Gabriele Antonucci

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Come sanno bene gli appassionati di musica live, è molto difficile, per non dire quasi impossibile che una grande band internazionale si esibisca al di sotto di Roma, per una serie di motivi logistici e organizzativi, costringendo il pubblico del sud Italia a estenuanti trasferte per vedere live il proprio artista preferito.

Una lacuna colmata quest'anno dal Medimex che, da salone della musica rivolto principalmente agli addetti ai lavori, si è trasformato in International Festival & Music Conference, allargando la sua mission con due grandi eventi live ospitati a Taranto, sul main stage della suggestiva Rotonda del Lungomare Vittorio Emanuele III: i Krafterk la sera dell'8 giugno e i Placebo il 9, due band seminali nel loro rispettivo genere.

La risposta della città, al centro delle cronache più per le notorie vicende dell'Ilva che non per la scena musicale, è stata entusiasta, con due serate all'insegna del sold out, complice anche la lungimirante politica di tenere i prezzi alla portata di tutti (l'abbonamento ai due concerti costava 25 euro, il prezzo del live di un giovane artista indie).

L'elettronica teutonica dei Kraftwerk

Il live dei Krafterk, più che un concerto, è stata una vera e propria esperienza multisensioriale,che ha trasportato per un'ora e mezza il pubblico in una dimensione altra, grazie anche alle suggestive animazioni in 3D alle spalle dei musicisti, visibili attraverso gli occhialini che venivano consegnati appena superati i controlli di sicurezza.

The Man-Machine ha dal vivo una grande forza suggestiva, con le grafiche Bauhaus in 3D che si avvicinano minacciosamente alle prime file della platea, mentre Spacelab è un irresistibile viaggio intergalattico che si conclude con l’atterraggio dell’astronave guidata dai Kraftwerk direttamente sul lungomare di Taranto, un espediente scenico che non può mancare nei live della band tedesca.

Molto coinvolgenti The Model, brano che sembra essere stato ispirato dalla musa Amanda Lear, e il capolavoro Autobahn, dove veniamo catapultati a bordo di un Maggiolino e di una Mercedes d'epoca lungo le autostrade tedesche, con le note tridimensionali che fuoriescono direttamente dall’autoradio.

Ciò che colpisce di più del gruppo, al di là degli effetti visivi, è il suono: potente, preciso, nitido e tridimensionale, frutto della perfetta amalgama tra i quattro musicisti, capitanati dal fondatore Ralf Hutter, che suonano tutti gli strumenti rigorosamente live.

Impossibile non muoversi al ritmo di brani epocali come Computer Love, campionata negli ultimi anni anche dai Coldplay, Trans Europe Express, con le sue inconfondibili sonorità metalliche e arabeggianti, e soprattutto Tour de France, che nella seconda tappa, quella del 2003, acquista via via maggiore ritmo e intensità.

Gran finale con il capolavoro futurista The Robots, una brano incredibilmente attuale in un periodo in cui le macchine stanno falcidiando il lavoro manuale, e con una sequenza di brani uptempo chiusa dalla coinvolgente Musique Non Stop, dove i musicisti, dopo un solo strumentale, guadagnano uno ad uno i camerini, salutati da lunghissimi applausi.

Gli stringati saluti finali dei Kraftwerk sono affidati; come da prammatica, al leader Ralf Hutter: “Good night, auf wiedersehen, buona notte”.

Una notte difficile da dimenticare, soprattutto per chi non ha mai provato prima la straniante sensazione di ghiaccio bollente della musica live dei Kraftwerk.

L'alternative rock dei Placebo

Nella variegata e tumultuosa galassia dell’alternative rock c’è una stella che, da oltre vent' anni, non smette di brillare: quella dei Placebo, headliner della seconda serata live del Medimex, dopo le esibizioni dei "veterani" Casino Royale e del promettente cantautore Kiol.

Il gruppo si è esibito in un adrenalinico live all'insegna del greatest hits che ha preso il via a sorpresa con Pure morning, probabilmente la loro canzone più celebre.

Il trio formato da Brian Molko, Stefan Olsdal e dal nuovo batterista Matt Lunn, ex Colour of Fire, ha spaziato con disinvoltura dal britpop al post-grunge, per arrivare al punk rock e a contaminazioni elettroniche più evidenti negli ultimi album.

Come un camaleonte che muta pelle per adattarsi all’ambiente circostante, anche la band inglese è in costante trasformazione, tanto che è ardua impresa catalogare la loro musica nelle rassicuranti categorie tradizionali.

Da un punto di vista stilistico, i Placebo alternano brani aggressivi e tirati, con un uso abbondante di chitarre distorte e di elettronica, a ballad leggere e romantiche, attraversate da dolci arpeggi di chitarra e da tastiere tipicamente anni Ottanta.

Una musica che ha la sua dimensione ideale nelle grandi arene all’aperto, esaltata dalle qualità istrioniche di Molko che, da autentico frontman, sa come accendere il pubblico e come tenere alta la tensione per quasi due ore.

Il cantante è celebre per la sua particolarissima voce, dolce o aspra a seconda dei brani, e per il suo singolare look, che si ispira ai travestimenti di David Bowie del periodo Ziggy Stardust e al trucco marcato di Robert Smith dei Cure, i suoi idoli musicali.

L’effetto Placebo indica in medicina l’effetto positivo di una sostanza che, pur non contenendo alcun principio attivo, aiuta comunque il paziente, che crede di assumere un farmaco efficace.

Il nome è stato scelto dall’androgino Brian Molko perché  voleva che la musica del gruppo da lui capitanato fosse «qualcosa che tu credi ti faccia sentire meglio» e, a giudicare dall'entusiasmo del pubblico di Taranto e dai sorrisi all'uscita del concerto, l'obiettivo di far sentire meglio gli spettatori è perfettamente riuscito.

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