Intervista a Raphael, il volto nuovo del reggae italiano

Partendo da Savona Raphael Nkereuwem ha conquistato critica e pubblico fino ad arrivare ai palchi più importanti del reggae continentale con il suo disco "Mind vs Heart"

Matteo Politanò

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Un’etichetta austriaca alle spalle, una distribuzione internazionale e oltre 100 date live che lo hanno visto esibirsi su prestigiosi palchi in Italia, Spagna, Inghilterra, Polonia, Francia, Slovenia e Austria. Questi sono i risultati di "Mind vs Heart" il disco che l'artista reggae Raphael Nkereuwem, nato a Savona da padre ligure e madre nigeriana, ha lanciato con l'etichetta austriaca Irievibrations Records. Il tour estivo è iniziato lo scorso giugno dall’Italia e proseguirà fino a settembre toccando per la prima volta paesi come la Germania ed il Messico. Un artista italiano che condivide il palco con alcuni dei grandi nomi del reggae internazionale e non solo: Alborosie,Ky-Mani Marley,Anthony B e Manu Chao per citarne alcuni. Il 19 agosto, accompagnato dalla sua storica band Eazy Skankers, Raphael si esibirà inoltre sul palco del Rototom Sunplash, uno dei più prestigiosi festival reggae europei, mentre il 22 Agosto farà parte del prestigioso cartellone del gigantesco Uprising Festivaldi Bratislava. La lunga serie di concerti si concluderà poi a settembre con un mini tour in Messico le cui date si potranno trovare sul sito www.mynameisraphael.com  

Partiamo da questa estate... Stai viaggiando un sacco e vivendo esperienza uniche...

Sono molto contento per questa estate, sono stato quattro giorni a casa dopo sei date di fila dove ho condiviso il palco con grandi esponenti di questo genere come Alborosie, Ky Mani Marley e Anthony B. E' un bel momento, ho voglia di girare ancora...

Come nasce il tuo album "Mind vs Heart"?

Sin dagli inizi della lavorazione dell’album ho capito che poteva essere il prodotto giusto per uscire al meglio e farmi notare. Ho iniziato a collaborare con l'etichetta austriaca Irievibrations Records e c’è subito stata intesa. Mi è stata garantita molta indipendeza e questo ha influito nettamente sul prodotto finale. Ho avuto molta libertà e si è creata una splendida atmosfera nella quale lavorare. 

Come mai hai scelto una label austriaca?

Musicalmente l’Austria è un'estensione del mercato tedesco, numeri che in Italia possiamo solo sognarci. Mi hanno contattato loro, hanno visto un po’ di miei lavori. Negli ultimi anni si sono specificati in reggae cercavano un nome europeo per il genere. Ci siamo studiati negli ultimi mesi, prima per i singoli e poi per il prodotto finale. Credo siano soddisfatti del risultato come lo sono io. 

La tua carriera ha subito una forte impennata, cosa è cambiato?

Tutto quello che avevo fatto fino ad oggi era totalmente autoprodotto, non avevamo appigli gestionali e promozionali, c'era poca organizzazione. A lavorare con un'etichetta la musica riesce ad arrivare a più persone. Ho avuto la possibilità di esibirmi in diversi paesi europei, si è ampliato il raggio del mio pubblico. Se invece dovessi trovare qualcosa che mi ha deluso dell'esperienza con un'etichetta è sicuramente la fine della fase platonica nella storia d'amore con la musica: quando si fanno i sogni spesso è meglio di quando si realizzano. Forse "farsi il film" è davvero il momento più bello per un artista, in ogni caso sono entusiasta di ciò che sto ottenendo...

Quali sono state le tappe più emozionanti nei tuoi recenti live all'estero?

Sicuramente in inghilterra è stato bellissimo. Ero a Brixton, poi sono stato in Polonia e anche in Spagna e Portogallo ho avuto modo di esibirmi e farmi conoscere da nuove persone, le stesse che imparano ad apprezzarti e in futuro ti propongono di tornare. L'importante è sempre il feeling, faccio musica da 12 anni e ciononostante mi sento pienamente nel mio apprendistato. Non mi aspetto nulla di immediato vorrei solo continuare su questa strada.  

Come è cambiata la scena reggae italiana?

Subito voglio sfatare il mito che chi trova un'etichetta perde il contatto originale con la musica e i suoi messaggi. Bisogna sempre ricordarsi che il reaggae è diventato così grande perché Bob Marley ha avuto l’umiltà e l’intellignza di collaborare con un’etichetta inglese e americana per renderlo appetibile alle masse. Personalmente non credo che le etichette si possano dividere semplicemente in commerciali o no: per quel che mi riguarda era commerciale anche Mozart che scriveva i pezzi per proporli alla corte del Re. Io ho iniziato nel 2002 con il primo avvento di internet e con la musica che cambiava la sua struttura. Sicuramente i dischi non si vendono più come una volta. Oggi è il contrario, fai un disco che è il biglietto da visita e poi speri di poterti creare un seguito per esibirti il più possibile. Non ho mai collaborato con una major ma oggi troppo spesso le grandi case discografiche tendono a far tutto, addirittura in certi contratti prevedono percentuali dai live e dal merchandising. Io preferivo una libertà aristica: più lavori da indipendente più riesci a caratterizzare il tuo prodotto. 

Come continuerai la promozione del disco?

Ci sono stati già due estratti, adesso la mia priorità è girare dal vivo per fare live, ritengo sia comunque il miglior modo di proporre il lavoro. Forse potrebbe esserci ancora il terzo estratto, vedremo. 

Stai già lavorando ad un nuovo album?

L'ho già iniziato a scrivere, sicuramente il prossimo inverno farò meno date per concentrarmi sullo studio e sulle registrazioni.

Tra gli artisti del reggae con cui hai condiviso il palco chi ti ha colpito di più?

Alborosie lo conosco da un po’ di anni e l’ho incontrato anche in Giamaica. Lo stimo molto, è tra i numeri uno soprattutto per la qualità della sua musica e delle sue performances. Ho avuto la fortuna di conoscere anche Ky Mani Marley, molto utile, disponibilissimo, non si vedono spesso personaggi così nel mondo della musica.

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