Gianni Poglio

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La prima cosa che si intusice mettendosi all'ascolto di Anti è che la vita di una superstar come lei può essere complicata. Anti, l'album su cui Rihanna ha lavorato per tre anni tra un evento mondano e l'altro, è un disco inaspettato, a tratti dark, ma sicuramente intrigante.

Di veramente radiofonico in questo album non c'è molto, a parte Work. Volendo andare al punto, si può dire che Anti è un album senza uno stile di riferimento. Oscilla tra il soul della old school, la psichedelia, i suoni da dancehall e il funk. Di tutto di più. Woo, ad esempio, è un sorprendente viaggio tra prog rock e viaggi lisergici. Perfetta per i club-goers.

Higher è una ballad fatta per andare oltre i limiti vocali che conoscevamo. Same ol' mistake è un pezzo dei Tame Impala (chi l'avrebbe mai detto) che Rihanna fa suo con una certa disinvoltura perdendosi tra una linea vocale suadente e arrangiamenti soffusi. La scelta giusta per non rovinare una gran bella canzone.

Come ha scritto Rolling Stone, Kiss it better è il Purple Rain moment di Rihanna. Funky pop orecchiabile. Uno dei rari momenti veramente mainstream del disco. Work, il primo singolo, non è certo la sua miglior collaborazione con Drake, mentre Desperado è puro synth pop in chiave sexy.

Tra le perle, il doo wop di Love on the brain, tra archi e suoni retrò. Splendida e sofferta l'interpretazione vocale ("I'm tired of being played like a violin"). Close to you è invece una pop ballad perfetta: con tutti gli ingredienti per fare centro al primo ascolto. Rihanna sembra tornata per spiazzare. Se questo era l'obiettivo, bisogna dire che la ragazza di Barbados l'ha centrato in pieno.

IL VIDEO DI WORK

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