Gabriele Antonucci

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Prince è stato uno dei maggiori innovatori della musica black e uno dei migliori performer della storia del rock.

L’incontro tra la sensualità del funky, il calore del soul e l’irruenza del rock, oltre a un’ impareggiabile genialità compositiva e a una straordinaria tecnica come polistrumentista, sono solo alcuni degli ingredienti dell’inconfondibile sound di Roger Nelson, che il 7 giugno avrebbe tagliato il traguardo dei 60 anni.

La sua musica è stata una sintesi sorprendente, in continua evoluzione e sempre aperta a nuove influenze, che ha permesso al genio di Minneapolis di rinnovarsi costantemente nel tempo, senza mai snaturare il suo inconfondibile stile.

I temi ricorrenti della monumentale produzione discografica di Prince, 38 album in studio (di cui numerosi doppi e tripli) sono il sesso in tutte le sue sfumature, l’amore romantico, una spiritualità difficilmente catalogabile nei rigidi schemi di una confessione religiosa e i mali oscuri della società, spesso tenuti nascosti come la polvere sotto il tappeto.

La morte improvvisa

Sono passati due anni da quel maledetto 21 aprile del 2016, giorno in cui Prince fu trovato, a soli 57 anni, privo di vita nella sua casa compound di Minneapolis, gettando nello sconforto milioni di fan in tutto il mondo.

L’autopsia stabilì che la sua morte fu causata da un’overdose accidentale di fentanyl, un oppiaceo sintetico 50 volte più potente dell’eroina, causata da pillole contraffatte di Percocet.

La morte di Prince non ha un responsabile e resterà impunita. Lo ha deciso Mark Metz, procuratore della contea di Carver, in Minnesota, dopo aver chiuso l'indagine sulla morte del cantante avvenuta il 21 aprile del 2016. Non ci sono prove - spiega il giudice - per determinare chi procurò all'artista gli antidolorifici oppiacei sotto forma di Percocet falso.

"Prince - ha dichiarato Metz - non aveva idea che stesse prendendo una pillola falsa che lo avrebbe ucciso. Le prove mostrano che Prince pensava di prendere Vicodin, non fentanyl, ma non ci sono prove che alcuna delle persone a lui associate fosse a conoscenza del fatto che in suo possesso aveva pillole false contenenti fentanyl".

Analogie inquietanti con la morte di Michael Jackson, suo eterno rivale dagli anni Ottanta in poi, morto per un mix letale di farmaci, tra cui l’ansiolitico Lorazepam e il potente anestetico Propofol usato per sedare i pazienti nelle operazioni chirurgiche, colposamente somministrato dal suo medico curante Conrad Murray, poi condannato a quattro anni di reclusione per omicidio colposo.

Nothing compares 2 U e un nuovo album di inediti

Lo scorso 21 aprile, due anni dopo la triste ricorrenza, è arrivata come un fulmine a ciel sereno la versione originale di Nothing compares 2 U, canzone resa noto per la prima volta nel 1985 dalla band di Prince The Family nell’eponimo disco dello stesso anno e poi divenuta il più grande successo solista di Sinead O'Connor nel 1990.

La canzone, diffusa dalla Prince Estate, in collaborazione con Warner Bros. Records, è disponibile in vinile 7’’, sia come picture disc sia nero.

Il brano fu registrato nel 1984 da Susan Rogers al Flying Cloud Drive “Warehouse” di Eden Prairie, in Minnesota, e contiene i cori di Susannah Melvoin e Paul “St. Paul” Peterson, oltre al sassofono di Eric Leeds.

In quel periodo il genio di Minneapolis era molto innamorato di Susannah Melvoin, la sorella di Wendy, e i bene informati sostengono che questa canzone fosse dedicata a lei. Il video dell'estate del 1984, girato dalla famiglia del'artista, mostra un Prince al massimo della forma nel canto e nel ballo, in un autentico stato di grazia.

Il 28 settembre è atteso un nuovo disco di inediti, il primo dopo che a Troy Carter è stata affidata la custodia del suo immenso archivio audio-video, e due nuovi siti internet a lui dedicati.

Il primo sarà un viaggio nella sua discografia, con video e foto rari e moltissime informazioni, l’altro, Prince2me, sarà un luogo di incontro per i fan, una pagina dove gli appassionati della sua musica potranno raccogliere i loro ricordi.

I capolavori degli anni Ottanta

Mentre gli anni Ottanta erano dominati da artisti rassicuranti,impeccabili e vagamente dandy, Prince sembrava un inquietante mix dei suoi eroi del passato: si vestiva come Jimi Hendrix, aveva i baffi di Little Richard e ballava come James Brown, ma al ritmo dell'amata drum machine Linn, collegando idealmente la tradizione del funk e del rock con il suono del futuro.

L'attività di Prince era a dir poco febbrile. A volte lavora anche tre giorni di seguito senza dormire, dividendosi tra le sue tre band, i Revolution, i Time e le Vanity 6.

Usava la musica e l'immagine per superare le barriere tra razze, generi e stili musicali (non a caso i suoi idoli erano Joni Mitchell, Carole King, Fleetwood Mac, Eric Clapton, Rolling Stones e Jimi Hendrix), cambiava con naturalezza registro vocale da maschile a femminile, i sui abiti eccentrici erano creati su misura per lui, i suoi show erano vere e proprie esperienze multisensoriali, quasi dei musical dionisiaci e imprevedibili.

Il suo primo grande successo commericale è il doppio album 1999, con una netta divisione tra il primo lato in perfetto equilibrio tra rock e funk e il secondo più ballabile e sensuale. In esso Prince suona nell'album ogni strumento possibile e immaginabile, dando prova delle sue straordinarie doti tecniche.

Let's pretend we're married, Little Red Corvette e Delirious sono tre canzoni in grado di far capitolare qualunque donna, tra le più sexy mai prodotte dai tempi di Let's get it on di Marvin Gaye.

Purple Rain è uno dei rari casi nella storia del cinema in cui il film e le musica sono di pari livello: altissimo.

La pellicola racconta le vicende di Kid, alter ego di Price, tra tormentate vicende familiari, l’amore per la sua ragazza e le difficoltà nel farsi strada nello show business.

Il film incassò oltre cento milioni di dollari e la colonna sonora, nella quale spiccano le splendide When doves cry, caratterizzata da un sound rivoluzionario, e la title track Purple Rain, vinse perfino un meritato Oscar.

Il disco, così audace nei testi da ispirare a Tipper Gore la creazione del Parents Music Resource Center, rimase per 21 settimane consecutive al primo posto nelle classifiche americane.

Il 1987 è un anno impresso nella memoria di tutti i fan di Prince: l’artista di Minneapolis è infatti reduce dalla pubblicazione di tre album di grande successo a nome Prince & The Revolution, la band di incredibili musicisti e performer che lo affianca live e in studio.

Si scatena allora un derby con Michael Jackson, artista assai diverso e al tempo stesso simile a lui per molti aspetti.

Dopo aver conquistato la vetta delle classifiche con la colonna sonora del film Purple rain (1984), aver pubblicato a seguire il suo album più colorato e variopinto, Around the world in a day (1985), e concluso la trilogia dei Revolution con l’album Parade (1986), colonna sonora del film Under the cherry moon nella quale è contenuta una sua hit planetaria, Kiss, Prince sorprende tutti tornando alla ribalta con un doppio album inciso quasi da solo e destinato a diventare uno dei suoi capolavori.

Sign o’ the times, preceduto dalla pubblicazione del singolo omonimo, è infatti considerato universalmente una delle pietre miliari degli anni Ottanta, tanto è creativo, visionario, avanguardistico e radicale.

Un viaggio all’interno dei segni del tempo psichedelico e futuribile, catartico e imprevedibile, in cui si alternano l’apocalittica title track, la straordinaria If I was your girlfriend, il funk torrenziale di Housequake, le deliziosamente vintage Slow Love e la malinconia di I could never take the place of your man.

Le controversie con la Warner negli anni Novanta

L’eccentricità di Prince ha dato luogo a una lunga controversia negli anni Novanta tra l’artista e la sua label, la Warner Bros.

La major non voleva assecondarlo nella sua iperproduttività, con un album pubblicato all’anno, così Prince, per protesta, si fece chiamare «Symbol», un simbolo grafico indicante l’unione tra il maschile e il femminile, o «Tafkap», acronimo inglese per «The artist known as Prince» («L’artista precedentemente conosciuto come Prince»).

L’artista si esibì nei concerti con la scritta «slave»(«schiavo») disegnata sulla guancia, per sottolineare la sua insofferenze alle regole di marketing dell’industria discografica.

Tra i suoi "capricci" più famosi ricordiamo, nel 1997, quello di vendere solo on-line il triplo album Crystal Ball e, ancora più clamoroso, quello del 2007, quando Planet Earth fu pubblicato solo come allegato gratuito di una rivista inglese, un’iniziativa che fece scendere sul piede di guerra i mediastore della Gran Bretagna.

Prince, che dal 2000 si è riappropriato del suo soprannome, ha continuato a produrre musica di qualità, come confermano gli ultimi due, eccellenti album HITnRUN Phase One e HITnRUN Phase Two.

Il boom di vendite nel 2016

Nel 2016 Prince è stato l’artista che ha venduto più dischi negli Stati Uniti con 7,7 milioni di copie di album tradizionali e 5,4 milioni dai download di canzoni digitali. I suoi titoli più venduti l'anno scorso sono stati The very best Of Prince (668.000 copie), seguiti da Purple rain (498.000) e 1999 (169.000).

A pochi mesi dalla sua morte la Warner Music gli ha reso giustizia con una compilation finalmente all’altezza della sua fama, Prince 4Ever, con 39 classici della sua produzione più l’inedito Moonbeam Level, registrato da Prince nel 1982 durante le sessions di 1999, ma poi scartato dalla tracklist finale.

In un periodo in cui la visibilità televisiva e la promozione sui media impiegano oggi gli artisti in modo maggiore rispetto alle sessioni in studio, Roger Nelson ha continuato fino all'ultimo giorno della sua vita a dialogare con il suo pubblico nel modo più semplice e diretto possibile: con i suoi dischi e con i suoi concerti, vere e proprie esperienze multisensoriali, quasi dei riti collettivi officiati da questo piccolo, grande sciamano del funk elettrificato.

Nella sua immensa casa-studio registrazione di Paisley Park, Prince ha continuato a incidere brani originali, del tutto indifferente alle strategia di marketing e quasi guidato da una forza sovrannaturale, come se il bruciante demone della creatività non lo lasciasse mai riposare in pace, o forse per colpa del suono che fanno le colombe quando piangono.

"Siamo qui riuniti stasera per provare ad affrontare quella cosa chiamata vita", cantava all'inzio di Purple Rain

Una "cosa" che si affonta meglio, dopo aver ascoltato, a un volume adeguato, una delle numerose canzoni che ci ha lasciato in eredità.

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