Dai Pink Floyd ai Muse: le copertine mito di Storm Thorgerson in mostra a Monza

Intervista a Daniel Abbott, il direttore creativo degli Stormstudios

Una delle immagini cult di Storm Thorgerson – Credits: Ufficio Stampa - Stormstudios

Gianni Poglio

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Pochi artisti legati all’iconografia della musica rock hanno avuto un ruolo così determinante ed innovativo come Storm Thorgerson. L'artista inglese, morto un anno fa, ha illustrato con le sue nitide e visionarie immagini album ed artisti che oggi sono ormai leggenda. Si calcola che oltre oltre 150 milioni di persone abbiano in casa una sua opera. Dall'artwork dei Pink Floyd (incluso The Dark side of the moon) a quello dei Muse passando per Genesis e Led Zeppelin. 

Dal 12 giugno al 24 agosto i principali lavori di Thorgerson saranno esposti all'Arengario di Monza. Il titolo della mostra è The Gathering Storm. Promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Monza, The Gathering Storm è prodotta da Clarart e organizzata da Arteutopia con Stormstudios, e curata da Luigi Pedrazzi e Daniel Abbott. Il 19 giugno, il 17 luglio e il 21 agosto verrà proiettato il film Echoes.

Daniel Abbott è il direttore creativo degli Stormstudios, il gruppo di lavoro che ha raccolto l'eredità di Mister Thorgerson. Panorama.it lo ha raggiunto al telefono.

"La prima e fondamentale cosa da dire è che Storm non apparteneva al mondo di Photosop. Al massimo utilizzava fotomontaggi per inserire alcuni dettagli nelle immagini. Non era facile lavorare senza trucchi, ma era infinitamente più creativo. L'immagine dell'uomo che fa la verticale con mezzo corpo sott'acqua di Wish you were here è assolutamente reale. Storm aveva ingaggiato un esperto di pratiche yoga per ottenere quell'effetto" spiega Abbott.

"Sempre su Wish you were here l'immagine dell'uomo che brucia è vera al cento per cento. Per quello scatto è infatti stato utilizzato uno dei migliori stunt man di allora".

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"Anche l'incredibile cover di A momentary lapse of reason non ha niente di artefatto. Vennero messi davvero in fila su una spiaggia centinaia di letti recuperati da un ospedale inglese in disuso. Ci vollero due giorni per arrivare allo scatto definitivo" prosegue.

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"La magia delle copertine di Storm stava nel fatto che per comprenderle del tutto dovevi fermarti a guardarle più volte. Storm non era un artista fantasy, lui usava soltanto elementi reali, ma li collocava in contesti spiazzanti. Amava anche le immagini misteriose che non davano la possibilità di un'interpretazione immediata. Come la mucca di Atom heart mother".

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Tra i capolavori di Storm c'è anche The lamb lies down on Braoadway dei Genesis: "Una splendida cover in bianco e nero" ricorda Abbott. "Fu realizzata pensando alle strisce di un fumetto. Solo che al posto delle illustrazioni c'erano fotografie. Ovviamente stiamo parlando di un'era, gli Anni 70, in cui l'artwork di un album era parte integrante del progetto. Il formato del vinile consentiva di realizzare copertine come quadri. E in effetti lo erano: molte delle cover di Storm sono diventate opere d'arte a larghissima diffusione".

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