2nd Roof: 'Le nostre strumentali a caccia di nuovi talenti'

Il trio milanese di produttori ha collaborato nei principali album hip hop italiani usciti nell’ultimo periodo. Adesso una nuova sfida, trovare giovani rapper su cui investire

I 2nd Roof. Da sinistra Federico Vaccari, Pietro Miano e Andy Ferrara (Credit: Igor Grbsic)

Matteo Politanò

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Inizialmente si chiamavano 2nd Floor perché il loro studio si trovava al secondo piano. Poi, con il trasferimento in un sottotetto ecco nascere i 2nd Roof. Lo studio si alza di livello così come la capacità di creare strumentali che fanno tremare i muri. Loro sono Andy, Pietro e Federico, un trio di produttori che negli ultimi anni si è confermato come una delle migliori realtà del beatmaking italiano. Su di loro hanno messo gli occhi per primi i Club Dogo e dalle loro strumentali sono nati brani di successo come “Quale strada prendere” e “Ragazzo d’oro”. Suoni freschi e ricercati che nascono dal confronto di tre teste diverse con gusti musicali che si incrociano e completano. In una scena hip hop in continua crescita la realtà di 2nd Roof è un tributo al beatmaking di nuova generazione: tanto lavoro ma anche la voglia di mostrarsi e raccontarsi, viaggiare e crescere ancora. Li abbiamo incontrati in una delle prime giornate calde di questo giugno milanese, chiacchierando della loro collaborazione con Guè Pequeno nell’ultimo album “Bravo ragazzo” e passando per progetti futuri, gusti musicali e aneddoti su come tutto ebbe inizio.

Prima di tutto come nasce il progetto 2nd Roof?

Fede: Inizialmente ci chiamavamo 2nd Floor perchè il nostro studio era al secondo piano. Poi ci siamo trasferiti in una mansarda e abbiamo cambiato il nostro nome. Abbiamo iniziato a fare musica insieme in periodi diversi e dopo ci siamo ritrovati diventando il trio attuale.

Pietro: La passione per le produzioni è nata quasi per gioco, con i nostri genitori che erano convinti che passassimo ore alla playstation con qualche videogioco tipo Guitar Hero. Tutto è nato per divertimento, piano piano siamo cresciuti e al nostro gusto si è aggiunta la conoscenza più strumentale di Andy che ha un animo più rock, suona la chitarra e riesce a dare un tocco diverso ad ogni nostra creazione. Appena ci siamo sentiti pronti abbiamo iniziato a proporre le nostre basi.

Quando avete capito di essere pronti come vi siete mossi?

Pietro: Io conoscevo Guè Pequeno da quando ero piccolo, abitavamo vicini. Stesso discorso per Jake La Furia. Guè l'ho contattato dopo un sacco di tempo che non lo sentivo, erano i tempi del disco "Vile Denaro" dei Club Dogo nel 2007. A Guè sono piaciute le nostre produzioni ed è nata una collaborazione che oggi è ancor più intensa.

Quali sono i passaggi per creare una produzione?

Pietro: Abbiamo risposto centinaia di volte a questa domanda, non tutti hanno presente cosa voglia dire produrre una strumentale. Ognuno ha un gusto proprio e una sua tecnica, noi lavoriamo molto insieme e ci confrontiamo su ogni passaggio. Ogni base ha una storia a sé, le nostre sono l’insieme delle scelte di ognuno di noi.

Fede: Può capitare di aggiungere e togliere, di modificare e cancellare, ognuno di noi ha il suo gusto, il suo stile. Ci confrontiamo sul tipo di suono che vogliamo, sperimentiamo molto e non sempre siamo d'accordo, il risultato però ci esalta quasi sempre. Una base di 2nd Roof per essere pronta deve gasare e far saltare noi per primi.

Siete alla ricerca di un "suono 2nd Roof"? Il vostro obiettivo è caratterizzare le vostre produzioni in modo che siano inequivocabili?

Fede: Credo che queste cose si ottengano con il tempo, sappiamo che ci vuole molto lavoro e anche che non è facile proiettare un'immagine di gruppo quando noi per primi spesso abbiamo gusti diversi. Di certo ci sono alcune cose che non si sentiranno mai nel nostro suono...

Ad esempio?

Fede: La dubstep. Un genere che funziona e spacca un sacco ma che in Italia è arrivato come ondata improvvisa in stile “moda del momento”. Troppo spesso viene proposta in un modo un po' casuale...

Andy: Ora è il momento della dupstep, una musica che in Europa andava già da anni. In Italia siamo arrivati in ritardo come accade spesso, il problema è che ora in tanti inseriscono suoni forzati nelle produzioni, io li noto subito. C'è anche chi lo sa fare bene, ad esempio il suono Machete funziona parecchio, non tutti però hanno lo stesso talento e la stessa credibilità. Vedrete che la prossima ondata sarà quella della trap music…

Siete stati tra i primi a fare un ep di sole strumentali, avete lanciato una moda?

Pietro: Abbiamo notato che l'idea è stata riproposta da altri produttori, è un format che ha funzionato con "Distance", il nostro ep. Possiamo anche dire di essere stato il primo trio di produttori della scena italiana che si è proposto come un vero e proprio gruppo di beatmaker...

Anche perché fino a qualche anno fa i produttori erano sempre dietro le quinte...

Fede: E' cambiato tutto il contesto, la scena è esplosa e ora l'hip hop è il genere con più seguito in Italia. In questo contesto il ruolo dei beatmaker e dei videomaker è stato riconosciuto e apprezzato in modo diverso e più professionale. Grazie anche a personaggi come Don Joe, uno dei migliori in assoluto...

State lavorando spesso con lui...

Pietro: E abbiamo tanti progetti in ballo...

Farete un album?

Andy: Stiamo pensando a qualcosa insieme a Joe sullo stile di Thori e Rocce e un giorno ci piacerebbe anche lavorare ad un nostro album... Adesso però non ci stiamo ancora pensando.

Come è stato lavorare con Guè Pequeno per "Bravo ragazzo"?

Pietro: Nel disco ci sono cinque nostre strumentali, lui è un vero mostro e ha chiuso un disco davvero fresco. Guè è sempre avanti...

Fede: Avanti anni luce, per scelte e logiche, stile e attitudine. Sono sicuro che tra una decina d'anni si parlerà di "Bravo ragazzo" come di un album che ha segnato un passaggio per il rap italiano. Mi viene in mente quando Guè fece uscire "R.E.B", un pezzo che fu molto criticato. Anche in quell'occasione dimostrò di esserci arrivato prima di tanti altri...

 

E il progetto Dogozilla Empire?

Pietro: Don Joe è il padre fondatore di questo progetto in cui siamo stati coinvolti. L’idea è quella di creare una rete di collaborazioni che coinvolgano anche altri beatmaker italiani partendo da un portale che faccia da contenitore e sia in grado di far conoscere il beatmaking italiano portandolo più in alto possibile, soprattutto fuori dall’Italia.

Siete dei giramondo, spesso siete stati in USA. Che cosa invidiate della scena americana e cosa invece continuate a preferire in quella italiana?

Fede: Beh, in America è tutta un'altra storia, non serve spiegarlo... C'è più mercato, ci sono più mezzi, più ambizione e confronto, più scelta e cultura musicale del genere. Impossibile fare un paragone con la scena italiana, gli stessi budget sono infinitamente più alti e le major permettono anche una maggiore elasticità mentale, maggiori azzardi.

Pietro: Sicuramente in Italia è più semplice a livello di contatti, almeno per noi. E' meno dispersivo, vivere in una città come Milano permette di avere grandi artisti che vivono a pochi metri di distanza, è tutto più piccolo. Per noi è fondamentale, le collaborazioni nascono con più facilità. Capisco che nascere in un altra città sia diverso, noi siamo stati molto fortunati in questo aspetto.

Prossimi progetti?

Andy: Abbiamo fatto produzioni in tutti i principali dischi usciti negli ultimi mesi, da quello di Guè Pequeno passando per Ensi e Gemitaiz. Ora vorremmo cercare nuovi talenti su cui investire e con cui collaborare. Per questo mettiamo a disposizione l'indirizzo mail chiedendo alle nuove generazioni di farsi avanti:info2ndroof@gmail.com

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