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Rage Against the Machine: il giorno che fermammo Wall Street

In un libro la vera e provocatoria storia della band americana svelata senza segreti e censure. A cominciare dall'assalto alla Borsa di New York

Zack De La Rocha e Tom Morello dei RATM

Gianni Poglio

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Nell'estratto dal libro "Rage Against the Machine" edito da Tsunami e scritto da Joel McIver, viene ricostruita la genesi del leggendario videoclip Sleep now in the fire, girato dai Rage a Wall Street con la regia di Michael Moore. Chitarre che stridono, poliziotti nervosi, fan che ballano in strada, manager incravattati che si dimenano e alla fine, manette per tutti. Buona lettura.

Quale metodo migliore per educare il pubblico dei Rage, se non quello di portare la lotta direttamente nel cuore della macchina, in questo caso la Borsa di New York, culla dei finanzieri che modellano il futuro economico dell’America, e quindi del mondo? Il 26 gennaio, i membri del gruppo, il regista Michael Moore e 300 fan si erano presentati davanti alla scalinata del NYSE per girare il video del singolo Sleep Now In The Fire, che, ricorderete, fa riferimento ad alcuni aspetti della storia americana in termini caustici.


Perché andare proprio alla Borsa e non al Pentagono, alla Casa Bianca o allo stesso World Trade Center, il cui attacco sarebbe avvenuto un anno e mezzo dopo? Questa conversazione tra Morello e Chomsky durante la trasmissione condotta dal primo, Radio Free LA, fa luce sulla scelta del bersaglio da parte dei Rage.
Quando Morello gli aveva chiesto se le più grandi istituzioni finanziarie del mondo (aveva suggerito come esempio la Banca Mondiale, ma l’amplieremo per farci rientrare il NYSE) stessero tramando qualcosa, politicamente e sociologicamente parlando, Chomsky aveva ponderato: “Beh, dovremmo preoccuparci di loro, anche se in realtà non sono propriamente l’uomo dietro le quinte, bensì gli agenti che mettono in atto certe azioni.

Queste istituzioni finanziarie internazionali, messe in piedi dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, hanno cambiato le loro funzioni nel corso degli anni, ma di fatto sono degli agenti delle grosse transnazionali e dei grandi potenti. Quindi il cosiddetto G7, i sette grandi Stati, e le grandi società transnazionali, che sono praticamente degli Stati, le istituzioni finanziarie e così via, stanno cercando di organizzare un certo tipo di mondo. Gli agenti preposti a mettere in atto quei piani, fino a un certo punto, sono la Banca Mondiale, e il Fondo Monetario Internazionale”.


Chomsky aveva continuato: “Certo, dovremmo preoccuparci del tipo di mondo che stanno cercando di creare, e di conseguenza delle istituzioni tramite le quali lo stanno facendo. E dovremmo preoccuparci anche di un aspetto fondamentale di queste istituzioni, ovvero il fatto che sono sostanzialmente intoccabili. Anche solo sapere quali sono le attività dell’FMI richiederebbe un dispendio di energie enorme. Bisognerebbe essere degli specialisti. Per la maggior parte della gente sarebbe un’impresa impossibile – si sa a malapena della loro esistenza, figuriamoci quello che fanno; anche quando lo rendono pubblico, il che non accade spesso. E prendono delle decisioni che hanno un impatto notevole sulla gente. Beh, quella è di per sé un’attività illegittima... qualsiasi esercizio di potere non tracciabile è per definizione illegittimo”.


“Se si indaga a fondo nelle loro attività”, aveva continuato, “credo ci siano delle valide ragioni per preoccuparsi, ma non agiscono da soli. Di fatto, esprimono quello che nella letteratura viene definito il Washington consensus, e si chiama così perché viene plasmato a Washington, che non solo è la sede della Banca Mondiale e dell’FMI, ma anche dello Stato più potente del mondo, e dei rappresentanti dei maggiori settori del potere aziendale che si riuniscono lì o ci mandano i loro rappresentanti. Non è stato chiamato ‘Washington consensus’ a caso”.

Quelli erano degli obiettivi di una certa portata e benché nessuno – tantomeno i membri dei Rage Against The Machine – si illudesse che il video girato a Manhattan li avrebbe messi in ginocchio, far sapere della loro esistenza non poteva che essere una cosa positiva. Il regista Michael Moore, che in seguito sarebbe salito alla ribalta con i suoi film Bowling A Columbine (2002) e Fahrenheit 9/11 (2004), in quel periodo era un personaggio provocatorio e anticonvenzionale, e quindi la scelta perfetta per dirigere Sleep Now In The Fire.


Sono un grande fan di Michael Moore”, aveva detto Morello, “che secondo me come autore di satira politica è un genio... se c’è qualcuno che non ha visto i suoi film dovrebbe correre a noleggiarli, sono fantastici. Conduce anche un programma settimanale, The Awful Truth, su Bravo, che è una sorta di 60 Minutes di sinistra in versione esilarante. Non ha mai diretto video per nessun altro gruppo, ed è un onore aver lavorato con lui”.


Moore aveva scelto di girare il video sugli scalini del Federal Hall Building di Wall Street, proprio di fronte alla Borsa di New York. Era stato emesso un permesso federale per le riprese, consentendole durante la pausa pranzo, quando negoziatori e dipendenti si sarebbero trovati in strada.
Guardatevi il video: è incredibile. La strada è piena di gente, alcuni sono dei normali fan dei Rage Against The Machine, ma ci sono anche tante persone in giacca e cravatta – presumibilmente dipendenti di Wall Street – che si dimenano con la musica che esce dalle casse mentre il gruppo mima sugli strumenti.

Tutto quel movimento aveva attirato dozzine, forse centinaia di poliziotti, che non avevano perso tempo nel tentare di bloccare le riprese. Ad un certo punto un poliziotto aveva cercato di togliere il basso a Commerford: il bassista si era rifiutato di smettere di suonare. In seguito un sergente di polizia aveva staccato la chitarra di Morello, rimanendo chiaramente confuso quando la musica non si era fermata, dato che veniva diffusa a parte per le riprese. “Lo sguardo sul suo volto somigliava a quello di un cavernicolo che vede il fuoco per la prima volta”, ricorda Morello. “Era come se i Rage avessero usato dei poteri magici sulla polizia”. L’Huffington Post aveva scritto: “Il sergente aveva guardato Morello e poi il bassista Commerford, che ha il fisico di un supereroe, con aria disgustata, e poi gli era passato in mezzo per ammanettare Moore e arrestarlo trascinandolo via!”.


Dopo le riprese i membri dei Rage e i loro fan avevano provato a entrare nel NYSE, ma erano stati respinti dalla security: il palazzo aveva poi abbassato le barriere di sicurezza, di fatto fermando le attività per un po’. “Credo che per un paio di ore abbiamo bloccato i licenziamenti”, aveva poi detto Morello.
Diciamo le cose come stanno: si era trattato di puro intrattenimento, soprattutto per via dello sconcerto dei poliziotti e della sicurezza del NYSE, ma più di ogni altra cosa, le riprese di Sleep Now In The Fire avevano un vero significato. Si fosse anche solo trattato di dare un metaforico schiaffo a Wall Street, piuttosto che promuovere un vero e proprio cambiamento, la TV e il pubblico appena nato di YouTube lo avrebbero visto e avrebbero preso in considerazione il messaggio.

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