Pink Floyd & Syd Barrett: luci, ombre e segreti in un libro cult

I retroscena contenuti nelle pagine di All the madmen - Il lato oscuro del rock britannico

I Pink Floyd nei 60's. Da sinistra, Roger Waters, Nick Mason, Syd Barrett e Rick Wright – Credits: Getty Images

Gianni Poglio

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Qui sotto uno straordinario estratto relativo al rapporto tra Syd Barrett e i Pink Floyd dal libro di Clinton Heylin, All the madmenIl lato oscuro del rock britannico (Odoya). L'autore racconta come sei star, Pete Townshend, Ray Davies, Peter Green, Syd Barrett, Nick Drake e David Bowie, viaggiarono fino ai confini della follia, alcuni di loro senza più riuscire a tornare indietro.

Roger Waters: "Non siamo partiti con l’idea di fare un disco basato sul tema dell’assenza… Abbiamo cominciato a mettere assieme la musica per Shine On You Crazy Diamond, e da questo abbiamo derivato un forte senso di malinconia… Quando mi sono dedicato al testo, non so perché ma ho cominciato a scrivere della fine della creatività di Syd… Quindi è stata scritta qualche altra sezione… Volevo forzarmi dentro a quello che sentivo al momento, e scrivere qualcosa riguardo a tutto ciò… esternare i miei sentimenti verso ciò che succedeva dentro di me". 

Comunque, alla base della decisione da parte di Waters di scrivere a proposito di Barrett c’era qualcosa di più che non la semplice casualità, o il sentimentalismo: il bassista stava chiaramente rispondendo all’articolo di Kent (un giornalista inglese; ndr), nel quale s’implicava che i Pink Floyd avevano smesso di essere interessanti il giorno in cui Syd era stato allontanato dalla band. Non che l’offeso Waters avesse intenzionedi degnare Kent di una risposta personale: no, no, no, stava rispondendo a tutti gli articoli su Barrett recentemente pubblicati dall’impertinente stampa musicale inglese.Roger Waters: "Per quanto mi riguarda, non ho mai letto un solo articolo intelligente su Barrett, su nessuna rivista. Mai. Non c’è nessuno che sappia di cosa stia parlando. Solo noi, le persone che lo conoscevano, e che ancora loconoscono un po’, solo noi conosciamo i fatti, sappiamo come viveva, cosa gli è successo, perché faceva certe cose… Mi fanno ridere quei giornalisti, con la loro immondizia. Effettivamente, ho scritto quella canzone… soprattutto perosservare le reazioni della gente che dice di conoscere e capire Syd Barrett… Perché se n’è andato, ritiratosi talmente lontano che, per quanto ci riguarda, non è più qui". 

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La canzone di Waters dedicata a Syd e, in effetti, tutte e tre le nuove canzoni che aveva scritto per il nuovo lp, presto divennero il campo di battaglia per lo scontro finale tra Waters, l’autoproclamato portavoce dell’ala pretenziosa delprog rock inglese, e il capo tribù dei critici rock, Mr Kent (secondo Waters, “You’ve Got To Be Crazy”, il titolo dell’altro brano presentato per la prima volta durante gli show autunnali in Gran Bretagna, era una replica alla stampa inglese). Quando fu incaricato dal direttore del New Musical Express, Nick Logan, di recensire il primo dei tre show da tutto esaurito che i Pink Floyd tennero alla cadente Empire Pool Arena di Wembley, Kent ebbe l’opportunità di esprimere ulteriormente il suo pensiero riguardo alla band, e ci diede dentro: "L’incisivita` non è mai stata una cosa della quale i Pink Floyd post Syd abbiano potuto vantarsi, e così bisogna sguazzare in mezzo a sezioni penosamente elaborate d’indolenti detriti prima che, ecco, la trama sia ripresa e si venga  rimandati di gran carriera verso la tronfia denuncia del nostro Waters che si conclude con un blando j’accuse di farneticazioni affettatamente psicologiche sul principio di causa ed effetto".

Waters s’infuriò, tuttavia non rispose in maniera diretta alla critica rivolta alla band da Kent; come riferì a Rock et Folk: "Non penso che sia essenziale stabilire un dialogo con la critica rock… Ci sono minoranze più interessanti. I critici rock non sono un medium esplicativo tra noi e il pubblico". Il fatto che rappresentassero un tale, insistente sottofondo alla sua recente produzione (inclusa una canzone che non aveva mai completato, ma che aveva fuggevolmente menzionato, “Flight From Reality”) era una semplice coincidenza. L’anno seguente avrebbe innalzato la sua personale paranoia a livelli che persino Barrett non aveva mai raggiunto, riferendo a Capital Radio: "Siccome abbiamo successo, siamo molto vulnerabili agli attacchi, e Syd è l’arma che viene utilizzata contro di noi".

Credits: Odoya edizioni 2013

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