Sono come Paganini ma in pantaloni di pelle

Intervista al violinista rock, David Garrett

David Garrett – Credits: Getty

Cristiana Allievi

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A volte basta essere estremisti per trasformare un figlio in un talento. Madre americana ballerina classica, padre tedesco avvocato, entrambi devoti alla musica classica. A quattro anni David Garrett suonava il violino accompagnato dal padre con i migliori insegnanti. A 12 anni aveva già fatto un’audizione con Zubin Mehta ed era pronto per una carriera da solista virtuoso.

Ma, a un certo punto, si è ribellato. Volato negli Usa, è ripartito da zero ("Volevo scrivere la musica, diventare musicista in senso più ampio"). Oggi firma contratti con la Deutsche Grammophon e risuona i Nirvana e i Coldplay. Ha appena registrato il concerto di Johannes Brahms in sol minore per violino con la Israel Philharmonic e, dal 27 febbraio, interpreta Paganini al cinema nel film Il violinista del Diavolo, di cui firma anche la colonna sonora.

C’è un Garrett in pantaloni di pelle, più rock, e un altro che commuove con i virtuosismi al violino. Lei, come Paganini, ha due anime.
Sì. Non vedo differenze: ho lo stesso rispetto per Vertigo degli U2 e per L’Inverno di Vivaldi.

Ma riconosce le sue due tendenze contrapposte?
Non ho paura delle emozioni, sono un artista, vivo una vita fatta di estremi. Se stessi nel mezzo, non avrei le esperienze che ho.

Chi è il vero David?
Avrà una risposta diversa se me lo chiede tra poco. Quando avrò finito questo caffè, mi sentirò diverso, avrò altri pensieri in testa. L’unica cosa stabile, per me, è la qualità di quello che faccio.

Che cosa la fa indiavolare?
L’incompetenza, chi crede in cose che non esistono: devi sapere chi sei, in che cosa sei bravo e in che cosa no. Detesto i sognatori.

La preoccupava fare l’attore?
Ero spaventato, direi, ma sapevo di poter scrivere un’ottima colonna sonora, e credo sia così. Inoltre, avrei accettato solo di recitare nei panni di un musicista, perché è quello che sono.

Per lei che cos’è la forza?
È saper chiedere aiuto: Steve Jobs non sapeva tutto, ma sapeva di chi circondarsi per farsi aiutare. Stimo chi ha il coraggio di farlo.

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