Gabriele Antonucci

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Malika Ayane, Samuele Bersani, Gianna Nannini, Francesco De Gregori, Giuliano Sangiorgi , Francesco Bianconi e Neri Marcorè.

Non stiamo parlando dei superospiti della prossima edizione di Sanremo, ma dei compagni di viaggio di Pacifico, che tornerà a esibirsi dal vivo in sette concerti, dal 2 all'8 dicembre, accompagnato dai suoi musicisti e da sette ospiti speciali (uno a serata) sul palco del Teatro Filodrammatici (via Filodrammatici, 1) di Milano.

«Dal 2 all'8 dicembre 2019. Sette giorni al Teatro Filodrammatici, il piccolo ma inarrestabile cuore di Milano – racconta Pacifico sui suoi profili social – Sette miei concerti, le canzoni pescate da tutti i miei dischi. Sette magnifici ospiti».

Questo il calendario de "La Settimana Pacifica": Malika Ayane (2 dicembre), Samuele Bersani (3 dicembre), Gianna Nannini (4 dicembre), Francesco De Gregori (5 dicembre), Giuliano Sangiorgi (6 dicembre), Francesco Bianconi (7 dicembre) e Neri Marcorè (8 dicembre).

I biglietti per i concerti de “La Settimana Pacifica”, a cura di Ponderosa Music&Art Srl, sono disponibili in prevendita sul sito di Vivaticket, nei punti vendita abituali (www.vivaticket.it/).

È possibile acquistare anche abbonamenti per le serate da 3 concerti (80 euro + prevendita) e 7 concerti (190 euro + prevendita) chiamando il numero 0236727550 (da lunedì a venerdì dalle 13:00 alle 16:00) oppure recandosi presso la biglietteria del teatro (operativa in via Filodrammatici, 1 - galleria pedonale da lunedì a venerdì dalle 16:00 alle 19:00).

Cantautore e autore tra i più stimati del panorama italiano, Pacifico ha all’attivo 6 dischi (Pacifico, Musica Leggera, Dal giardino tropicale, Dentro ogni casa, Una voce non basta, Bastasse il cielo), ha vinto il Premio Tenco per l’opera prima e numerosi altri riconoscimenti, ha partecipato al Festival di Sanremo in qualità di interprete nel 2004, vincendo il premio per la miglior musica, e ha duettato con alcuni dei più grandi artisti italiani e internazionali (Gianna Nannini, Ivano Fossati, Malika Ayane, Marisa Monte, Ana Moura).

Nell’aprile 2015 ha scritto e interpretato con Samuele Bersani il brano Le storie che non conosci, con la partecipazione straordinaria di Francesco Guccini. Il brano si è aggiudicato la Targa Tenco 2015 come Migliore canzone dell’anno.

Ha scritto per il cinema (da Gabriele Muccino a Roberta Torre), e ha scritto e portato in scena il monologo teatrale Boxe a Milano. Ha pubblicato per Baldini e Castoldi, il romanzo Ti ho dato un bacio mentre dormivi.

Come autore collabora con i più importanti artisti italiani. Oltre al decennale sodalizio con Gianna Nannini, ha scritto per Andrea Bocelli, per Gianni Morandi, per Adriano Celentano, per Malika Ayane, per Eros Ramazzotti, per Zucchero, per Giorgia, per Antonello Venditti e molti altri.

Pacifico ha partecipato al 68° Festival di Sanremo in duetto con Ornella Vanoni e Tony Bungaro con il brano Imparare ad amarsi, di cui è anche autore del testo.

Oltre che come artista in gara, Pacifico ha partecipato al Festival di Sanremo 2018 anche in qualità di autore con il brano Il segreto del tempo (scritto per il duo Roby Facchinetti e Riccardo Fogli) e il brano Il coraggio di ogni giorno (scritto per Enzo Avitabile e Peppe Servillo).

Pacifico, come nasce un progetto ambizioso come "la settimana pacifica" e come ha fatto a mettere insieme un cast di ospiti che non ha nulla da invidiare al Festival di Sanremo?

"Per riuscire a riunire un gruppo di artisti come questo è necessario stimarsi, provare sincera ammirazione. E dove c'è affetto e confidenza, evitare che questa consuetudine diminuisca il rispetto per il talento che ti trovi di fronte. Ho provato a chiamarli, uno ad uno, e tutti hanno risposto con entusiasmo. Mi sembrava un progetto troppo ambizioso, quindi velleitario. E il giorno dopo era praticamente chiuso e pronto a farsi realizzare".

A proposito di Festival: che ricordo ha della partecipazione al 68° Sanremo in duetto con Ornella Vanoni e Tony Bungaro con il brano “Imparare ad amarsi”? Meglio partecipare da performer o rimanere dietro le quinte come autore per altri artisti?

"Con Ornella e Tony è stato bellissimo e francamente semplice, i cantanti in gara erano loro, io ero autore aggiunto. Mi hanno voluto in scena perché lavorare al pezzo era stato così entusiasmante che volevamo seguire l'avventura insieme fino alla fine. Da artista è un appuntamento complesso, forse le band riescono ad avvicinarsi al festival con più leggerezza, si dividono le tensioni. I solisti hanno tutta la pressione addosso, è veramente un appuntamento speciale e imprevedibile".

Ha scritto e portato in scena il monologo teatrale “Boxe a Milano”. Quanto ci sarà della sua passione per il teatro nella "settimana pacifica" al Teatro Filodrammatici che, immagino, non saranno sette "semplici" concerti?

"Io ormai mescolo sempre la musica a piccoli monologhi introduttivi. Cerco di perfezionarmi, lavoro molto sugli interventi parlati, tutti quelli che ammiro o non parlano o parlano perché hanno studiato. Insomma, non parlano mai a vanvera. Avremo in scena poi un attore, Neri Marcorè, l'8 dicembre. Anche se Neri sa fare così tante cose che a volte uno si dimentica quanto sia bravo e naturale come attore".

A quale, tra i suoi 6 dischi (Pacifico, Musica Leggera, Dal giardino tropicale, Dentro ogni casa, Una voce non basta, Bastasse il cielo) è più affezionato e per quale motivo?

"Rispondo come risponderà chiunque: a tutti. Se riguardo i titoli e ricordo i periodi di scrittura e realizzazione, impossibile non essere affezionato a ogni fase. Musicalmente provo affetto per il me stesso già grande e grosso ma con ancora l'entusiasmo del debuttante del primo disco. E amo molto l'ultimo disco, che in qualche modo si è avvicinato al primo, come a chiudere un cerchio".

Ha una sua precisa routine che usa per comporre una canzone? Quanto c'è di pura ispirazione e quanto di duro lavoro sui testi e sui suoni per scrivere un brano in grado di restare negli anni?

"Se è vero che Morricone ha affermato che comporre richiede il 95% di traspirazione e il 5% di ispirazione non posso che essere d'accordo. Io scrivo tutti i giorni, senza scrivere parlo peggio, penso peggio. Sono come certi amici atleti che se non corrono per tre giorni si sentono male. Io scrivo sempre per essere allenato, per avere accesso rapido all'aggettivo giusto, ai vocaboli, così che quando arriva l'intuizione sono pronto a metterla su foglio al meglio".

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