Rancore e dj Myke: "Il nostro è il silenzio più rumoroso del rap"

Il duo sta girando l'Italia con il disco "Silenzio" da cui sono stati estratti i singoli "Capolinea" e il più recente "D.a.r.k.n.e.s.s". In attesa dei progetti invernali

Rancore e dj Myke

Matteo Politanò

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“Uno pensa alla musica come un qualcosa di pieno, e ci sono dei buchi di silenzio, ma la puoi pensare da un silenzio bucato dal quale spunta la musica”. Nessuna definizione potrebbe descrivere meglio “Silenzio”, l’ultimo disco di Rancore e dj Myke, due artisti diversi per età e punti di vista ma accomunati da un feeling musicale che li rende una delle realtà più interessanti del panorama hip hop italiano. Sperimentazione e voglia di slegarsi da cliché e stereotipi, testi ai quali non c’è niente da aggiungere e concetti che rendono superflua qualsiasi intervista di approfondimento. Le risposte sono già tutte contenute nel disco, 15 tracce ognuna unica a suo modo. Dal singolo “Capolinea” al più recente “D.a.r.k.n.e.s.s”, presentato da un video uscito il mese scorso. Incontrare Rancore e dj Myke è una ventata d’aria fresca in un sistema musicale saturo di personaggi creati ad hoc per lanciare un messaggio studiato. La camicia a quadri di dy Myke, classe 1976 e una storia che inizia con il duo Men in Skratch nel 1998, da una parte e il fascino rabbioso di Rancore, al secolo Tarek Iurcich, un mostro della tecnica, già freestyler affermato al Tecniche Perfette e su Spit, talento puro che viene dal Tufello.

In questo momento di luci artificiali voi arrivate con il video di Darkness. Nell’oscurità del mondo ci mettete anche il rap… Come nasce questo brano?

Rancore: Volevamo fare un inno all’oscurità. E’ un brano che ha avuto un’ideazione e uno sviluppo molto veloce. Volevamo fare una ricerca dell’immagine che comunicasse un senso di isolamento totale, di silenzio. Nel video ci sono tanti momenti che trattano gli eventi della storia dell’umanità e la metafora è proprio quella della violenza sull’interlocutore, una spiegazione in cui ci abbiamo incluso anche il rap e il suo momento particolare.

Nel rap che va oggi gli artisti fanno riferimento ad un pubblico molto giovane. Anche voi due però venite da generazioni diverse. Come è stato lavorare insieme?

Myke: E’ stata un’esperienza logorante e molto intensa anche perché per sviluppare “Silenzio” abbiamo passato moltissimo tempo insieme chiusi in sala di registrazione. E’ stata davvero dura per entrambi, sia a livello lavorativo che a livello umano. E’ normale che condividere pochi metri quadri per così tanto tempo in un contesto come quello, con tempi strettissimi e nervosismo esasperato, ti porta ad avere anche dei problemi. Ma siamo ancora qui, anche se qualche volta abbiamo rischiato di metterci veramente le mani addosso.

Ogni tanto dj Myke dice a Rancore “non fare il ragazzino” e viceversa Tarek gli chiede di non fare troppo l’anziano?

Dj Myke: A dirti la verità è esattamente l'opposto. E' lui che a volte mi tiene buono...

Come nasce il remix di “Doin it right” dei Daft Punk?

Dj Myke: Abbiamo ascoltato il disco che è qualcosa di spettacolare e il brano è nato in poco tempo. Istinto, ci siamo trovati e lo abbiamo fatto. Io e Tarek siamo in disaccordo praticamente su tutto tranne che sulla musica.

 

Tarek quale è il tempo medio della creazione di un tuo pezzo a livello di scrittura. Quanto passa tra ispirazione, scrittura e registrazione?

Può sembrare una risposta ovvia ma dipende. Dall’ispirazione che trovo, dal momento, dall’approccio che ho con la musica. Alcuni testi li ho scritti davvero in cinque minuti, dettato dalla voglia e dal feeling con la produzioni. Per altri c’è stata una lavorazione diversa, il tutto nasce in pochi istanti per poi essere puntellato e migliorato. L’ispirazione è però la vera benzina, in ogni caso mi reputo veloce a scrivere, grazie anche al lavoro di Myke.

 “Silenzio” è un disco rabbioso ma è servito per smaltire rabbia dal passato o per accumularne ancora di più per quello che accade oggi?

Rancore: Eh, non posso dire che ci sia passata. Anzi, credo che siamo più arrabbiati di prima. Tuttavia il nostro concetto è stato chiaro, con “Silenzio” abbiamo chiuso un percorso musicale che era nato con “Acustico” ed “Elettronico”

Dopo un lavoro così intenso per questi tre prodotti ora dove cercherete spunti e ispirazione per i lavori futuri?

Rancore: stando nel nostro, vivendo come abbiamo sempre fatto. La musica esce sempre, non temiamo qualche tipo di blocco dell’artista.

Dj Myke: con serenità, cercando ispirazione e vivendo la musica come una cosa positiva. Troppi colleghi si sono dimenticati il piacere del farla e basta...

Ad autunno ci sarà un reloaded di elettronico/acustico in uscita, giusto?

Rancore: Si, stiamo lavorando molto bene con Doner Music e presto uscirà questo doppio cd di “Acustico” ed “Elettrico” contenente anche due nuove tracce. Per restare aggiornati si può tenere d’occhio il sito dell’etichetta www.donermusic.it e seguirci sui nostri social!

 

Prossimi live?

Rancore: le date sono sempre aggiornate, vogliamo continuare a portare la nostra musica dal vivo il più possibile. “Silenzio” non ha esaurito la sua carica. Vogliamo fare più date possibili per questo disco: siamo convinti di proporre uno spettacolo unico nel suo genere, apparentemente molto elaborato ma in realtà semplicissimo.

Myke, ho sentito una tua intervista dove hai detto: “Attenti ragazzi che tra poco ce faranno pagà a musica, ‘nfatti me sto già a preparà n’orticello…”. Primo: cosa volevi dire. Secondo: ho sentito spesso richiami bucolici nelle tue interviste…

Myke: Ma io sono un uomo di terra, di forchetta. Me piace magnà e beve, stare bene e fare musica. I continui richiami alla cucina che faccio derivano dal fatto che musica e cucina secondo me sono legate da un filo che non è per nulla sottile: stiamo vivendo in un periodo dove tutti noi non ci prendiamo più molta cura dei nostri sensi, che si parli di ascolto musicale o di gusto culinario.

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