Raphael Gualazzi: a Sanremo 2013 voglio la musica

È un po' agitato, è come un papà che sta mostrando per la prima volta il proprio figlio ("Happy Mistake") ai parenti. Parla poco, ma quando suona la sua bravura non ha paragoni. Unico, timido, inconfondibile

Alessandro Alicandri

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Nel comunicato stampa c'è scritto: Il 14 febbraio 2013 con "Happy Mistake", Raphael Gualazzi rompe un silenzio lungo due anni per far ricominciare a parlare di musica. È questo il bello (e il complicato) dell'artista Sugar che parteciperà al Festival di Sanremo come concorrente ma sembra si ponga come un ospite, non come un'artista nel mercato in cerca di qualcosa di diverso. Vuole suonare, cantare, intrattenere ma senza fare il sofisticato, il concettuale.

E guai a chiedergli qualcosa sulla sua vita privata, su sue fidanzate, sulla sua nuova vita londinese per motivi strategici e per i numerosi viaggi in giro per l'Europa ("Oggi posso abitare a Londra, domani a Berlino, è uguale"). Risponde con eleganza, un po' si irretisce. Lui non è come tutti gli altri e noi giornalisti, a volte, siamo un po' banali.

"Nell'album ci sono sei/sette generi diversi, uniti dalla veridicità del suono. L'Happy Mistake è quel momento casuale in cui nell'imperfezione della musica capita, un po' per fatalità, qualcosa di unico e speciale", è con queste parole che racconta il nuovo disco, una miscela eterogenea di almeno sette generi diversi, dall'ispirazione classica, al jazz anni '80, alla modernità del pop inglese, al mambo. Con un'assoluta prevalenza della lingua inglese.

D'altronde il suo mercato, prevalentemente basato sui live, giustifica questa scelta. Ma non rinuncia ai sapori dell'Italia e lo fa con grande classe.

Stiamo ascoltando in queste ore il nuovo disco in modalità sampler, otto tracce tranne le due del Festival che verranno presentate tra una decina di giorni. Le abbiamo ascoltate comunque live, eseguite egregiamente dopo ore di incontri con la stampa e esibizioni live dove, a un certo punto, aveva anche la voce (giustamente) affaticata.

"Sai (ci basta un sogno)" è una canzone di ispirazione romantica, mentre "Senza ritegno" è più energica, schizofrenica, affronta temi etici. In entrambe troverete un Raphael che spingerà al massimo la sua voce con un'atteggiamento sul palco davvero potente, tagliente come una lama. Non è un caso che molti giornalisti (che rispondono di più al pubblico di qualità in molti casi) vedano in lui un potenziale vincitore.

La cosa che ci piace di più di Raphael Gualazzi è quando sente le proprie note sorride come se le avesse dipinte nel cervello, sorride imbarazzato e orgoglioso. "A Sanremo voglio condividere la mia musica con le persone che parteciperanno", dice, "La cosa più importante è suonare bene perché è il Festival della Canzone italia e là bisogna fare buona musica".

Gli chiediamo cosa intenda lui per "musica alla moda", giusto per fargli mettere ancora qualche paletto tra la sua musica e quella del mercato tradizionale:

"Di questa definizione l'unica parola che mi piace, è la prima, non molto la seconda. Grazie al cielo esistono altre persone che dedicano la loro sensibilità a stabilire se certa musica è commerciale, alla moda, oppure no. Per quanto mi riguarda spero che questo album venga ascoltato non da un pubblico particolare e definito, ma da chi la musica la ama. Quello che faccio è l'unica cosa che saprei fare. Ed è per questo che ho fatto di tutto perché fosse protagonista nella mia vita".

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