Gabriele Antonucci

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Cantautore, polistrumentista, produttore, attore, pittore ed attivista, Paul McCartney, uno dei più grandi compositori del Ventesimo secolo e autore di alcuni tra i brani più iconici dei Beatles, compie oggi 75 anni.

È impossibile immaginare il rock, il pop, il beat, la psichedelia e buona parte della musica che ascoltiamo oggi senza i Beatles. Una carriera tutto sommato breve, quella dei Fab Four, che va dal 1962 al 1970, ma incredibilmente intensa, che ha prodotto dodici album, ognuno dei quali è entrato a pieno diritto nella storia del rock.

Eliminando la figura del frontman unico, i Beatles sono diventati inconsapevolmente le icone di una rivoluzione epocale, non solo in campo musicale. George Martin, colpito dallo spirito cameratesco, dall’energia e dall’ironia dei quattro giovani artisti di Liverpool, comprese che non c’era bisogno di rimettere in discussione quella solida unione, cementata nel periodo dei concerti ad Amburgo, con la scelta di un solo cantante, a scapito del collettivo.

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I Beatles sono il gruppo che vanta la maggiore influenza musicale nella storia del rock, con decine di band epigone, anche se nessuna è più riuscita a ripetere la magia delle loro canzoni, neanche lo stesso McCartney, anche se la sua carriera solista e con i Wings ha prodotto, pur con qualche battuta d'arresto, ottima musica.

Una magia che ha fruttato a Paul McCartney un patrimonio personale di oltre un miliardo di euro, come riportato dalla classifica annuale del Sunday Times sui 40 artisti più ricchi del Regno Unito.

Tra i Fab Four, Paul è sempre stato l’ambasciatore e il divulgatore più attento e attivo dell’eredità artistica dei Beatles, si pensi al monumentale progetto Anthology, alla compilation One e alle rimasterizzazioni di tutti gli album della band nel 2009.

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McCartney, undicesimo nella lista di "Rolling Stone" dei cento migliori cantanti al mondo e terzo in quella dei migliori bassisti, è anche un convinto sostenitore della dieta vegetariana, dei diritti degli animali, dell'educazione musicale nelle scuole, delle campagne sulla cancellazione del debito del Terzo Mondo e di quelle contro le mine antiuomo e la caccia alla foca.  

Il suo ultimo album di inediti New del 2013, solare, energico, a tratti sorprendente, è l’album di un uomo che, nonostante le 75 primavere, si diverte ancora come pochi a fare musica, regalando gioia a se stesso, ma soprattutto a chi lo ascolta.

A partire dai gloriosi anni Sessanta, Paul, con il suo fedele  violin bass Hofner, ha tessuto linee melodiche e progressioni mai sentite prima d’ora, imitate poi dai migliori bassisti jazz e fusion.

Abilissimo nella creazione di armonie vocali, tecnica imparata dal padre jazzista, McCartney non ha eguali nei panni del cantante di ballate, traendo ispirazione dai suoni assorbiti durante l’infanzia nelle sale da ballo britanniche, ma anche da Elvis Presley ed Everly Brothers, ben presenti nella creazione di Michelle.

John Lennon e Paul McCartney non sono state due personalità opposte, ma soprattutto complementari, poiché si integravano magnificamente a livello compositivo ed espressivo: due artisti nati per comporre, sperimentare e fare ricerca insieme.

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Si è spesso descritto Paul come romantico, melodico e pop quasi a sottolineare la contrapposizione con un John politico, avanguardista e rock, ma la realtà è più complessa e sfaccettata dei luoghi comuni.

Paul, mentre John veniva sempre più assorbito dalla sua dimensione familiare, frequentava mostre d’arte, concerti di musica contemporanea e performance d’avanguardia;  passava molto più tempo in studio dell’amico/rivale a rifinire le sue melodie e a giocare con le allora limitate possibilità tecnologiche degli Abbey Road, preparando lui stesso, ad esempio, gli inquietanti loop di Tomorrow never knows; si interessava alla politica, all’ambiente e a tutto ciò che stimolava la sua vorace curiosità; rivelava, a un orecchio più attento, tutto il suo amore per il rock ( Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band, Live and let die) e per il soul della Motown (Got to Get You into My Life).

Paul è come un pittore impressionista. Se si considerano i pezzi uno alla volta, la musica potrebbe sembrare semplice, ma l’opera complessiva è davvero sofisticata. E’ un cantante davvero preciso e controllato” ha dichiarato James Taylor, la cui carriera è iniziata proprio sotto l’egida dei Beatles, che ha aggiunto “La gente si schiera sempre o con Lennon o con McCartney. Io sto sempre con il secondo: ha la forza della bellezza”.

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Paul McCartney è, suo malgrado, al centro di una delle leggende metropolitane più astruse e, proprio per questo, più gustose della storia del rock. Secondo una bizzarra teoria, alimentata nel corso degli anni con malizia dagli stessi Beatles, Paul sarebbe morto in un incidente stradale alle 5 del mattino del 19 novembre 1966 mentre rientrava a casa dalla sala d’incisione di Abbey Road. Un tale William Campbell, suo sosia scozzese, lo avrebbe sostituito nel gruppo per non compromettere il redditizio brand dei Beatles.Non si contano gli indizi che hanno avvalorato, negli ultimi 50 anni, la teoria della morte di Paul.

Sulla copertina di Abbey Road è l’unico dei quattro a piedi nudi e tiene una sigaretta con la mano destra, lui che è notoriamente mancino, mentre sulla cover di Sgt.Pepper’s sopra la testa del cantante svetta una mano che saluta, simbolo dell’addio alla vita, sul retro di copertina è l’unico Fab Four di spalle, mentre in una foto interna indossa una mostrina con l'inquietante sigla "O.P.D."(“official pronounced dead”, cioè “dichiarato ufficialmente morto”).

Paul, con il suo umorismo tipicamente british, ha dichiarato a riguardo: “Morto io? Ma perché non mi dicono mai niente?”.

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