Queens Of The Stone Age: il disco del ritorno - la recensione

È uscito ...Like Clockwork, un disco concepito nella nebbia

Josh Home, chitarra, voce e mente del gruppo stoner rock Queens Of The Stone Age (Credits: OLIVIER LABAN-MATTEI/AFP/Getty Images)

Marco Pedersini

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I video dei Queens Of The Stone Age che si vedono in tv, spesso, sono di dieci anni fa. Erano gli anni di No one know, singolo orecchiabile che potrebbe ancora capitarvi di sentire in birreria. È un peccato: grazie alla mano dell'artista inglese Boniface, l'ultimo album del gruppo californiano è stato annunciato con video e artwork di rara bellezza.

"Se volete fare un disco con me, venite nella nebbia", ha detto agli altri Josh Homme, dal profondo della depressione. Come da tradizione del gruppo, fin dai tempi delle Desert Sessions collettive, nella nebbia sono entrati in molti: Dave Grohl (Nirvana, Foo Fighters) ha suonato la batteria in metà delle canzoni, su cui si sentono le voci di Mark Lanegan, Trent Reznor (Nine Inch Nails) ed Elton John

"È stato come scendere in una caverna", ricorda Josh Homme, secondo il quale ascoltare ...Like Clockwork "è come correre in sogno". C'è un incedere un po' insonne, poco radiofonico. Il ritorno di Nick Oliveri, il bassista dal pizzetto mefistofelico, garantisce il vecchio suono sporco, saturo quanto basta, su cui è bello perdere tempo. È sempre più azzeccato il nome a cui i Queens of the stone age hanno dovuto rinunciare, perché era già occupato da dei mostri sacri del metallo: Gamma Ray, i raggi gamma.

 
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