Gabriele Antonucci

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Chuck D, leader dei Public Enemy, ha affermato che “L’hip hop è la CNN del ghetto”.

Una definizione per certi versi superata, visto che l’ hip hop è diventato negli ultimi vent'anni un linguaggio universale, capace di trattare i temi più disparati e di arrivare a tutte le classi sociali, come conferma il successo globale di Kendrick Lamar, recentemente insignito del premio Pulitzer.

Nato all'inzio degli anni Settanta nei block party di New York, feste di quartiere nelle quali i dj non si limitavano a mixare i dischi, ma impugnavano il microfono per lanciare messaggi di natura sociale, sulla scia delle poesie di strada dei Last Poets, il rap, da musica pensata principalmente per l'intrattenimento, si è trasformato profondamente all'inzio degli anni Novanta, con l'avvento del gangsta rap.

La morte di XXXTentacion

Un filone crudo e realista, nei suoni quanto nei contenuti, che mette al centro della sua poetica criminalità, pistole e sparatorie, purtroppo non solo verbalmente, come ha confermato la morte del rapper XXXTentacion, ucciso ieri a a soli 20 anni.

Jahseh Dwayne Onfroy, questo il suo vero nome, è stato raggiunto da alcuni proiettili mentre usciva da un concessionario di motociclette a nord di Fort Laudardale, forse vittima di una tentata rapina.

A sparare, secondo una prima ricostruzione, due uomini che sono fuggiti a bordo di un suv. Il decesso è stato annunciato dal Dipartimento dello Sceriffo della Contea di Broward.

XXXTentacion, lanciato dal clamoroso successo dell'album 17 (che aveva raggiunto la posizione numero tre della classifica italiana), è stato spesso al centro delle cronache per vicende extramusicali, come l'aggressione all'ex compagna incinta, per la quale è stato arrestato.

Nelle stesse ore, per una tragica sincronia, è stato ucciso a Pittsburgh in una sparatoria il rapper Jimmy Wopo, al secolo Travon Smart, astro nascente del rap che aveva solo 21 anni.

XXXTentacion e Jimmy Wopo sono gli ultimi di una lunga scia di sangue, inziata negli anni Novanta con le tragiche morti di 2Pac nel 1996 e di Notorius B.I.G nel 1997.

Le tragiche scomparse di 2Pac e Notorius B.I.G.

Nato a New York il 16 giugno 1971 da Afeni Shakur, una miltante delle Black Panther che si trovava nel carcere di Greenwich Village fino a pochi giorni prima della sua nascita, 2Pac è uno degli artisti più influenti della storia dell'hip hop, con ben 85 milioni di dischi venduti.

Il 7 settembre del 1996 una sparatoria a Las Vegas, dopo l’incontro di pugilato tra Tyson e Seldon, lo ha ridotto in fin di vita, al culmine del successo, a soli 25 anni.

Il 13 settembre il suo cuore ha smesso di battere.

Qualche giorno prima del suo omicidio, rispondendo in un'intervista alla domanda su come si sarebbe immaginato tra cinque anni, l'artista ha risposto profeticamente: "Nel migliore dei casi in un cimitero. Non in un cimitero, cosparso di cenere fumate dai miei amici. Voglio dire, questo è il caso peggiore".

Tupac è stata la prima vera icona del rap ad essere amata anche al di fuori della cerchia degli appassionati della black music.

Dopo la sua morte sono usciti numerosi dischi postumi, alcuni dei quali di dubbia qualità, mentre Me against the world del 1994 e All eyez on me del 1996 sono ancora oggi due pietre miliari della cultura hip hop, l’equivalente di Sgt.Pepper’s e di The dark side of he moon per il rock.

Christopher George Latore Wallace III, in arte Notorius B.I.G, uno dei migliori rapper della East Coast, è stato assassinato 21 anni fa, la notte del 9 marzo 1997 a Los Angeles, dove si trovava per l’undicesima edizione dei Soul Train Music Award.

Il suo secondo album, dal profetico titolo Life After Death(La vita dopo la morte), uscirà il 25 marzo, consegnando alla leggenda un artista che non aveva ancora compiuto 25 anni, ma già aveva due figli e un turbolento passato da spacciatore di crack.

Il magazine Rolling Stone ha classificato il suo album di debutto Ready to die, un caposaldo dell’hip hop, al numero 133 tra i migliori 500 album di ogni tempo.

“Nel periodo in cui incidevo l’album-ha dichiarato Notorius a Rolling Stone-mi svegliavo al mattino, rubavo, evitavo la scuola, stavo sempre in guardia da mia mamma, dalla polizia, dai rapinatori minorenni. Rischiavo ogni giorno la vita sulla strada, vendendo droghe: capisci quello che voglio dire?”.

Le inquietanti profezie dei rapper uccisi

Molti dei rapper uccisi in conflitti a fuoco era come se fiutassero nell'aria che la loro fine era ormai imminente.

Big L, morto il 15 febbraio 1999 a New York dopo essere stato raggiunto da 9 pallottole sparate da un'auto in corsa, in Casualties Of A Dice Game cantava "Adesso posso sentire le sirene, ma è troppo tardi, sto bussando alle porte del paradiso", mentre Proof dei D12, il collettivo di Detroit dove è cresciuto artisticamente  Eminem, in 40 Oz. affermava "Sono nel club, devi uccidermi là", e poi è morto l'11 aprile 2006 a seguito di una rissa scoppiata al CCC Nightclub.

Un anno prima, nel video Like Toy Soldiers, Proof aveva simulato le modalità della sua morte.

Stesso discorso per Dolla (ucciso il 18 maggio 2009 dopo un confronto acceso con il ventitreenne Aubrey Louis Berry nei pressi di un centro commerciale di Los Angeles) che, in Georgia Nights cantava: "Mio padre è stato ucciso in una sparatoria/ Io morirò in una sparatoria / E se avrò un figlio, probabilmente anche lui morirà nello stesso modo".

Tutte profezie che si sono avverate.

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