coppa Italia in serie C ma la musica ha avuto la priorità. Già apprezzavo l'hip hop in generale, andavo in skate e dipingevo. Poi ho iniziato a fare produzioni a casa, ma io da sempre faccio fatica a stare al chiuso. Ho sempre voglia di uscire e, nonostante produrre mi piacesse molto, stare al pc per ore non era il mio massimo. Appena ho scoperto il beatbox ho capito che era la mia strada. Potevo produrre musica stando all’aria aperta, quando e dove volevo, senza passare ore su un computer. E’ stato amore a prima vista.

Come per le altre arti esiste una scena di beatboxer con artisti di riferimento?

I miei preferiti della nuova scena del beatboxing mondiale sono l’attuale campione del mondo, il bulgaro Skiller, Alem che è un ragazzo francese e Reeps One che è inglese: fa ridere dirlo ma io ho ascoltato la dubstep molto prima che arrivasse anche in Italia grazie al suo beatbox, all'estero arrivano sempre prima di noi.

Quante volte ti viene chiesto dai fan di insegnargli a fare beatbox?

Tantissime ma soprattutto dopo i live ci sono sempre un sacco di persone che mi chiedono come sia possibile. C’è chi mi chiede se ho ingoiato uno stereo, vedi le persone incredule, è divertentissimo. Una volta ho fatto uno showcase e dopo essere sceso dal palco una ragazza mi ha chiesto “ma tu quando inizi?”. Pensava fossi un rapper. Ho riso. Il fatto che uno spettatore non si accorga che il sottofondo musicale è stato riprodotto dalla mia bocca per me è uno dei complimenti più grandi.

Esistono precedenti nella storia della musica di album fatti con la tecnica del beatbox?

Che io sappia di progetti simili al mio ce n'è stato solo uno in Inghliterra: non era però un vero e proprio disco bensì un ep . Negli anni '90 so che c'è stato un artista che ha fatto un lavoro incentrato sul beatbox in Italia ma non erano vere e proprie produzioni. Il lavoro che ho sentito era indubbiamente più incentrato sul freestyle e la crudezza del beatbox. Nessuno fino ad ora ha realizzato un vero e proprio progetto musicale, componendo musica in beatbox lavorato e realizzato in questa maniera, soprattutto non con dei cantati all'internon non con delle vere e proprie canzoni. Quindi, che io sappia, umilmente parlando, a livello di album fatto e finito, “L’ultimo dei sensi” è il primo prodotto di questo tipo.

Quale musica ascolti e con quali artisti ti sei appassionato all'hip hop?

Quando ero ragazzino ascoltavo per la maggior parte rap italiano, mi piace sempre ricordare che sono il primo fan degli artisti con cui ora lavoro. Adesso ascolto la scena italiana con un approccio più “lavorativo” ma se ho del tempo libero preferisco artisti hip hop Americani o francesi. Come altri generi mi piace molto la Dubstep e la Drum' n Bass.

Di recente il rap è stato sdoganato anche ad Amici con Moreno come valuti questo periodo storico? L'attenzione crescente è un bene o rischia di far implodere tutto il movimento come sul finire degli anni 90?

Sicuramente credo che sia un bene, questo genere merita di essere diffuso a tutti i livelli. La musica italiana, a parte alcune fasce intoccabili, rimane una musica fatta un po' sempre dagli stessi elementi, c’è bisogno di un nuovo movimento, anche perché il rap è il genere in Italia che ha più contenuti e più talenti giovani sulla scena. Questa diffusione è positiva per fare arrivare il rap a tutti anche se a volte ho la sensazione che la diffusione sia fatta per un motivo sbagliato. Tutti si sono interessati al rap e di sicuro non è per un apprezzamento personale ma per ben altri interessi. Bisogna sicuramente stare attenti a non tirare troppo la corda.

Ci saranno delle date live, come saranno organizzate?

Come percorso personale ho fatto sempre un sacco di live con molti artisti presenti nel mio album e con i maggiori esponenti della scena rap italiana. Sicuramente queste collaborazioni non svaniranno. Attualmente è in atto un Dj Set Tour con dj Shablo e a livello personale sto studiando un nuovo showcase dove lo scopo è quello di far ballare la gente con il beatbox oltre che di stupirla con i tecnicismi. Non voglio svelare altro, ne vedrete delle belle.

Quali dischi hip hop ti sono piaciuti di più nell'ultimo anno?

Di Italiano i dischi di Fibra mi riescono sempre a stupire, sono molto completi, dalla prima all'ultima traccia. Marracash e i Club Dogo sono anche loro intoccabili. Poi sicuramente il disco di Salmo, Emis e quelli di Ensi, Raige e Rayden hanno "spaccato" , soprattutto perché  sono riusciti ad avere un'evoluzione importante rispetto al suono One Mic che la gente era abituata a sentire. Anche come produzioni la scena italiana si sta rinnovando in maniera importante e i prodotti suonano sempre meglio. I Two Fingerz sono sempre stati molto innovativi nel modo di produrre la loro musica e tra i nuovi talenti Johnny Marsiglia e Big Joe hanno veramente fatto un' ottimo lavoro. Tra gli americani Jay-Z e Kanye West hanno sfornato due vere e proprie bombe così come l'ultimo di Asap Rocky , quello di Kendrick Lamar e di Mc Miller. A me piace molto anche Wiz Khalifa nonostante in tanti lo critichino ritenendolo un po’ troppo "pussy" per lo stile americano.

Se potessi imbastire collaborazioni con artisti non solamente della scena hip hop con chi ti piacerebbe collaborare? Chi credi che potrebbe cantare sui tuoi suoni?

Da quando sono piccolo sono cresciuto con mio padre ascoltando tantissimo Jovanotti, è stato il primo artista rap Italiano, per quanto sia criticabile questa etichetta, che ho sentito. Se dovessi espandere le mie collaborazioni vorrei che fosse lui, considerando anche che spesso fa accenni di beat box nei suoi showcase. Non è un betboxer ma fatto da lui regala sempre belle emozioni.

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