Teatro dell'Opera di Roma, è scontro

Durissima risposta dei sindacati, che si oppongono ai tagli di organico stabiliti dal sovrintendente Carlo Fuortes. E la Bohème va in scena con l'accompagnamento solo del pianoforte

Gabriele Antonucci

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Tempi duri per i melomani romani e stranieri, i primi a subire direttamente le conseguenze della guerra senza esclusione di colpi tra due sindacati e il sovrintendente al Teatro dell’Opera di Roma Carlo Fuortes, che ha costretto la pianta organica dello storico Teatro Costanzi a una dura cura dimagrante, di oltre 200 elementi.

Da alcuni giorni stiamo assistendo a un muro contro muro, che al momento non lascia presagire nulla di buono, tra gli orchestrali, supportati  nella loro battaglia dai sindacati Cgil e Fials che si sono rifiutati di ratificare i tagli, e la Sovrintendenza. Quest’ultima ha acceso ancor più gli animi per la singolare ingiunzione di pagamento agli scioperanti di 64 mila euro quale risarcimento dei danni per lo sciopero della prima della Bohème alle Terme di Caracalla, lunedì 14 luglio. Una serata che ha rappresentato una delle pagine più buie e grottesche per il Teatro dell’Opera a Roma, quando gli spettatori di Caracalla si sono ritrovati, senza essere stati avvisati prima, un’opera eseguita col solo pianoforte al posto dell’intera orchestra, con evidente danno artistico.

Sono scattate immediatamente le proteste, così la Fondazione è stata costretta a rimborsare 1.185 biglietti per un importo di 69 mila euro. La recita del 18 luglio della Bohème, eseguita anche questa volta con l’accompagnamento del solo pianoforte, è stata aperta gratuitamente al pubblico, uno zuccherino che in molti hanno interpretato come una mossa della Fondazione per mettere in cattiva luce gli orchestrali.

Ma facciamo un passo indietro. L’8 luglio il Teatro Costanzi ha firmato un accordo solo con due delle quattro sigle sindacali che rappresentano circa il 60 per cento dei lavoratori, ma la legge Bray prevede che l’accordo debba essere ratificato con le sigle "maggiormente rappresentative”. Non è del tutto chiaro se si intendano quelle più rappresentative all’interno del Teatro dell’Opera oppure quelle più rappresentative a livello nazionale.

Nel secondo caso, è evidente  che un sindacato come la Cgil, tra i più fermi oppositori dell’accordo, non poteva rimanere escluso. È curioso come il sindaco Marino, che è diretta espressione del Partito Democratico, abbia apertamente criticato l’operato della Cgil, sindacato tradizionalmente vicino al maggiore partito di sinistra. Durissima, a tal proposito, la nota diramata dal Campidoglio:"Di fronte al tentativo di affossare il rilancio dell’Opera di Roma è ormai tempo che ciascuno si assuma le proprie responsabilità. In questi giorni assistiamo all’ostinazione di due sigle sindacali che non vogliono sottoscrivere il piano industriale - condiviso invece dai rappresentanti di gran parte dei lavoratori del Teatro - né sospendere gli scioperi che stanno penalizzando la stagione estiva a Caracalla. A questo punto l’unica soluzione per proseguire decisi verso il rilancio di una delle più importanti rivoluzioni cittadine resta la liquidazione. Così come prevede la legge 112 del 2013. Martedì prossimo dunque all’ordine del giorno del Cda sarà inevitabilmente inserita e discussa questa misura". Quasi una minaccia, nemmeno troppo velata, di liquidare il teatro, un bene prezioso della Città Eterna, che contrasta con la politica culturale deficitaria della sua giunta, di fatto priva di  un Assessore della Cultura per quasi tre mesi, dalle dimissioni di Flavia Barca del 25 maggio fino alla recente nomina di Giovanna Marinelli il 12 luglio. Basti ricordare anche  il pasticcio dell’Estate Romana, presentata oltre la data del 21 giugno con tagli radicali che hanno escluso dal bando manifestazioni storiche come, ad esempio, Villa Celimontana, la Quercia del Tasso e All’Ombra del Colosseo. Per non parlare dell’abbandono a se stessa della  Casa del Jazz, controllata dal Comune attraverso L'Azienda Speciale Palaexpo, e privata del suo prestigioso festival estivo, che negli anni scorsi aveva ospitato artisti del calibro di Dee Dee Bridgewater, Stefano Bollani, Kurt Elling, Gato Barbieri, Jack DeJohnette, John McLaughlin e Joshua Redman. Al suo posto, sorgono oggi gli stand della Festa dell’Unità.

Tornando a Caracalla, resta confermato lo sciopero annunciato per domani sera dagli orchestrali, quindi, a meno di improvvisi e improbabili cambiamenti, anche la replica di domani della Bohème sarà accompagnata dal solo pianoforte della brava  e coraggiosa Enrica Ruggeri. Cgil e Fials restano fermi sulla richiesta di 631 lavoratori dell’organico stabile del Teatro, mentre gli orchestrali chiedono concorsi regolari per ampliare l’organico dell’orchestra, in modo che si arrivi alle 117 unità concordate anni fa. Oggi l’organico è fermo a 92 elementi e a ogni allestimento è necessario l’intervento di musicisti a chiamata, tutto a svantaggio dell’affiatamento e quindi della qualità del prodotto finale.

Attualmente non si intravedono spiragli per sbrogliare la complessa matassa, ma una cosa è certa: una città come Roma, che dovrebbe essere una capitale della cultura europea, rischia di non avere più il suo Teatro dell’Opera.

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