Gabriele Antonucci

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Pat Metheny - The Unity Sessions

Agli ascoltatori più attenti bastano solo poche note per riconoscere il suono morbido, pulito e rotondo della chitarra semiacustica di Pat Metheny, universalmente riconosciuto come il miglior chitarrista jazz vivente. Un giudizio rafforzato dai venti Grammy Awards, gli Oscar della musica, vinti in quarant’anni di attività e da una creatività instancabile e feconda. Il Pat Metheny Unity Group, formazione vincitrice di un Grammy Award, vede la presenza, accanto al bandleader Pat Metheny, del sassofonista Chris Potter, del batterista Antonio Sanchez, del bassista Ben Williams e del polistrumentista Giulio Carmassi. Il nuovo album The Unity Session nasce da un’esibizione del Pat Metheny Unity Group filmata e successivamente resa disponibile in dvd con 15 brani, di cui 13 scritti da Metheny, uno in collaborazione con Ornette Coleman e un altro composto da Ray Noble. Coeso

Jack DeJohnette - In Movement

In questo nuovo lavoro del trio di DeJohnette, In Movement, c’è molta storia. Cinquant’anni fa, come ospite del gruppo di John Coltrane, Jack DeJohnette aveva suonato con i padri di Ravi Coltrane e di Matthew Garrison e In Movement apre proprio con un omaggio a Coltrane: Alabama. Sono presenti anche altre cover tra cui la classica Blue In Green di Miles Davis con Bill Evans (Jack è uno dei pochi musicisti ad aver suonato nei gruppi di entrambi) e Serpentine Fire, dal songbook degli Earth, Wind and Fire, tributo a Maurice White - il quale aveva anche lui collaborato con Jack nei primi anni. The Two Jimmys è un tributo a Jimi Hendrix e Jimmy Garrison, entrambi innovatori e Rashied è un omaggio a Rashied Ali, un grande batterista dell’area di Coltrane. Con tutta questa ricchezza di riferimenti, questa è davvero una band in movimento, come sottolineato dal titolo dell’album. Ravi Coltrane e Matt Garrison entrambi al loro primo album per ECM rispondono magnificamente alla batteria di DeJohnette. Speziato

Daymè Arocena – One takes

Il calore del soul, la tecnica del jazz e la tradizione della musica popolare cubana, con il tocco moderno del nu soul inglese. E’ questa la ricetta della musica di Dayme Arocena, astro nascente della scena jazz e neo-soul internazionale cresciuta a pane e Nina Simone. Nell’EP One takes, stimolata dai suggerimenti del dj, produttore e boss dell’etichetta Gilles Peterson, la cantante Daymé Arocena interpreta cinque cover con il suo inconfondibile stile vocale, tra formazione classica, ascolti dei primi artisti jazz come Billie Holiday e i fondamenti spirituali e musicali della religione Santeria. Le sessioni (come potete immaginare dal titolo) sono state registrate qualunque fosse la prima idea venuta in mente, un procedimento collaudato con successo da Peterson grazie al quale alcune cover acquistano non solo spontaneità, ma anche inedite influenze jazz e latine. Il mezzo ideale, per la talentuosa cantante, di veicolare e costruire ponti tra generi musicali completamente diversi. Sorprendente

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