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Come si spiega il successo planetario di Kendrick Lamar

Il rapper più amato degli Usa è nato a Compton e ha rivoluzionato il Gangsta-rap: meno celebrazioni e più messaggi, proprio come Tupac

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Matteo Politanò

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Nella scena mondiale del rap un nome più di altri ha fatto rumore negli ultimi anni. Quello di Kendrick Lamar, il classe 1987 che ha rivoluzionato gli equilibri del rap americano. Il suo ultimo album, "DAMN.", pubblicato lo scorso 14 aprile, ha chiuso il cerchio di una serie di successi unici nella storia della musica americana. Un tornado di premi e riconoscimenti che dal 2015 ha dato vita ad una sorta di monopolio del rap, ma perché?

Dal 2012, anno d'uscita del disco "Good Kid, M.A.A.D City", Lamar ha iniziato ad incantare tutti con il suo storytelling. La sua storia inizia infatti da Compton, città della contea di Los Angeles che ha dato i natali a tantissime stelle del rap come Eazy-E, Ice Cube e Dr. Dre, meglio noti come N.W.A, il gruppo rap più influente di sempre. Compton era ed è uno dei quartieri californiani più esposti alla criminalità ma la rivoluzione di Kendrick Lamar è stata proprio questa: abbandonare il Gangsta-rap per raccontare la sua vita con una perenne patina di amore e malinconia, un approccio nuovo e costruttivo che è stato accolto come una rivoluzione. 

Kendrick Lamar è infatti un rapper atipico per Compton, non si è mai unito alle gang del posto e la sua vita è cambiata a soli cinque anni quando fu testimone di un omicidio. Decise di studiare invece che fare la vita di strada e fu li che ad otto anni assistette alle riprese del video di “California Love” di Tupac e Dr. Dre, decidendo di puntare tutto sulla musica.

La svolta arriva nel 2012 con l'album "Good Kid, M.A.A.D City", esempio perfetto per spiegare il suo successo: un concept-album dove nelle 12 tracce viene raccontata dalla storia di un ragazzo di Compton che gira la città sul furgone della madre. Lamar diventa così il rapper capace di "una decostruzione delle violente figure retoriche del gangsta rap", una frase usata da GQ Usa che spiega alla perfezione.  

Sette candidature ai Grammy del 2014, Pharrell Williams che lo paragona a Bob Dylan e tutto il mondo del rap che lo avvicina ai grandi della "vecchia scuola" come Tupac. L'inarrestabile mitizzazione viene alimentata nel 2015 con l'uscita del disco "To pimp a butterfly", subito primo in classifica in Usa, Australia, Canada e Inghilterra. Lo stesso accade con "Untitled Unmastered" del 2016 mentre ad aprile è la volta dell'ultimo "DAMN" dove collabora con Rihanna, Zacari e gli U2 vendendo oltre 600 mila copie in una settimana. Il presidente Obama lo invita anche alla casa Bianca per parlare "del futuro dei giovani americani".

Riassumendo: come si può comprendere il successo di Lamar? Bisognerebbe esulare da sonorità e produzioni, da voce e genere, per concentrarsi sull'approccio alle liriche, sulle tematiche gangstar raccontate con poesia. Questa è la rivoluzione vera e propria di Kendrick Lamar, essere riuscito a riportare la scrittura su un livello altissimo che mancava ormai da troppo, un livello difficile da cogliere appieno se non si mastica lo slang di Compton. 

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