Piotta: "Nemici" è un omaggio a chi mi ha illuminato la strada

L’intervista all’eclettico artista romano, che il 30 maggio inaugura a Milano il suo “Nemici tour”

Piotta

Piotta – Credits: Alfredo Villa

Gabriele Antonucci

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Non chiamatelo più Supercafone, come il suo successo del 1999, ma solo super. Sì, perché Tommaso Zanello, in arte Piotta, ha raggiunto nel suo ultimo album Nemici il vertice della sua maturità artistica e del suo eclettismo, spaziando indifferentemente tra rap, rock, reggae e cantautorato. Musicalmente l’album è una riuscita commistione tra suoni analogici e digitali, ma ancor più colpiscono i testi, sempre intelligenti ed efficaci, e la qualità degli ospiti, sia italiani che internazionali. A quest’ultimi appartengono due pesi massimi come Afrika Bambaataa e Captain Sensible dei Damned, ma non meno interessanti sono le collaborazioni con Muro del canto, Modena City Ramblers e Brusco, voci autorevoli della musica indipendente italiana.  Il tour di Nemici prenderà il via il 30 maggio al Circolo Magnolia di Milano, per concludersi il 13 agosto a Poggio Moiano, in provincia di Roma.

Tommaso,  l’idea di Wot(capitano, mio capitano) ti è nata per la morte di Robin Williams, visto che il testo è basato su L’attimo fuggente, o sei partito direttamente dalle irresistibili sonorità funky di Captain Sensible, che duetta con te nel brano ?

Wot! è un brano che amo da quando sono piccolo. Ho sempre voluto rifarlo già dal secondo album ma poi, per un motivo o per un altro, ho sempre rimandato. Meglio così. Questo era il momento adatto. Era il brano che consentiva di fondere insieme il funk, il rap, il rock.E poi adesso c'è anche mr. Captain Sensible in persona, con le sue rime scritte per l'occasione e la sua presenza nel video. Diciamo che Wot! (Capitano mio capitano) è il sequel dello storico brano dell'83. Nel frattempo stavo anche facendo Freedom, lo spettacolo a teatro con Gherardo Colombo. Nello spettacolo c'era questo continuo dialogo tra professore e studenti ed ecco allora che mi è venuta l'idea di unire le due cose, anche perché nel gioco delle parti con Ray (Captain Sensible) ci stava tutta, per questioni anagrafiche e d'esperienza”.

Uno dei brani più intensi dell’album è 7 vizi Capitale con Il Muro del canto, uno spaccato impietoso della Roma di oggi. Come hai visto cambiare la tua città rispetto ai tuoi esordi di vent’anni fa?

“Sono contento che 7 vizi Capitale stia piacendo così tanto. A Roma è un anthem che passa dalle radio alternative storiche a quelle calcistiche. Roma per l'ennesima volta si fa metafora del paese e con il paese cambia. In meglio o in peggio sarà la Storia a giudicarlo, a noi spetta però di raccontarla, di dipingerla. Roma ha più zone d'ombra di prima, più lati oscuri ma anche una rinnovata solidarietà umana  e artistica. Si sta creando un a era e propria scena, una sinergia tra artisti con percorsi anche molto diversi ma con un grandi obiettivi comuni, per lo più di natura sociale e di impegno civile”.

La storia della collaborazione con Afrika Bambaataa, il padrino dell’hip hop, ha dell’incredibile. E’ vero che l’hai incontrato  casualmente a Torino e a Roma a pochi mesi di distanza? Che emozioni hai provato a trovarti davanti uno dei tuoi idoli?

“Si è esattamente andata così. Ho smesso di usare la parola 'casualmente', ne ho viste troppe e di troppo assurde per credere nel caso così, diciamo random. Come uno stoico credo nel Fato, sarà un retaggio degli studi classici. L'emozione che provo in ambito musicale di solito riconduce ad un pensiero unico, la glorificazione della potenza e della magia della Musica. È come l'esperanto, è un linguaggio universale che unisce persone, generazioni, paesi, storie lontanissime e solo apparentemente lontane”.

Il tuo ultimo album Nemici è l’apice del tuo eclettismo, con rap, rock, reggae e cantautorato. E’ più un’opportunità  o un rischio quella di non essere catalogato in un’unica categoria musicale?

“Credo entrambe le cose. Per chi ha paura è un rischio, per chi è audace è un'opportunità. Provo a lasciare un segno indelebile, che è il mio percorso. Ai posteri l'ardua sentenza. Ho unito successi di massa e canzoni di nicchia da premio della critica. Sono partito con l'hip hop ed arrivato ad un'evoluzione musicale che unisce rap, rock, reggae. Insomma sono uno di quelli che pensa che tra funk e punk alla fine cambia solo una lettera”.

Il titolo Nemici ha un chiaro riferimento ai talent show. Questi programmi sono ormai l’unico trampolino di accesso al music business o è ancora possibile emergere nel 2015 solo con la gavetta?

“Il riferimento c'è ma in senso diametralmente opposto. È un omaggio a tutti coloro che hanno illuminato la strada. Quella di un percorso musicale alternativo, ricco di contenuti, di spunti, di idee nuove e originali, di parole importanti. Che si sono smarcati da ogni cliché del loro tempo e a volte anche da se stessi. I cliché del mio tempo sono i talent ma non sono l'unico trampolino, anzi. Lo so che converrebbe ad alcuni far passare questo messaggio ma è una menzogna bella e buona”
 
Tu sei stato, negli anni Novanta,  uno dei primi artisti rap, insieme a Frankie Hi Nrg e agli Articolo 31, ad entrare in classifica. Oggi che l’hip hop italiano è diventato quasi una moda e staziona stabilmente nelle Top Ten, è ancora possibile coniugare vendite e credibilità?

“Assolutamente sì. Anzi più che possibile sarebbe un dovere etico, per quella Musica con la M maiuscola di cui parlavo prima”.

Che rapporto hai oggi con Supercafone, una canzone che ti ha dato tanto a livello di visibilità, ma che al tempo stesso ti ha attirato critiche ed etichette superficiali da chi ti conosce poco?

“Calcolando che le etichette superficiali me le ha attaccate la stessa zia o la stessa mamma che ora guarda talent e reality e che capisce di musica quanto io capisco di gomitoli di lana o punto croce, direi che ho un rapporto ottimo. È una canzone da paura, ha segnato un'epoca e tra le righe ha descritto perfettamente lo stile di chi ha è arrivato al potere in questi anni”.

Secondo te lo streaming ad alta qualità come Tidal è la ricetta giusta per risollevare l’agonizzante industria discografica?

“Non mi pare che Tidal sia un successo, anzi. La verità è che la qualità della fruizione interessa a pochi. Interessa invece a molti che sia gratuita o che comunque costi il meno possibile. Sembra che produrre musica costi poco o che comunque i lavoratori della musica subire un trattamento di lavoratori da serie B. Se vuoi campare di musica devi saperla fare dal vivo, il resto è fuffa o karaoke da talent”.

Qualche giorno fa Kendrik Lamar, che ha messo d’accordo tutti con il suo capolavoro To pimp a butterfly, è stato nominato Icona generazionale dal Senato della California. Quindi non è vero che il rap lancia solo messaggi negativi? Secondo te in Italia c’è un Kendrick Lamar?

“Il rap è la riproduzione in scala del mondo e dentro c'è tutto.  Impegno e divertimento, luce e oscurità, ritmo e pensiero, parole e note, intelligenza e stupidità, sensibilità e machismo. Dipende da ognuno di noi decidere da che parte stare. Logicamente uno che comincia a 15 anni difficilmente avrà la sensibilità di un adulto. Detto questo Kendrick Lamar rappresenta la cultura hip hop nell'accezione più alta. E' molto difficile fare paragoni alle nostri latitudini, un conto infatti è un suono hip hop internazionale, un conto avere e rappresentare radici afroamericane così profonde”.

Di seguito trovate tutte le date del tour e il video di Wot!(Capitano, mio capitano)

30/5 - Circolo Magnolia Summer Festival – Milano
7/6 - Imola in musica - Imola (Bo)
12/6 - Arci Geleò - Morrovalle (Mc)
13/6 - So Noize Festival - L'Aquila
14/6 - Stradarolo Festival – Zagarolo (Rm)
21 giugno - Festa della Musica - Roma (showcase)
27/6 - Caotic Age Festival - San Biagio (Mn)
17/7 - Festival della letteratura - Tuscania (Vt)
18/7 - Arezzo Factory Festival – Arezzo
23/7 - Pop Sagra Urbana – Genova
24/7 - Musica contro le Mafie - Parco Archeologico Fiumicino (Rm);
7/8 - A tutta birra - San Quirico (Gr)
8/8- Rock & Rhodes Festival – Sondrio
13/8- XIII Memorial G. Di Donato - Poggio Moiano (Rm)

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