Gabriele Antonucci

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The Liberation Project è uno straordinario collettivo di musicisti internazionali, tra cui Phil Manzanera (Roxy Music e Pink Floyd), N'Faly Kouyate (Afro Celt Sound System e Peter Gabriel), Dan Chiorboli, Tebogo Sedumedi, Peter Djamba, Lindi Ngonele e Kabelo Seleke, a cui, per l’Italia, si aggiungono Cisco Bellotti (ex Modena City Ramblers) e Roberto Formignani (The Bluesman).

Il “Tour per l'Amicizia e la Solidarietà” in Italia del collettivo celebra il 25 ° anniversario della democrazia in Sudafrica, il Mandela Day e i 150 anni di Mahatma Gandhi, oltre ad essere un veicolo per cementare le relazioni culturali tra Sudafrica e Italia e tra Sudafrica e Cuba.

The Liberation Project si esibirà il 20 luglio a Bologna (Botanique Festival), il 21 luglio a Gubbio (Teatro Romano), il 22 luglio a Roma (Villa Ada - Roma incontra il Mondo) e il 23 luglio a Fallo (Viale della Rimembranza). I concerti di Bologna e Fallo saranno a ingresso gratuito.

Il Tour, prodotto e organizzato da BPM Concerti, è sostenuto dal patrocinio dell'Ambasciata del Sudafrica a Roma e ha il supporto delle Ambasciate di Cuba e India a Roma e del Ministero degli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale.

Il live set include canzoni inneggianti alla libertà tratte dal triplo CD di The Liberation Project: una fusione di musica rock e world up-tempo, emotiva e ricca di musicalità.

In occasione del tour, abbiamo rivolto alcune domande a un grande del rock come Phil Manzanera, colonna dei Roxy Music e co-produttore dell'ultimo album dei Pink Floyd, The Endless River.

Da autore, produttore o musicista ha lavorato al fianco di Steve Winwood, John Cale, Godley & Creme, Nico, John Wetton, Brian Eno, Tim Finn, Robert Wyatt e molti altri.

Phil Manzanera, qual è l'attualità del messaggio di Nelson Mandela, a 25 anni dall'inizio della democrazia in Sud Africa, a cui avete dedicato l'ultimo tour?

"Penso che il messaggio sia che la democrazia ha bisogno di essere sempre accudita e custodita: è sempre in pericolo se distogliamo gli occhi da essa. È importante che i giovani vadano a votare per evitare l'avvento di leader totalitari. Mandela era un esempio di leader dignitoso, umile e ispiratore che tanto vorremmo oggi, in questi tempi preoccupanti".

Nel Liberation Project suona con N'Faly Kouyate, Dan Chiorboli, Tebogo Sedumedi, Peter Djamba, Lindi Ngonele and Kabelo Seleke. Come siete riusciti a mettere insieme tutti questi straordinari musicisti?

"Il merito è tutto di Dan Chiorboli: è lui che ci ha messo insieme. La sua visione ha una grande importanza per me".

Che cosa ci può anticipare delle canzoni che porterete in tour in questi giorni in Italia?

"Le canzoni sono varie: brani che hanno un significato, da Bella Ciao a Free Nelson Mandela, da All unite for Africa a Guantanamera con le parole del combattente per la libertà cubano Jose Martí. Apprezzo particolarmente l'incontro dei Roxy Music con l'Africa nella versione di Mandinga di Love is the Drug e la mia canzone Bala de Plata che pone una luce sulla situazione dei latini che stanno cercando di entrare negli Stati Uniti".

Le canzoni dei Roxy Music sono ancora oggi incredibilmente fresche e moderne: come avete creato un sound che ha resistito così bene negli anni?

"Ciascuno di noi ha dato il suo particolare contributo per rendere il sound dei Roxy Music qualcosa di unico ma, soprattutto, abbiamo avuto un grande produttore come Chris Thomas, che ci ha aiutato incredibilmente!".

Che ricordi ha della Notte della Taranta del 2015, di cui è stato Maestro Concertatore?

"È stato un grandioso processo quello di imparare la pizzicca, di cui non avevo mai sentito parlare prima e di immergermi nell'adattare le registrazioni sul campo fatte da Alan Lomax negli anni '50 nei campi della Puglia, in un contesto moderno e vario, per un concerto di quattro ore. È stata una sfida che ho affrontato, ma la cosa migliore è stata lavorare con musicisti e cantanti incredibilmente talentuosi dell'Orchesta popolare della Notte della Taranta. Persone adorabili, che sono ancora nei miei cuori. Non penso che lo ripeterò poiché sento di aver già dato tutto il possibile".

Nel 2014 ha coprodotto l'ultimo album dei Pink Floyd, The Endelss River, che ha diviso i fan in due. Che cosa le è piaciuto maggiormente di questa esperienza?

"Ho avuto una lunga collaborazione con i Pink Floyd da quando ho incontrato David Gilmour, quattro anni prima di unirmi ai Roxy Music nel 1968, lo stesso anno in cui lui è entrato nel gruppo al posto di Barrett. Per me ci sono 3 Pink Floyd: quelli con Syd / post Syd, quelli formati da Roger / David / Nick e Rick e l'ultima formazione, con David e Nick. A me, personalmente, piacciono tutte e tre! I fan dei Pink Floyd saranno sempre divisi dalla vicende umane che hanno caratterizzato la loro storia, come la maggior parte delle band. David mi ha chiesto di rivisitare in The Endless River tutte le ultime registrazioni con Rick dopo la sua morte e vedere se era possibile creare un album che fosse un tributo al suo modo di suonare. Nick ha accettato e tutti noi abbiamo cercato di fare un buon album. Inevitabilmente, in un campione qualsiasi di ascoltatori, ci saranno alcuni che amano e altri che non amano quello che abbiamo fatto. Io mi concentro sui primi!".

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