Placebo: Loud Like Love - recensione

Un album senza canzoni memorabili, a parte un singolo che può dare dipendenza

PLACEBO: 15 novembre Mediolanum Forum (Assago) – Credits: FABRICE COFFRINI/AFP/Getty Images

Marco Pedersini

-

Chi ha amato i Placebo di "Nancy Boy" e "Come Home" faticherà ad ambientarsi nel loro primo album per la Universal. Questione di parole, soprattutto: non si può affrontare impreparati l'ottimismo del secondo singolo (che dà nome all'album, "Loud like love"), canta "un amore così fiero", che "non deve chiedere mai come o perché".

Meglio glissare sul testo di "Too Many Friends", canzone di lancio dell'album, una riflessione un po' sbrigativa sui rapporti tra le persone ai tempi dei social network: "Il mio computer crede che io sia gay / ho buttato via quel rottame / sugli Champs-Elysées" è un esordio al di sotto delle capacità di Brian Molko e Stefan Olsdal. L'ambiguità del gruppo, emanazione dello stile androgino e apolide di Molko, sopravvive nel videoclip di "Too Many Friends", scritto insieme a Bret Easton Ellis (autore di "American Psycho"). Lo trovate qui sotto (in versione estesa), ma fate attenzione: nonostante le riserve sul testo, bisogna ammettere che la canzone ha una linea melodica orecchiabile ai limiti dell'illegalità. In un album senza riff memorabili, "Too Many Friends" può creare dipendenza. Nell'era della musica in streaming è una qualità di tutto rispetto.

 
© Riproduzione Riservata

Commenti