Pochi mesi prima di scoprire il talento di Elvis Presley, Sam Phillips, illuminato discografico della Sun Records, dichiarò: “Se potessi trovare un bianco che canta con l’anima di un nero, farei milioni di dollari!”. Non sappiamo se la Sony Music, in un periodo di crisi dei supporti fisici a vantaggio della musica liquida in streaming, abbia fatto milioni di dollari, ma certamente, con Rag 'N' Bone Man, ha trovato un grande artista, con una profonda anima soul, che è destinato a non essere una meteora, ma a durare negli anni nel duro mondo del music biz.

La conferma l’abbiamo avuta ieri sera all’Ex Dogana di Roma, nell’ambito della serata inaugurale del Just Music Festival, durante il primo concerto romano di Rory Graham, in arte Rag ‘N’ Bone Man (in italiano "straccivendolo"),  nome ispirato ai due protagonisti della sit-com inglese degli anni Sessanta Steptoe e Son.

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Il gigante buono (è alto 1,96 m) di Uckfield, una piccola cittadina di 10.000 abitanti nel Sud Est dell’Inghilterra, è la conferma vivente che gli artisti diventati famosi in età non più verdissima (pensiamo ai casi recenti di Charles Bradley e di Gregory Porter) sono dotati di una sorprendente capacità di tenere il palco, affinata in tanti anni di gavetta, di una voce in grado di coprire un ampio spettro di sfumature e, last but non the least, dell’umiltà necessaria per non farsi travolgere dall’improvviso successo.

Nonostante il numero 1 delle classifiche radio in Italia e in Europa, primo in classifica di vendita in 25 Paesi, numero 1 su Shazam in 8 Paesi Italia compresa, dischi di platino un po’ ovunque e i 300 milioni di visualizzazioni del video di Human, il cantante inglese ha il sorriso timido e incredulo di chi ancora si stupisce per il grande affetto di un pubblico caloroso, anche se non numerosissimo, che non lo aveva mai visto prima dal vivo.

Il concerto è durato poco più di un’ora, ma è stato così intenso ed emozionante da rendere tutti felici. La voce del cantante inglese, che tanto avevamo apprezzato nell’album d’esordio Human, dal vivo è ancora più piena, calda e ricca di pathos, ma anche estremamente duttile, delicata ed efficace anche nel falsetto a la Curtis Mayfield (uno dei suoi idoli musicali).

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Un plauso va anche al suo affiatato gruppo, abile a esaltare le prodigiose corde vocali di Rag ‘N’ Bone Man con un equilibrato mix di soul, funk, blues e hip hop, una musica con solide radici nel passato, ma anche fresca e coinvolgente per l’ascoltatore di oggi, come dimostrano i numerosi ventenni tra gli spettatori.

Tra i (tanti) momenti memorabili del live spiccano la drammaticità di Fire e l’energia di Ego, entrambe impreziosite da un rap di ottima fattura, la gioiosa As you are, una versione quasi gospel di Skin solo voce e pianoforte, la delicata Grace, introdotta così: “A volte non siamo consapevoli che anche solo una piccola cosa può portare a grandi e insperati cambiamenti. Per me ha fatto la differenze essere grato per ciò che avevo, per questo vi dedicherò Grace”.

Ha lasciato a bocca aperta la versione a cappella di Die easy, mentre, come era facilmente prevedibile, la hit Human ha scatenato un vero e proprio karaoke collettivo all’Ex Dogana, con centinaia di smartphone a immortalare la scena.

“Grazie per aver reso speciale la prima volta a Roma -ha dichiarato Rag 'N' Bone Man visibilmente soddisfatto per l’affetto del pubblico- Prima di salire sul palco ero un po’ nervoso, non sapevo cosa aspettarmi, e invece siete stati un pubblico davvero amabile. Spero di rivedere presto ciascuno di voi”. Non mancheremo.

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