Musica

Raf: “In ‘Sono io’ mi sono divertito con i sintetizzatori”

Il tredicesimo album del cantautore pugliese segna un ritorno alle sonorità elettropop degli anni Ottanta

Raf

Gabriele Antonucci

-

A quattro anni dal suo lavoro precedente, Raf torna nei negozi il 30 giugno per la Universal con l'abum Sono io, un godibile ritorno alle atmosfere e alle sonorità elettropop degli anni Ottanta, con in più la maturità dei suoi 55 anni. Del resto Raffaele Riefoli, questo il suo vero nome, non ha mai fatto mistero del suo amore per i sintetizzatori, come ci ha raccontato al telefono.

Raffaele, il titolo Sono io è una dichiarazione programmatica o un modo per mettere un punto fermo alla tua carriera?

“Vista la mia passione per i sintetizzatori avevo voglia di realizzare un album con una decisa impronta elettropop, la mia identità sonora più forte, anche se non mancano alcune incursioni acustiche. Il titolo deriva dalla prima canzone che ho scritto, ho sentito l’esigenza di scrivere un brano così perché mi sono accorto che, in tanti anni di canzoni e di musica,  sono molto conosciuto per alcune canzoni-tormentone, mentre c’è un repertorio che ai più è sconosciuto, se non dai fan più fedeli. Volevo semplicemente affermare: ‘Io sono quello che sono e quello che canto’, sono una persona estremamente trasparente e chi mi conosce attraverso le mie canzoni, soprattutto quelle meno famose, sa come sono fatto”.

Sono io è un album che ha richiesto 2 anni e mezzo di ricerca e di sperimentazione. Non c’è il rischio, quando il lavoro preparatorio di un album si prolunga per tanto tempo, di perdere un po’ di spontaneità e di freschezza?

“Può essere, se rimetti sempre in discussione quello fai e riprovi un brano mille volte, potresti correre questo rischio. Per fortuna si lavora sempre con l'intuito e con fantasia, anche se ci sono delle regole nella composizione che non puoi trasgredire. Per me è difficile scrivere una canzone di getto ed essere soddisfatto, di solito adotto il metodo che ho ereditato dal mio primo produttore Bigazzi, che è quello di non accontentarsi mai della prima versione. Nel periodo che stiamo vivendo, in cui la musica è sempre più usa e getta, questo lavoro è fondamentale per far resistere una canzone nel tempo”.

Le nuove canzoni coniugano tecnologia  e sentimento. Come hai fatto a trovare il giusto equilibrio?

“Il sintetizzatore, se usato in modo corretto, può esprimere bene i sentimenti. Ho avuto conferma nell'esperimento de Le ragioni del cuore, con ballad concepite con strumenti tradizionali riarrangiate solo con i sintetizzatori. Non è mai un errore, ad esempio, è migliore in questa nuova versione, più asciutta. Io sono una sorta di one man band, faccio il lavoro di un’intera equipe, per questo ci metto tanto tempo a comporre un album. I sintetizzatori vintage sono come dei bambini capricciosi, se non stai attento stonano e fanno storie.”

Nel video del singolo Rimani tu, girato durante il tuo concerto all’Atlantico Live di Roma, sono protagonisti i tuoi fan, avvertiti alcuni giorni prima via Twitter. Che rapporto hai con i social network?

“E’ un mondo che mi incuriosisce, quello dei social, è il nostro futuro e sono molto utili per comunicare con i fan. Se dovessi consigliare a un giovane il modo per far conoscere il suo talento, gli suggerirei di lavorare molto sui social per esprimersi piuttosto che infilarsi in un format televisivo dal quale rischia di uscirne tritato”.

Come mai hai scelto Rose Rosse di Massimo Ranieri  come cover da portare a Sanremo, una canzone apparentemente lontana dalle tue corde? Sappiamo, purtroppo, che hai avuto problemi di salute al Festival: è stata comunque un’esperienza positiva?

“Lo è, in effetti. L’ho scelta perché amo complicarmi la via, ma anche perché è una canzone che mi piace molto, inoltre è una delle preferite da mia moglie Gabriella, è cantata da un artista che apprezzo moltissimo, Massimo Ranieri,  ed è stata scritta anche a Giancarlo Bigazzi. Di Sanremo ho comunque un bel ricordo, l’unica cosa che ricordo poco volentieri sono quei quattro minuti sul palco. Le corde vocali erano quasi normali, il problema grande era la tosse, non riuscivo a trattenerla prima di esibirmi. Per fortuna sono riuscito a non tossire in diretta, ho dato il massimo ma, se non avessi avuto la febbre e tutto il resto, avrei potuto dare di più”.

Ho letto che Show me the way to heaven, unico brano in inglese dell’album, fa parte di un progetto ancora in divenire per il mercato americano. Puoi dirci qualcosa di più?

“Sto tastando il terreno, ho fatto un brano in inglese in un’altra epoca, Self control, adesso le cose sono cambiate e sto cercando capire alcune cose. Nel frattempo, mi tengo in allenamento con l'inglese”.

Com’è stato scrivere Amore sospeso con tua moglie Gabriella Labate?

“E’ stato semplice, lei legge tantissimo e, in un momento delicato della sua vita, ha cominciato a scrivere ogni giorno. Mi sono accorto che scriveva benissimo, così le ho proposto di buttare giù un brano per me. Ci siamo chiusi nel mio nel mio 'bunker', lo studio dove tengo tutti i miei strumenti, e mentre lei scriveva io trasformavo i suoi pensieri in metrica. Ormai sono tanti anni che stiamo insieme, è stato molto piacevole lavorare insieme”.

Con le mani su e Amore sospeso sono brani tutti da ballare. Molti sostengono che la dance elettronica sia ormai il nuovo pop, sei d’accordo?

“Il pop, oggi, è la musica che si rivolge al maggior numero di persone, anche a chi gusti molto diversi. Negli ultimi anni la musica è diventata sempre più usa e getta, si consuma velocemente ed è fatta per durare poco. Se ci pensi, oggi tutta la musica è più pop: anche la dance e l’hip hop sono oggi molto più diluiti e contaminati”.

Una delle tue canzoni più belle è Cosa resterà degli anni Ottanta. A giudicare dai trionfali ritorni di Duran Duran, Spandau Ballet, Simple Minds, Simply Red e Pet Shop Boys, sembra che oggi il pop anni Ottanta sia stato finalmente sdoganato. Che ne pensi?

“I critici musicali, che spesso hanno stroncato quel decennio, sono stati smentiti. Quando un certo tipo di musica piace e ti prende, evidentemente ha un suo valore intrinseco, non bisogna avere la puzza sotto il naso. Negli anni Ottanta ci sono stati tanti gruppi pop validi e il tempo ha dato loro ragione”.

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Duran Duran: il nuovo singolo “Pressure off”

La canzone è impreziosita dalla chitarra di Nile Rodgers e dalla voce di Janelle Monae

I Pet Shop Boys fanno ballare Roma

Il duo cult dell’elettropop inglese ha infiammato la Cavea dell’Auditorium

Jovanotti festeggia 50 anni: le 10 canzoni più belle (e famose)

L'ultimo album "Lorenzo 2015 cc", che si snoda attraverso 30 brani, è l'apice della sua carriera

Commenti