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«P Diddy pagò un milione di dollari per far assassinare Tupac»

La rivelazione arriva dall'ex detective della polizia di Los Angeles Greg Kading ed è contenuta nel documentario "Murder rap"

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Matteo Politanò

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P. Diddy mandante dell'omicio di Tupac? Una teoria che viene sostenuta da anni nell'ambiente hip hop e che oggi trova conferme da fonti presentate come attendibili. Nel documentario "Murder rap", l'ex detective della polizia di Los Angeles Greg Kading ha vuotato il sacco sull'indagine che riguarda la morte del rapper nato ad East Harlem e morto il 13 settembre 1996.

Una Cadillac bianca affiancò la sua auto a Las Vegas dopo un incontro di Mike Tyson e delle raffiche esplose quattro proiettili lo colpirono ferendolo mortalmente al polmone destro. Fu il momento più cruento della faida tra West e East Coast che il 9 marzo 1997 vide morire allo stesso modo anche Notorious B.I.G, storico rivale di Tupac e amico fraterno di P. Diddy.

Di fatto, la sera del 7 settembre 1996 a sparare a Tupac sarebbe stato Orlando «Baby Lane» Anderson, nipote del gangster Duane Keith ‘Keffe D’ Davis. Proprio quest'ultimo rivela nel documentario come «P Diddy avrebbe fatto qualsiasi cosa per uccidere Tupac e il suo manager Marion Hugh “Suge” Knight».

Nella confessione all'ex detective Kading Davis ha ammesso anche di aver ricevuto 1 milione di dollari per prendere in carica l'omicidio, incaricando poi di fatto il nipote.

La rivalità fra la Bad Boy Records (East coast) e la Death Row Records (West coast) portò ad una vera e propria guerra. Al super testimone del documentario, l'ex agente Kading, nel 2006 era stato affidato il compito di effettuare nuove indagini sulle morti dei due rapper dopo la denuncia presentata dalla madre di Notorius B.I.G Violetta che aveva accusato proprio la polizia di aver coperto il coinvolgimento di un suo funzionario nella morte del figlio.

La madre di Biggie chiese 500 milioni di dollari di risarcimento e le indagini per scagionare la polizia portarono alla creazione di una task force ,a seguito di un’indagine interna. «Non vogliono andare in fondo perché P Diddy è troppo famoso» aveva sostenuto Kading in un libro uscito nel 2011. L'altro protagonista della storia, P. Diddy, ha invece delegato la sua difesa agli avvocati evitando ogni commento.

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